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Berlusconi ha bisogno di andare a ripetizione

Autore: . Data: sabato, 17 ottobre 2009Commenti (0)

Il premier non conosce la regola della separazione dei poteri e confonde la democrazia con la monarchia elettiva, un po’ rivisitata ma siamo lì.

berlusconi2Dopo la bocciatura del ‘lodo Alfano’ il prevedibile arrembaggio del presidente del Consiglio è in pieno sviluppo. Tra ponte sullo Stretto, nucleare, legge sulla giustizia, attacchi alla stampa estera, sondaggi e autogratificazioni di ogni tipo sembra di essere di fronte ad un fiume in piena.

Quello che sorprende, tuttavia, è la superficialità con la quale ‘Lui’ affronta argomenti complessi, eppure nessuno pare interessato ad assumersi l’arduo compito di spiegarglielo.

Per il ponte manca il progetto e la valutazione di impatto ambientale (oltre che i soldi) ed in queste condizioni voler aprire un cantiere il 23 dicembre sembra più un rito scaramantico per attirare Babbo Natale che una cosa seria. Il nucleare richiederà almeno quindici anni di lavoro, per un numero insufficiente di centrali ed allo stato non è ben chiaro neppure dove sorgeranno le strutture e dove si troveranno le risorse. L’idea che ‘la Repubblica’ possa condizionare giganti come ‘The Times’, ‘The Washington Post’, ‘The Wall Street Journal’, ‘The New York Times’, ‘Le Monde’, ‘The Economist’ e decine di altri santuari del giornalismo mondiale è talmente poco probabile da far pensare ad uno scherzo. I sondaggi sulla popolarità sono contraddetti dalle ricerche di altri istituti, mentre su affermazioni del tipo “sono buono” oppure “sono il milgior premier da sempre” è meglio soprassedere, come sulle barzellette nelle quali si paragona al Padre Eterno e racconta di voler trasformare il paradiso in una Spa di cui diventerà amministratore delegato sostituendo Dio.

Ieri, tuttavia, ha forse superato se stesso. Ha sostenuto senza timidezza: “Dal momento in cui, nel ’93, è stata abolita l’immunità dei parlamentari, sono i giudici e non i cittadini che decidono chi può fare il parlamentare o meno, e chi può continuare o meno a governare il Paese”.

‘Lui’, stanco per i troppi impegni, deve aver dimenticato come il centro destra abbia imposto una legge elettorale (definita da suo estensore “una porcata”) con la quale sono le segreterie dei partiti a decidere chi sarà eletti.

Nel ’93 si era scoperto con ‘Mani pulite’ che decine di parlamentari e molti partiti facevano affari, prendevano mazzette e giocavano sulle tangenti. In Italia la memora è corta, ma fino a questo punto è davvero troppo.

‘Lui’, indagato decine di volte, autore di un certo numero di ‘riforme’ dette ‘leggi ad personam’ (che hanno permesso la scomparsa dei reati di cui era accusato o consentito la prescrizione dei crimini per i quali era indagato), con il ‘lodo Alfano’ si sentiva definitivamente tranquillo. D’altra parte ha 73 anni e coi tempi della giustizia italiana, se le cause fossero ripartite al temine dell’attuale legislatura, sarebbe arrivato a sentenza novantenne. Adesso invece tutto riparte e chiunque può istruirne di nuove senza sentirsi imbarazzato dall’impunità temporanea: la cosa non gli pare tollerabile.

Così a Sofia ha ribadito “l’influenza della giustizia a fini di lotta politica”, esercitata da una “parte della magistratura molto politicizzata”, dimenticando come la recente sentenza Fininvest-Mondadori-Cir sia la conseguenza di episodi precedenti la sua ‘discesa in campo’. Quindi ha nuovamente parlato della bocciatura del ‘Lodo Alfano’ da parte della Consulta, a suo parere ottenuta sotto la “pressione” di “certa parte della magistratura di sinistra” e chiarito che “non credo che si possa andare avanti, non credo che faccia parte di una vera democrazie e sono fermamente intenzionato a cambiare le cose”.

E’ chiaro che per ‘Lui’ il rapporto con la magistratura ha superato il confine della rabbia ed è diventato una specie di ossessione. Sentendosi “l’uomo più perseguitato della storia” (se sapesse cosa hanno subito ebrei, palestinesi,curdi, maya ed atzechi, apaches e hopi, armeni o darfuriani deciderebbe di ritirarsi per sempre nella sua villa sarda) ha deciso che per la giustizia “non è cosa facile, non sono facili le scelte sulla strada da seguire: io sono per esempio per una riforma costituzionale”.

Ma non basta, ha aggiunto: “Non ho escluso” che la riforma della giustizia “si possa fare in tempi rapidi. C’è una legge sulla riforma del processo penale che è già in Senato, a me non sembra che sia sufficiente. Credo che a questo punto valga la pena di rivisitare la Costituzione attraverso la legge costituzionale. Se avremo numeri per farlo in Parlamento lo faremo in Parlamento e allora sarà più veloce; se non avremo i numeri in Parlamento la faremo con un ricorso agli elettori”, smentendo in meno di 24 ore l’annunciata ‘pace’ col presidente della Camera, Gianfranco Fini, che gli ha subito ribattuto: “Quando si fanno le riforme bisogna ricordare che le Istituzioni sono di tutti e non dimenticare che una riforma a maggioranza è già stata fatta e poi è stato attivato il referendum che l’ha bocciata”.

‘Lui’, ignaro del significato di ‘democrazia rappresentativa’ (eppure ha una laurea in giurisprudenza), ha sentenziato di volere un cambiamento “che prenda il toro per le corna e faccia del nostro Paese una democrazia vera, non soggetta al potere di un ordine che non ha legittimizzazione elettorale”.

Far ricorso agli elettori, in che modo? Mistero, non si ha notizia esistano sistemi per cambiare la costituzione per via referendaria. Persino negli Stati Uniti, dove il meccanismo della nomina dei giudici federali è affidato al presidente, nessuno si sognerebbe mai di supporre che il potere giudiziario non ha legittimazione perchè i giudici non sono eletti direttamente dai cittadini.

‘Lui’ probabilmente non conosce il principio della delega rappresentativa, alla base dei sistemi democratici, e piuttosto immagina un sistema basato su un consenso plebiscitario, nel quale votato un ‘boss’ (il re) gli si affida la cura di tutto e buona sera. Una forma rivisistata di monarcia elettiva insomma, tipo il Sacro Romano Impero del passato o gli Emirati Arabi Uniti del presente. Salvo che in quei casi a decidere erano e sono i principi, mentre nel suo immaginario ‘stato catodico’ forse sono i telespettatori (speriamo non con un televoto ad 1,50 euro a telefonata).

Il ‘problema Berlusconi’ sta sempre più ingigantendosi, specialmente dopo il defnitivo avvio della ‘madre di tutte le battaglie’ nata dopo la decisione della Consulta. Però non è determinato esclusivamente dalle idee ‘stravaganti’ del Cavaliere, ma dalla sua parziale conoscenza delle cose, dal suo spessore culturale non straordianrio e dalla propensione all’annuncio roboante.

Un esempio di questo è emerso dalle ultime cose dette ieri in Bulgaria. “Posso fare una previsione? Il 30 per cento degli italiani che attualmente non paga il canone supererà abbondantemente il 50″. Munito di una sfera di cristallo, il presidente del Consiglio ha giustificato l’evasione di una tassa (il cosidetto ‘canone’ in realtà da anni è un’imposta sul possesso dell’apperecchio televisivo) per altro insufficiente a garantire la sopravvivenza della Rai, che ha bisogno anche di altre e sostanziose risorse per sopravvivere.

In Europa le televisoni pubbliche sono tutte sostenute dalla collettività. Cosi in Albania il 58 per cento delle entrate della Tv pubblica viene ricavato dalle tasse e il rimanente 42 da pubblicità e abbonamento. in Austria si paga un canone tra i 223,32 e 284,52 euro ai quali si aggiungono le entrate pubblicitarie (in misura diversa a seconda della regione). Il Belgio impone un canone di 149,67 euro più la pubblicità, mentre la Tv fiamminga preleva i soldi dalle tasse. In Danimarca l’abbonamento costa 215,40 euro e non consente all’emittente la raccolta pubblicitaria.  In Islanda si pagano 346,59 euro ed e permessa la pubblicità, in Portogallo e Olanda tutte le spese sono a carico dello Stato e vengono coperte dalle tasse, in Francia c’è il canone ed in Inghilterra si paga alla Bbc un abbonamento di 175 euro, ma la rete non ha pubblcità nelle trasmissioni nazionali e la raccoglie solo per la rete internazionale, per altro molto diffusa nel mondo.

E perchè gli italiani dovebbero non pagare il canone secondo ‘Lui’? A causa di “un uso criminoso della televisione” basato sul “diffamare qualcuno che non si può difendere”. Con la premessa che spesso usano i bambini e gli insicuri quando non dispongono conoscenze reali, ‘Lui’ ha aggiunto di aver “sentito in giro” una serie di affermazioni “da parte degli italiani moderati” e per questo di credere “che ci saranno brutte sorprese per il bilancio della Rai la prossima volta che si faranno i conti con il numero degli italiani che pagano il canone”. Infine ha concluso: “Comunque alla fine siccome il vantaggio viene ancora per noi, se vogliono andare avanti in questo modo…”.

Qui senza rendersene conto ha fatto due gaffes in una. La prima riguarda la sua condizione di proprietario di Mediaset: quel “noi” si riferiva alla sua azienda? Se poi invece lo stesso “noi” era collegabile al Pdl non ha ricordato che con l’ultimo vazer partitico di nomine il centro destra si autoassegnato la direzione di 10 testate Rai su 11, che non è cosa da poco.

Per concludere la tendenza al piagnisteo di ‘Lui’ è amersa ancora una volta. Sempre accade che dopo una uscita ‘infelice’ Berlusconi neghi di aver detto quello che è stato financo registrato o fotografato o sostenga di non essere stato capito. Puntuale lo ha rifatto a Sofia. “Sette anni fa mi avete, come al solito, male interpretato – a sentenziato – ho parlato di un uso criminoso, ma possono restare a vita in televisione anche perchè ci portano voti”.  Si riferiva, per gli smemorati, alla ‘scomunica di Biagi, Santoro e ell’autore satirico Daniele Luttazzi. Sostenne a quel tempo che sarebbe stato “un preciso dovere della nuova dirigenza” non permettere più il ripetersi di tali eventi.

I fatti seguenti sono inequivocabili: Biagi fu messo nel congelatore, Santoro è tornato a lavorare dopo una lunga causa di lavoro e per imposizione della magistratura e Luttazzi si è dimenticato di come è fatto uno studio della Rai pechè non ci ha più messo piede.

‘Lui’ è convinto che il controllo di sei reti e mezzo su sette non basti e che per il servizio pubblico sia indispeensabile più ‘obiettività’, e per questi motivi “non ci si deve meravigliare che siano sempre di più gli italiani che non pagano il canone”

La speranza è che i giornalisti, spesso in silenzio durante le sue esternazioni, imparino a fargli delle domande ed a precisare. Questo per il bene di ‘Lui’, che in questo modo potrebbe, grazie a qualche lezione privata, presentarsi più preparato nelle occasioni successive e per il bene di noi tutti: meglio un Capo del governo informato sui fatti di un premier che parla in modo impreciso.

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