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Buone nuove da Berluscolandia

Autore: . Data: venerdì, 16 ottobre 2009Commenti (0)

Anche dalla Bulgaria Berlusconi non rinuncia alla fantasia.

pinocchioDa Sofia, dov’è in visita ufficiale’ il premier ha sentito il bisogno di rassicurare gli italiani: “La cosa migliore è essere amati e io faccio di tutto per essere amato, non solo dai media, ma da tutti. Io sono troppo buono e giusto e vorrei che me lo riconoscessero”.

Che ‘Papi Silvio’ sia desideroso di affetto è ormai cosa nota in tutto il mondo, che a volte distribuisca dati discordanti da quelli di altri pure. Ieri ha ribadito la propria ostilità per chi non condivide le sue idee ed i suoi comportamenti: “Se la critica dei media  resta nel confine della moderazione è utile – ha detto – perché si può usare per colmare le mancanze, se supera certi livelli e diventa calunnia non fa piacere ed è un boomerang per chi le fa. Se è eccessiva e calunniosa alla fine avvicina la gente a chi è calunniato” ed ha concluso: “Il mio gradimento in questo momento è al 68,7 per cento”.

In mattinata, tuttavia, Ipr Marketing per ‘Repubblica.it’ aveva diffuso numeri ben diversi. Secondo la ricerca “il conflitto istituzionale sul Lodo Alfano non aiuta la maggioranza e il Cavaliere perde altri due punti (sono otto da maggio, l’ultima volta che è stato sopra il 50 per cento) e si ferma al 45 di “fiduciosi” (molto o abbastanza) contro il 51 (più uno) di coloro che hanno “poca o nessuna” fiducia nel suo operato. I “senza opinione” sono al 4 per cento. Va anche peggio il governo di centrodestra che tocca quota 42 per cento: sono altri due punti in meno dopo tre mesi di discesa bloccata a quota 44. I cittadini che hanno poca o nessuna fiducia salgono al 54. Un anno esatto fa, Berlusconi aveva raggiunto il punto massimo del suo rapporto con gli elettori: a ottobre del 2008, infatti, la fiducia era al 62 per cento e il governo era a quota 54. In un anno il premier è sceso del 17 per cento e l’esecutivo del 12″.

Se la statistica a volte può essere più un’opinione che una scienza, lo stesso non può dirsi della realtà che in certi casi è difficlmente manipolabile. Le difficoltà col presidente della Camera, Gianfranco Fini, sono sotto i riflettori da mesi eppure per ‘Lui’ si tratta di chiacchiere. Il legame che regge la maggioranza, ha spiegato, si basa sulla “condivisione di valori e programmi e sulla preoccupazione per un’opposizione come quella che ci troviamo in Italia”.

Che Fini la pensi diversamente sui temi dell’immigerazione, della riforma della giustizia, sul ricorso continuo alla fidiucia e su numerosi altri argomenti importa poco.

Questa, infine, deve essere la fase dell’offensiva sul ‘fare’. Abbandonata la propaganda sull’Abruzzo, dove alcune migliaia di persone sono ancora nelle tende con la temperatura sottozero ed altre ancora ospitate in alberghi (altro che ‘confortevoli appartamenti) a decine di chilometri dalle lro vecchie residenze, ‘Lui’ dopo il ponte sullo Stretto ha tirato fuori il nucleare: “Paghiamo tutti i giorni il ritardo che abbiamo, mentre la Francia è andata avanti nella costruzione di centrali nucleari. Abbiamo intenzione di recuperare il tempo perso”.

Anche su questo le cose per l’Italia sono un po’ diverse da come vengono raccontate dal premier (leggi), mentre per la Francia si tratta di un’altra ‘distrazione’. In realtà il nucleare francese è cominciato nel 1958, quando il presidente Charles de Gaulle decise di formare la ‘Force de frappe’ (forza d’urto), ovvero un esercito dotato di bombe  atomiche.

Il 13 febbraio del 1960 la Francia fece esplodere il primo ordigno. De Gaulle aveva vissuto l’invasione nazista e non voleva mai più vedere occupato il Paese. Dichiarò un giorno: “Penso che non si attaccano persone che sono in grado di uccidere 80 milioni di russi”.

Lo sviluppo della ricerca e della produzione militare fu parallela a quella per il civile e così le centrali hanno assorbito enormi finanziamenti pubblici. Per evitare contestazioni la legislazione del settore è stata sempre molto carente e le comunità locali non hanno mai avuto strumenti per impedire giuridicamente le dislocazioni degli impianti.

Oggi la Francia ha 59 reattori nucleari sui 440 in funzione e (unico paese al mondo) produce con fonte nucleare il 76 per cento del fabbisogno energetico nazionale. Con una rete così grande ci si aspetterebbe che un costo dell’energia elettrica tra i più bassi ed emissioni di anidride carbonica in atmosfera a valori più che contenuti. Non è così.. Il prezzo dell’elettricità, seppur contenuto, non è tra i più bassi ed il trend è in netta crescita. Le emissioni di CO2 sono praticamente invariate dal 1990 e nel 2007 sono aumentate del 10 per cento.

Il prezzo dell’energia non ha comportato un aumento della competitività dell’industria e nel 2007 il deficit delle importazioni ha sforato il tetto record dei 40 miliardi di euro, mentre l’uso della corrente elettrica non costosissima ha favorito lo sperpero di una risorsa senza incrementare lo sviluppo di fonti energetiche alternative e la ricerca in quel campo diventato strategico per il futuro. A tutto ciò va aggiunto che la maggior parte degli impianti nucleari francesi sono prossimi allo spegnimento (per vecchaia) e questo produrrà enormi oneri economici e problmi per la conservazione delle scorie.

Insomma Berlsucolandia è il regno della fantasia. Chissà che ‘Lui’ tra le grandi opere non stia pensando anche ad un parco delle meraviglie.

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