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Ocse: la disuccupazione è in aumento

Autore: . Data: giovedì, 17 settembre 2009Commenti (0)

In Italia la situazione è seria, il governo immobile e la stampa silenziata.

disoccupatoL’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), nell’ ‘Employment Outlook 2009′ diffuso ieri ha reso noto che nonostante si possano notare flebili segnali di ripresa economica “la disoccupazione verosimilmente continuerà a crescere nel 2010″

Aderiscono all’Ocse i 30 Paesi più sviluppati del mondo e la ricerca quindi riguarda il bacino produttivo più importante del pianeta. Nel rapporto si aggiunche che “crescono segnali che il peggio sia ormai alle spalle e che la ripresa possa essere vicina, ma per l’occupazione nel breve termine le prospettive sono ancora fosche”.

L’Organizzazione prevede così che nella seconda metà del 2010 il tasso di disoccupazione nell’area si avvicinerà ad un nuovo massimo dal dopoguerra, il 10 per cento, con 57 milioni di persone senza lavoro, superando l’8,3 per cento di giugno di quest’anno, già il più alto sempre dal dopoguerra.

“Il maggior rischio – ha sottolineato l’Ocse – è che una gran parte di questa disoccupazione divenga strutturale e che molti dei disoccupati entrino in una condizione di mancanza di lavoro per un lungo periodo o che addirittura escano dalla forza lavoro”. Questo, ricorda l’organizzazione di Parigi, è già accaduto in alcuni Paesi nel corso di passate crisi economiche, quando anche dopo la ripresa dell’economia, i livelli di disoccupazione restarono più alti rispetto ai livelli pre-crisi. Il fenomeno dell’espulsione definitiva dal mercato del lavoro è dovuto al fatto che i disoccupati di lungo periodo sono più difficili da assumere, sia perchè si verifica una diminuzione del capitale umano, sia perchè essi stessi ad un certo punto smettono di cercare lavoro. “L’alta e persistente disoccupazione porta con sè i costi economici e sociali maggiori: da una minore salute all’abbassarsi degli standard di vita, dall’aumento della criminalità al calo del potenziale di crescita per la società”, ha spiegato l’organismo internazionale.

La stampa italiana non ha ritenuto di dare il risalto necessario alla ricerca, mentre nessun Tg ha deciso di aprire le proprie edizioni su questo tema, per rendere consapevoli i cittadini del problema.

Se le cose vanno male nel mondo in Italia vanno peggio. Da noi si conteranno altri 850mila senza lavoro entro fine 2010 portando il numero complessivo dei disoccupati ad oltre un milione e centomila persone, il 10,5 per cento, un dato più alto della media complessiva.

A peggiorare ulteriormente le cose ci sono i salari, inferiori del 18 per cento rispetto alla media degli altri Paesi. Se poi si calcola il loro potere di acquisto il divario si amplia al 26,5 per cento.

Queste cifre smentiscono l’immagine ‘ottimistica’ che il presidente del Consiglio e gli organi di stampa a lui vicini continuano a diffondere. La media italiana dei salari risulta di 24520 euro l’anno (dati 2007), contro i 29930 della media Ocse. Se calcolati sulla base del potere d’acquisto la media italiana scende a 19875 euro, contro i 27024 della media generale. Su 26 Paesi coniderati il nostro occupa solo il 18esimo posto sui 26 Paesi considerati.

Poi si apre il capitodo amaro che riguarda giovani e precari. Il tasso di disoccupazione giovanile, infatti, era già molto più alto della media Ocse prima della crisi, anche se era diminuito significativamente nel decennio precedente e la percentuale dei giovani occupati è 20 punti percentuali sotto la media dell’area.

Come in molti altri paesi, rileva l’Ocse, “i lavoratori con contratti temporanei ed atipici subiscono gran parte dell’aggiustamento occupazionale. Rispetto a un anno prima, nel marzo del 2009 l’Italia aveva perso 261mila posti di lavoro temporanei o con contratti atipici (inclusi i collaboratori coordinati e continuativi e occasionali), un numero che da solo è superiore all’intera contrazione dell’occupazione registrata nello stesso periodo”.

Inoltre, i giovani che sono sovra rappresentati in questo tipo di contratti, sottolinea l’organizzazione internazionale, “sono specialmente colpiti. Il tasso di disoccupazione della fascia d’età compresa tra i 15 e i 24 anni è cresciuto di 5 punti percentuali in Italia nell’ultimo anno ed è ora pari al 26,3 per cento. Traiettorie simili si notano in altre economie avanzate, dove i lavoratori che erano già svantaggiati prima della crisi, hanno sopportato gran parte del costo delle perdite occupazionali”.

La situazione dei giovani sul mercato del lavoro italiano, tuttavia, “rimane particolarmente fragile rispetto agli altri paesi Ocse”: anche se si escludono coloro che proseguono gli studi, “l’Italia ha una delle proporzioni più elevate di giovani senza lavoro e la condizione di non occupazione di questi giovani è particolarmente persistente. La transizione scuola-lavoro è molto più lunga in Italia rispetto alla gran parte dei paesi Ocse, ed è spesso molto instabile, con periodi di disoccupazione alternati a impieghi temporanei”.

Ocse ha anche rilevato che la spesa pubblica a sostegno delle politiche occupazionali in Italia “è aumentata poco rispetto agli altri Paesi” – smascherando la demagogia propagandistica del governo Berlusconi – e nonostante “alcune azioni siano state intraprese per estendere la copertura e la durata dell’indennità di disoccupazione”, “rilevanti segmenti di popolazione restano sprovvisti di una protezione adeguata per aiutarli a superare la crisi”.

Anche l’accesso alla Cig da parte dei lavoratori “resta limitata”. In Italia “l’aumento discrezionale della spesa pubblica per il mercato del lavoro è rimasto piuttosto moderato, in presenza di un elevato debito pubblico che riduce il margine di manovra durante la recessione”. In particolare, ha rilevato l’Ocse “l’azione del governo si è concentrata sul sostegno alla domanda di lavoro attraverso la messa a disposizione di fondi addizionale per la Cassa Integrazione Guadagni (Cig). Tuttavia il numero di lavoratori e imprese ad aver accesso alla Cassa Integrazione rimane limitato, anche se sono stati compiuti sforzi per estenderne la copertura. Alcune azioni sono state intraprese sia nel 2008 sia nel 2009 per estendere la copertura e la durata dell’indennità di disoccupazione, ma l’introduzione di un dispositivo generale non è stata considerata fino ad ora. Di conseguenza, rilevanti segmenti di popolazione restano sprovvisti di una protezione adeguata per aiutarli a superare la crisi”. Se la ripresa non si rafforza rapidamente, si osserva nel rapporto, “la disoccupazione rischia non solo di aumentare, ma anche di divenire più persistente, con un maggior numero di persone alla ricerca del lavoro per periodi lunghi. Anche prima dell’inizio della crisi, quasi la metà dei disoccupati italiani era rimasta senza lavoro per almeno 12 mesi, una proporzione doppia rispetto alla media Ocse. Inoltre, la maggior parte dei disoccupati di lungo periodo ha accesso a una rete di protezione molto limitata”.

Il quadro generale presentato dall”Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico è drammatico, ma fa ancor più impressione la chiara incapacità dell’attuale governo nell’affrontare la situazione.

I cittadini realmente al corrente dello stato delle cose sono pochi, perchè la propaganda dell’esecutivo copre qualunque voce dissonante. la totale inaffidabilità del centro destra è emersa dalle dichiarazioni del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che commentando numeri tanto gravi ha detto: “Le previsioni Ocse sulla disoccupazione disegnano l’ipotesi peggiore tra quelle possibili, ma non la più probabile, e si basano su dati di giugno, che successivamente la stessa Ocse ha corretto in meglio a settembre”.

Il ministro, affermando cose inesatte e trasformando in ‘positivo’ gli allarmanti giudizi dell’organismo internazionale, ha aggiunto :”L’Ocse riconosce all’Italia di aver saputo contenere più di altri Paesi l’impatto della crisi sull’occupazione. E bisogna dire che la capacità di reagire dell’Italia ha fatto sì che già in passato i dati Ocse fossero nella realtà smentiti dai dati Istat. Mi auguro – ha concluso il ministro – che potremo continuare lungo questo percorso, integrando l’uso degli ammortizzatori sociali con una spesa più efficace da parte delle Regioni per la formazione dei lavoratori a lungo costretti all’inattività”.

Secondo Sacconi e Berlusconi ‘negare’ fino alla fine è un modo corretto per affrontare la crisi? Nel frattempo la situazione rischia di degenerare e i costi sociali potrebbero essere incalcolabili.

Tiziano Treu, già ministro del Lavoro nei passati governi Dini e Prodi ha affermato: “I dati dell’Ocse sono incontrovertibili e dissipano i facili ottimismi del governo. L’emergenza occupazione deve suscitare una giusta attenzione. Per questo rivolgo un appello affinchè si reagisca con provvedimenti che riguardino tutti coloro che stanno perdendo il posto di lavoro e non solo con provvedimenti in deroga. Servono ammortizzatori universali che garantiscano anche coloro che sono a rischio. Si tratta di una emergenza di cui il governo deve prendere atto e che deve unire tutte le forze sociali”.

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