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Domanda: Pittsburgh è la nuova Bretton Woods?

Autore: . Data: giovedì, 1 ottobre 2009Commenti (0)

In realtà botte da orbi e soliti annunci. Un articolo per ‘Tu Inviato’.

g20Il G20 di Pittsburgh si è concluso qualche giorno fa. Ne hanno parlato i telegiornali, i piccoli free-press (metro,city,leggo) ed i giornali nazionali e internazionali. I 20 ‘grandi’ della terra si sono dati appuntamento nella cittadina americana dello stato della Pennsylvania il 24 e 25 settembre per impedire ricadute alla recessione da cui stiamo cercando di uscire.

I temi in agenda, come al solito, erano la grave crisi economica che ancora incombe sul mondo, il tetto agli stipendi dei super manager (fortemente spinta dal fronte europeo e da Obama), una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali, l’emergenza ambientale, il pericolo nucleare dell’Iran, le risorse energetiche del pianeta, la speculazione sulle materie prime, la riforma delle agenzie di rating (cioè coloro che garantiscono la bontà di un prodotto finanziario).

Di sicuro il lavoro non mancava, anche se i risultati, forse, sono difficili da ottenere. Per ora sono state prese alcune decisioni.

Un nuovo ‘vertice’, in cui saranno presenti le economie più importanti e quasi tutta la popolazione mondiale, sostituirà ufficialmente i vecchi G8 e G7. D’ora in poi le nuove regole mondiali sull’economia e sul futuro del pianeta si affronteranno tutti insieme al G20.

Pittsburgh non è stata una nuova Bretton Woods, ma c’è da rallegrarsi sapendo che i leader politici e le loro mogli sfileranno, 2 o 3 volte l’anno, in giro per il mondo, mostrando tutto il loro impegno per trovare delle soluzioni alle piaghe che affliggono il mondo.

Per ora non sono mancati i bei vestiti, le guardie del corpo, le cene di lavoro e specialmente le conferenze stampa megagalattiche in cui hanno rimbombato per lo più parole retoriche. Ma la speranza è sempre l’utima a morire, per cui forse il futuro potrebbe essere meno ingeneroso per i popoli del mondo.

Come da copione anche in Pennsylvania lo schieramento ‘a difesa dei grandi’ era imponente. Stavolta c’erano un battaglione della Guardia Nazionale in passato impegnato anche in Iraq,  i soliti check-point, i mostruosi Hummer che consumano benzina a volontà e probabilmente anche uno schieramento di missili antimissile Patriot.

Il pericolo? Gruppi di ragazzi e pacifisti, oggi etichettati con il termine di “manifestanti no-global” o “dissidenti”, arrivati con striscioni e slogan minacciosi del tipo “Salvate i lavoratori, non salvate le banche.”

I giovani ‘radicali’, in realtà rappresentavano un sentimento comune e diffuso negli Usa e nel mondo, poiché in pochi si sentono fieri e soddisfatti nel vedere i propri governanti regalare, senza molti problemi, fiumi di soldi pubblici alle banche.

Istituzioni che, nonostante la crisi mondiale, anche in quei momenti distribuivano stipendi d’oro “con i nostri soldi”, ai loro manager.

A moltissimi, infatti, è apparso “originale” che i cittadini presenti e futuri debbano fare rinunce e perdere lavoro per supportare e arricchire banchieri che speculano sul grano e sulle disgrazie dell’umanità.

I debiti pubblici sono aumentati in quasi tutti i Paesi che sono stati colpiti dalla crisi finanziaria. I debiti comportano interessi che aumentano progressivamente e il conto prima o poi verrà chiesto a qualcuno e non è difficile capire chi sarà. Come sempre.

Dirigenti che, nei mesi d’oro, mentre piazzavano sul mercato debiti farlocchi, si scrivevano mail del tipo: “Speriamo che quando tutto questo scoppierà noi saremo in pensione.” E si rispondevano “Che t’importa noi dobbiamo solo pensare a vendere e incassare bonus.”

E’ impossibile non condividere il pensiero di quei “dissidenti” dopo aver visto stanziare 17 trilioni di dollari, circa 12mila miliardi di euro. Per gli italiani 8 volte il Pil, cioè tutto quello che si produce nel nostro Paese per otto anni. Una cifra molto superiore a quanto le principali organizzazioni di pace hanno dichiarato necessario per far cessare di morire i bambini di fame.

Come non sentirsi “dissidenti” nel profondo, umiliati, non rappresentati? A Pittsburgh doveva esserci il miliardo di persone che muore di fame o per malattie curabili, i poveri del pianeta, le vittime civili dei conflitti scatenati per ‘portare la democrazia’, i milioni di disoccupati prodotti dalle speculazioni che hanno portato alla crisi finanziaria globale.

Per aiutarli  è sempre indispensabile “un complesso processo di armonizzazione degli interventi”, mentre per riempire le banche di miliardi pubblici sono bastate poche settimane.

Risultati ufficiali della nuova Bretton Woods, come qualcuno ha definito Pittsburgh? Il meeting si è chiuso con un’agenda ricca di appuntamenti da svolgersi entro il 2012 e con l’individuazione di obiettivi molto ambiziosi per risollevare e mantenere solida l’economia mondiale.

Si è convenuto che non è ancora arrivato il momento per una “exit strategy”, espressione oscura che in realtà significa “continuiamo su questa via” ed è stato deciso di dare più potere ai Paesi emergenti: Cina e Brasile avranno, insieme, il 5  per cento dei diritti di voto sul FMI (Fondo monetario internazionale), l’istituto su cui è caduta la responsabilità di divenire una super banca mondiale. Dal 2012 entrerà in vigore una maggiore regolamentazione del sistema finanziario, maggiore attenzione al profilo patrimoniale ed economico delle grandi banche e attenzione ai bonus dei banchieri.

Strano che anche questa volta nessuno abbia parlato della nuova moneta unica mondiale, che già al G8 dell’Aquila Medvedev aveva mostrato ai giornalisti (guarda)

Era solo un regalo, come per altro anche il presidente russo aveva dichiarato, ma molto probabilmente è un progetto che negli ultimi anni sta avanzando rapidamente. Dopo l’Euro degli europei, l’Amero tra Usa, Canada e Messico avremo una moneta unica anche in Asia ed un’altra per l’Unione Africana. Sopra tutte queste monete ci sarà una divisa internazionale di riserva per favorire gli scambi internazionali.

Così esposto sembra un progetto sensato, ma se si riflette con calma e si pensa a cosa serve il denaro sorge una domanda: coloro che hanno il potere di batter moneta sono stati democraticamente eletti? Ed anche: c’è o sarà mai possibile un controllo per evitare che queste immense ricchezze finiscano nelle tasche dei soliti noti invece di essere utilizzate per il benessere comune?

La risposta potrebbe essere nel video di un senatore americano. (guarda)

Alessandro Cascia

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