cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, politica
Regola la dimensione del carattere: A A

Domani scioperano le tute blu Fiom

Autore: . Data: giovedì, 8 ottobre 2009Commenti (0)

I metalmeccanici Cgil si fermano per il rinnovo del contratto. Denunciano anche gli effetti della crisi: “Nonostante gli incentivi all’Auto continuano le cassintegrazioni”. Il ministro Scajola replica: “Ha retto la coesione sociale”

operai1La Fiom-Cgil ha proclamato per domani uno sciopero di otto ore, con cinque manifestazioni a sostegno della lotta a Roma, Milano, Napoli, Palermo e Firenze.

La decisione è stata presa una quindicina di giorni fa dal Comitato centrale della categoria accogliendo all’unanimità la proposta del segretario generale, Gianni Rinaldini.

Così le tute blu Cgil hanno risposto alla controparte, Federmeccanica, in seguito alla sua decisione unilaterale di avviare le trattative con i sindacati sul rinnovo del contratto considerando in partenza la piattaforma della Cgil come “non negoziabile”.

Piuttosto il confronto sarebbe avvenuto sulla base delle richieste presentate da Fim e Uilm, che aderiscono alle due confederazioni (Cisl e Uil) che nello scorso gennaio hanno sottoscritto la riforma del modello contrattuale (con il parere contrario della Cgil).

Dal canto suo, la Fiom aveva invocato (invano) una moratoria riguardo all’applicazione di quell’accordo separato, accompagnandola con la richiesta di una soluzione transitoria per tutto ciò che riguarda il confronto sugli aumenti salariali destinati ai lavoratori metalmeccanici.

Ad ogni modo, la decisione assunta dall’organizzazione di categoria della Cgil di chiamare le tute blu alla mobilitazione ha suscitato le dure critiche della Fim: “Proclamare lo sciopero è stato un errore, frutto di decisioni solitarie e lontane dai bisogni dei lavoratori”, si legge in una nota della segreteria del sindacato cislino.

L’ unico obiettivo della Cgil, prosegue la nota, “è impedire il rinnovo del contratto per un milione e seicentomila metalmeccanici. E’ pertanto una decisione, nella sostanza, rivolta contro gli altri sindacati piuttosto che verso Federmeccanica. La verità – conclude il comunicato – è che la Fiom si è prima sottratta alla mediazione che Fim e Uilm le hanno proposto per fare la piattaforma unitaria, poi ha sbagliato piattaforma e costruito una proposta fuori da ogni regola, più politica che sindacale, e più attenta al dibattito congressuale della Cgil, e a quello dei partiti, che al rinnovo del contratto”.

Se il buongiorno si vede dal mattino, non è difficile prevedere l’evoluzione del confronto sindacale anche nelle categorie storicamente meno conflittuali: è lecito aspettarsi, lungo tutta la stagione dei rinnovi, piattaforme separate e crescente tensione.

Il tutto nonostante la recente apertura del leader Cgil Epifani, che un’intervista si è recentemente mostrato disponibile a ritessere la tela del confronto con la Confindustria. Ricevendo peraltro una reazione assai fredda da parte del numero due di viale dell’Astronomia, Alberto Bombassei.

In realtà, se si prova ad osservare l’evoluzione di alcuni settori-guida del microcosmo metalmeccanico, si fa fatica a non comprendere le ragioni dei sindacati più conflittuali.

Prendiamo ad esempio l’Auto. Nonostante la robusta iniezione di risorse pubbliche (due miliardi di euro) dal mese di marzo sotto forma di incentivi all’acquisto, la Fiat non ha mostrato segni di ripresa sul versante occupazionale, almeno in Italia.

In pochi mesi altri 6mila dipendenti precari hanno perso il posto e continua il ricorso alla cassintegrazione in quattro stabilimenti su cinque del gruppo, mentre la politica di aiuti pare aver alleviato, piuttosto, la crisi dell’impianto polacco dove si producono buona parte di Panda, Seicento e Cinquecento.

Qui, a fronte di una capacità produttiva di 470mila vetture (lo rende noto la Fiom), se ne realizzeranno quasi 600mila: una cifra maggiore del numero di auto complessivamente costruite nelle cinque fabbriche Fiat italiane.

Come sempre in questi frangenti, a rimorchio della crisi che si abbatte sulla casa-madre, giunge il tracollo dell’indotto, al punto che molte aziende di componentistica stanno abbandonando il Paese.

Come stupirsi, poi, delle guerre tra poveri? Rincara la dose Giorgio Airaudo, che della Fiom è segretario a Torino: “Gli incentivi pagati dagli italiani – spiega ironico – hanno raggiunto un grande obiettivo, far funzionare gli stabilimenti polacchi”.

Non a caso l’amministratore delegato dell’azienda Sergio Marchionne si è recentemente affrettato (intervenendo al Salone di Francoforte) a tirar acqua al suo mulino, intimando al governo di proseguire nel 2010 la politica degli incentivi pena il crollo ulteriore del mercato dell’Auto. Per la cronaca, il premier Berlusconi si è immediatamente affrettato a mostrare la sua disponibilità in merito.

Il punto cruciale, però, è un altro: se la montagna degli aiuti statali ha partorito il famoso topolino, perché non orientare altrove le ricette per uscire dalla crisi?

Una risposta Airaudo ce l’avrebbe: “La verità – sostiene – è che vi è un accordo implicito tra questo esecutivo e l’azienda: la Fiat non disturba, in cambio il governo gira la faccia dall’altra parte, senza chiedere conto di quello che fa da noi. Gli incentivi non fanno altro che anticipare un acquisto, e presto vi sarà una ricaduta di mercato: dopodiché è chiaro che sono utili alle aziende per prendere tempo e introdurre novità”.

“Senza un coordinamento degli incentivi a livello europeo e senza investimenti sui nostri impianti, i contributi servono a poco”, aggiunge Enzo Masini, responsabile auto della Fiom.

La multinazionale torinese risponde snocciolando, a fianco alle richieste di aiuto pubblico, numeri positivi: a luglio, con circa 112.400 veicoli venduti, è cresciuta del 12,8 % rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 9,2 (più 0,6 punti percentuali) in Europa. In Italia, in particolare, le vendite sono cresciute del 10,2 per cento.

Peccato che il prodotto finito arrivi da altri Paesi, con buona pace delle tute blu nostrane, visto che  un terzo delle auto vendute nel nostro Paese dalla Fiat provengono dalla Polonia.

“I tre modelli Fiat più venduti – conferma Masini – sono la Punto, principalmente nella versione a gas e a metano, la Cinquecento e la Panda: la prima si produce a Melfi, le altre due in Polonia”.

Insomma, manca un’idea forte capace di rilanciare il binomio produzione-occupazione. Idea sulla quale, invece, avrebbero cominciato a lavorare seriamente , tra le altre, Peugeot e Chevrolet, che stanno progettando auto ibride o elettriche.

“I gruppi di progettazione della Fiat sono fermi – accusa Airaudo – il che vuol dire che prima di diciotto mesi non vedremo modelli nuovi”.

Dunque la Fiom ha chiamato i lavoratori allo sciopero per spostare l’attenzione sulla crisi e sulle sue drammatiche conseguenze. A mettersi di traverso, oltre a Fim e Uilm c’è il governo, che rivendica addirittura di aver favorito la coesione sociale.

“L’esperienza di questo anno difficile – afferma il ministro dello Sviluppo economico Scajola – con più di 200 crisi aziendali, molte di queste in via di soluzione con la collaborazione di imprese e parti sociali, mi fa dire che la coesione sociale in Italia finora ha retto, con un atteggiamento responsabile: qualche piccolissima frangia estrema non determinerà un autunno caldo”.

Come dire che coloro che si ostinano a denunciare gli effetti della crisi appartengono alla categoria dei visionari.

Paolo Repetto

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008