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“Alitalia, lo specchio del Paese”

Autore: . Data: martedì, 13 ottobre 2009Commenti (0)

Lettera ad InviatoSpeciale di due ex lavoratori Alitalia, una precaria e un cassintegrato: “La privatizzazione della Compagnia? Un banco di prova da travasare altrove”

Siamo due ex lavoratori Alitalia, una precaria e un cassaintegrato; desideriamo condividere alcune riflessionialitalia-6-gennaio, provando a fare luce sui reali motivi della crisi in corso, attraverso una piccola analisi su ciò che è avvenuto nella “vicenda” Alitalia, la sua genesi, la sua gestione, le relative conseguenze.

Tutti conoscono le potenzialità dell’Italia nell’attirare turismo; ebbene, nella realtà il nostro Paese si colloca dietro a tanti altri Paesi che hanno poco da offrire rispetto alle nostre bellezze. In questo contesto, si inserisce la nostra ex compagnia di bandiera che per decenni è stata gestita da manager che evidentemente di trasporto aereo capivano poco e che basavano le proprie scelte più su bisogni “particolari” che su interessi generali.

Durante il processo di privatizzazione fortemente voluto dall’attuale maggioranza (vedi i vari decreti ad hoc) e con il bene placito di tutte le organizzazioni sindacali tranne due (SdL Intercategoriale e Cub) si è agito sostanzialmente su tre leve: numero dei dipendenti, produttività e costo del lavoro, confidando nella poca conoscenza della realtà da parte dell’opinione pubblica. Ebbene, dati alla mano, i lavoratori, non erano troppi, producevano adeguatamente e certamente non avevano un costo elevato. (fonte: AEA)

Gli oltre 20.000 dipendenti sono stati dimezzati attraverso “selezioni” che non hanno garantito le fasce protette attuando nel contempo forti discriminazioni nei confronti di lavoratori “culturalmente scomodi” e dei precari. Il costo del lavoro ha subito una contrazione formidabile con l’applicazione di normative ai limiti della sopportazione psico-fisica, e la non applicazione di leggi riconosciute in qualsiasi altra categoria lavorativa.

Le conseguenze sono presto dette: migliaia di cassaintegrati che pesano sui contribuenti e che tra pochi anni saranno in mezzo ad una strada, migliaia di precari che dopo 10 anni di contratti a termine (fino a 16 successivi) non sanno cosa sarà del loro futuro e sono già in mezzo ad una strada e poco piu di 10.000 lavoratori assunti dalla Cai che lavorano male e che non sono sufficienti a garantire un servizio adeguato (vedi a titolo di esempio l’ultima ma non unica vicenda “bagagli”).

In poche parole, i lavoratori Alitalia hanno pagato per colpe non loro, viceversa, i veri responsabili del disastro perpetrato in questi anni (tranne alcune eccezioni), non solo non hanno subito conseguenze ma addirittura, gestiscono tuttora l’azienda con risultati che tra breve saranno di dominio pubblico.

Tutto ciò in un contesto dove sarebbe stato possibile assorbire in Cai buona parte dei lavoratori ex Alitalia adottando poche ma buone idee. Trasparenza nelle assunzioni, part time diffuso e abbassamento dell’orario collettivo di lavoro oltre all’applicazione delle leggi vigenti. Insomma, applicare il concetto espresso dall’attuale Governo per contrastare gli effetti della cisi: lavorare meno per lavorare tutti. Peccato che alla prova dei fatti si sia fatto l’esatto contrario.

E’ evidente che l’attuale dirigenza sia legata alle volontà di Governo e Confindustria, perciò, con la totale complicità del sindacato interno, c’è stata la precisa volontà di non adottare quelle ricette che avrebbero calmierato gli effetti della mala gestione precedente. Non è stato fatto per un semplice motivo: la privatizzazione Alitalia ha rappresentato un banco di prova che verrà presto travasato in altre realtà.

Tanto è vero che per ben 7 volte quest’anno il Ministro Matteoli ha differito con motivazioni alquanto bizzarre, altrettanti scioperi indetti dall’unica sigla sindacale (SdL Intercategoriale) che non ha condiviso in pieno l’intero percorso e che sta tuttora tentando di denunciarne le storture.

Come lavoratori, assistiamo da troppo tempo alla depauperazione della nostra professionalità che nell’ambito del trasporto aereo si traduce in sicurezza. Ricordiamo infatti che il nostro mestiere, sia esso tecnico, pilota, operaio, impiegato o assistente di volo, a dispetto di quanto apparso durante la recente vertenza, è parte integrante di una delicatissima catena che ha come fine ultimo quello di garantire sicurezza e qualità del servizio, aspetti assolutamente non derogabili.

Ecco, questa è in poche parole la “vicenda” Alitalia; specchio del Paese, delle sue inefficienze e delle sue contraddizioni. Tutto ciò senza entrare nel merito delle cosiddette scelte industriali che appaiono curiose e fuori da qualsiasi logica. Saremo facili profeti nel prevedere a breve un altra crisi nel trasporto aereo italiano.

A questo punto, chiediamo ai lettori se noi siamo le dirette conseguenze della crisi economica internazionale o il frutto amaro di Alitalia, specchio dell’Italia.

Cesare Albanese (cassaintegrato, cesarealbanese@hotmail.it) e Giulia (nome di fantasia)

P.S. La coautrice di questa lettera, in quanto precaria, non può pubblicare il proprio nome pena conseguenze per un eventuale futuro contratto. Questa sì che è una conseguenza della crisi, crisi culturale che attanaglia il nostro Paese da tanto, troppo tempo.

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