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Berlusconi: la paura fa 90

Autore: . Data: venerdì, 9 ottobre 2009Commenti (0)

Il premier attacca, mostra la sua ira e la situazione diventa pericolosa.

berlusconiIl Cavaliere ha cominciato subito dopo la bocciatura del ‘lodo Alfano’, con parole che hanno fatto dire al vice presidente del Csm, Nicola Mancino: “La rozzezza delle accuse stavolta non ha proprio avuto un limite”. Il premier aveva dichiarato: “La Consulta non è un organo di garanzia ma un organo politico” ed ancora “La Corte è occupata e dominata da 11 giudici di sinistra e 4 che non sono di sinistra. Non c’è nessuna speranza di decisioni autonome”. Ma non basta: “In Italia abbiamo una minoranza di giudici di sinistra, una stampa di sinistra con a capo ‘Repubblica’, una Rai che, a parte lei signor Vespa, va contro il governo, e in più un capo dello Stato espressione della vecchia maggioranza di sinistra”.

Con una telefonata al salotto accogliente di ‘Porta a Porta’, mercoledì sera, Berlusconi forse pensava di poter esorcizzare i problemi che presto lo assaliranno colpendo i giudici della Corte Costituzionale, il presidente della Repubblica, la ‘sinistra’ (che riesce a vedere ormai solo lui), i giornalisti, chiunque lo contrasti.

Tuttavia, l’obiettivo principale era l’inquilino del Colle: “Su Napolitano ho detto quello che penso: non ho nulla da modificare sulle mie dichiarazioni che potrebbero essere anche più esplicite e più dirette”. “Il presidente della Repubblica aveva garantito – ha aggiunto – con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte”.

Abituato a dire tutto ed il contrario di tutto e senza contraddittorio (sono anni che non dibatte in pubblico con un avversario politico) Berlusconi in quella serata su RaiUno ha cambiato per sempre la vita poltica italiana, perchè mai toni di quel tipo si soo uditi nella storia della Repubblica, nemmeno quando lo scontro Pci-Dc era molto più che aspro.

Pensando che un sistema democratico sia una specie di bar dello sport, il premier ha lasciato intendere che Napolitano e la Corte Costituzionale siano una consorteria impegnata a scambiarsi favori poco trasparenti. Invece si tratta di due organi costituzionali dello Stato, dotati di autonomia e rigidamente separati tra loro.

Ma quel’è il senso dell’arrembaggio contro il capo dello Stato? Probabilmente nella mente del Cavaliere si stanno materializzando i fantasmi del processo Mills e la consapevolezza di aver perso credibilità internazionale.

Nella sentenza che ha condannato l’avvocato inglese i riferimenti a lui non sono impliciti, ma diretti ed inequivocabili. Le udienze che lo riguarderanno presto (perchè con la fine del limbo inventato da Alfano le date del dibattimento si avvicinano) potrebbero portare ad una sentenza di colpevolezza se non interverrà, come molti pensano, la prescrizione. In ogni caso le telecamere accese su di lui, imputato di corruzione, sono un incubo che non può tollerare..

L’effetto di una ‘pubblicità’ del genere potrebbe frantumare non solo la sua carriera politica, ma anche mettere in pericolo l’azienda di famiglia. Ed incombe la sentenza Mondadori-Cir, che impone un risarcimento astronomico nei confronti di De Benedetti. Comunque la decisione del giudice Raimondo Mesiano possa essere rivista  nei prossimi gradi di giudizio (ed a prescindere dal tempo che ci vorrà, forse anni) la Fininvest dovrà pagare. Ed anche questo non è per lui accettabile.

Lo sciabolare contro Napolitano allora è funzionale ad una strategia di inasprimento dello scontro, in barba alle regole democratiche. L’obiettivo è minare la credibilità delle isituzioni. Un po’ quello che è stato fatto nei confronti della magistratura in questi anni.  Aumentando la pressione mediatica e spingendo gli italiani a condividere la tesi del ‘complotto’ contro di lui si potrebbe arrivare ad un livello tale di rissa da imporre nuove elezioni.

A quel punto, grazie al possesso ed al controllo dell’apparato dei media più importanti, Berlusconi otterrebbe una vittoria senza precedenti e conquistare lo spazio operativo per ridisegnare l’architettura dello Stato a suo piacimento, evitando processi, risarcimenti e quant’altro.

Infatti il co-fondatore del Pdl, da tempo su sponde opposte a quelle del premier, ha dichuarato: “L’incontestabile diritto politico di Silvio Berlusconi di governare, conferitogli dagli elettori, e di riformare il Paese, non può far venir meno il suo preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte costituzionale e il capo dello Stato”. Il presidente della Camera è evidentemente preoccupato per la deriva scelta da Berlusconi e cerca di rallentare la corsa verso il buio.

Però è isolato nel partito ed in una intervista uno dei più fedeli uomini del Cavaliere, Bondi, lo ha mostrato con evidenza: “Nei momenti più delicati si ha il dovere di esprimere chiaramente la propria opinione. La posizione espressa dal presidente della Camera è ineccepibile dal punto di vista formale, ma al pari di quella resa nota dal Capo dello Stato, appare a mio avviso incapace di comprendere la sostanza dei problemi storici e politici che stiamo vivendo da oltre un decennio”. Il ministro, quindi, ha svelato quanto poco creda nelle regole istituzionali: “Le posizioni freddamente istituzionali a contatto con una realtà incandescente, che vive drammaticamente nella coscienza dei milioni di uomini e di donne, rischiano di tradire una forte assunzione di responsabilità non solo dal punto di vista politico, ma ancor più istituzionale”. Insomma, non è più tempo per essere formalmente corretti, la situazione è “incandescente”.

A descrivere i tratti della strategia è stato lo stesso Berlusconi, parlando ieri mattina al Gr1: “Ci sono due processi farsa, risibili, assurdi, che illustrerò agli italiani andando anche in televisione”. Poi ha spiegato cosa pensa d fare: “Quindi scenderò io stesso nelle Aule del tribunale facendo esporre al ridicolo gli accusatori dimostrando a tutti gli italiani di che pasta sono fatti loro e di che pasta sono fatto io” ed ha concluso: “Per fortuna che Silvio c’è se no saremmo completamente nelle mani di questi signori della sinistra che hanno un’organizzazione di una minoranza della magistratura che usa il potere giudiziario a fini di lotta politica, hanno più del 70 per cento della stampa che è tutta di sinistra, con in testa Repubblica e altri giornali, hanno tutti i programmi di approfondimento politico e la Tv pubblica pagata con i soldi di tutti e un capo dello Stato di sinistra e c’è una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra che non è certamente un organo di garanzia ma è un organo politico come si è visto in questa occasione”. Più chiaro di così.

Il presidente del Consiglio, per altro, non si preoccupa di Fini, ma marcia spedito nel patto di ferro con Bossi, perchè sa bene che senza la Lega non riuscirebbe mai a blindare la propria maggioranza. Ed anche che i ‘padani’ non hanno scampo, perchè se non portano a casa le loro ‘riforme’ rischiano anch’essi il tracollo. Le regionali sono vicine, marzo è dietro l’angolo, e saranno quelle le prove generali prima della spallata finale. Il Senatùr otterrà le presidenze delle regioni che vuole (Veneto e Lombardia) e Berlusconi l’aiuto del suo popolo ‘gallico’, organizzato sul territorio del nord ed efficiente.

Nella riunione dell’ufficio di presidenza del Pdl che si è svolta nel pomeriggio di ieri, Berlusconi ha ribadito la sua personale visione del sistema parlamentare italiano, ripetendo che il premier è l’unica carica eletta dal popolo. Ovviamente non è così, perchè la costituzione affida la nomina del presidente del Consiglio a quello della Repubblica, anche se la contestatissima legge elettorale permette di inidcare il candidato di schieramento. La teoria della ‘investitura diretta’ si inserisce nella strategia dell’abolizione della centralità del Parlamento, minando dalle fondamenta l’architettura dello Stato prevista dai padri fondatori della Repubblica.

Nessun rischio per la linea del centro destra arriva dall’opposizione, imbambolata come un pugile suonato. Il Partito democratico, in fase di liquidazione, ha sostenuto per bocca del suo segretario Franceschini: “Il Pd è pronto a dare una risposta di ‘popolo’0 agli attacchi del premier agli organi costituzionali, e cioè con i propri elettori che si recheranno ai gazebo il 25 ottobre alle primarie”, facendo finta di non sapere che quell’occasione potrebbe spaccare definitivamente il partito dilaniato dallo scontro tra lui e Bersani e prossimo alla fuga di Rutelli e soci.

Di Pietro e la ormai defunta sinistra radicale, sperando che la violenza dello scontro possa radicalizzare alcune fasce di elettorato e convogliare voti su di loro, sono ‘alleati’ con il Cavaliere e chiedono le elezioni anticipate.

Da qui a marzo, nel frattempo, il Pdl ha anche un’altra missione da compiere. L’ha svelata ancor prima della sentenza della Corte il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri: “Non so cosa farà la Consulta, ma in qualche modo troveremo la soluzione. Avendo un consenso forte supereremo un eventuale vizio negativo. Troveremo un avvocato, un Ghedini o un Ghedoni, che troverà un cavillo”. Presto l’attività legislativa su giustizia, intercettazioni e indagini sarà frenetica.

L’Italia, insomma, si incammina verso un luogo pericoloso, nel quale più nulla sarà certo. La rottura tra la presidenza della Repubblica e quella del Consiglio è ormai insanabile, perchè dopo parole così dure, pronunciate più volte davanti ai microfoni di mezzo mondo, non c’è via di ritorno. E questo in ogni caso limita il peso equilibrante di Napolitano.

In serata, dopo un incontro tra i presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera è stato emesso un comunicato congiunto nel quale si leggeva che i rappresentanti del Parlamento “hanno dato atto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del suo rigoroso rispetto delle prerogative che la Costituzione gli riconosce; hanno espresso l’auspicio che tutti gli organismi istituzionali e di garanzia agiscano, in aderenza al dettato costituzionale e alla volontà del corpo elettorale, per determinare un clima di leale e reciproca collaborazione nell’interesse esclusivo della Nazione”. La fotografia della rottura in atto.

Con la sua decisone la Corte Costituzionale ha salvato i diritti dei cittadini, ma paradossalmente ha aperto una porta che potrebbe portare verso l’incubo di un regime a questo punto non più solo ‘mediatico’. Vedremo.

Roberto Barbera

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