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L’Italia deporta migranti in Libia, mentre la Svizzera è vicina alla rottura delle relazioni

Autore: . Data: mercoledì, 30 settembre 2009Commenti (0)

Berna condanna il non rispetto dei diritti umani, Berlusconi omaggia il dittatore. 

gheddafi-berlusconiLa crisi diplomatica tra Svizzera e Libia è molto grave. Il dipartimento degli esteri (Dfae) ha deciso di non finanziare più i programmi umanitari in Libia.

Il comportamento del governo elvetico è stata motivato “a causa dell’attuale situazione e nonostante le gravi difficoltà degli emigranti subsahariani in transito sul territorio libico” per raggiungere il mare e quindi le coste europee. Lo ha comunicato il dipartimento stesso all’interno di una risposta scritta a una domanda del deputato Lukas Reinmann.

Nel 2007 il Dfae aveva messo a disposizione della Libia contributi pari a 240mila euro. Nel 2008 la somma era passata a 102mila euro. Mentre nel 2009 a soli 3044. La Confederazione aveva inoltre messo a disposizione dell’organizzazione delle Nazioni Unite in Libia, nel 2007 e nel 2008, un membro del Corpo svizzero d’aiuto umanitario, in qualità di “protection officer”.

La crisi ha avuto inzio quando Hannibal Gheddafi, quinto figlio del Colonnello, e la moglie, in visita in Svizzera furono denunciati alle autorità da domestici che dichiararono: “Essere al servizio di Hannibal vuol dire lavorare 22 ore al giorno quasi senza mangiare, cinghiate e sberle alla minima occasione, insulti e un salario da fame pagato una volta all’anno”. Li scoprì il quotidiano francese ‘Le Monde’, in un “centro medico segreto”, dopo che erano sfuggiti ai controlli dei servzi di sicurezza libici e si erano rivolti alla polizia locale. Dopo il reportage la polizia federale arrestò i coniugi Gheddafi, che dopo due giorni di prigione pagarono la cauzione e tornarono in Libia.

Da Tripoli partì la vendetta e due uomini d’affari svizzeri in visita nel Paese africano furono subito arrestati e poi costretti a rifugiarsi nell’ambasciata elvetica.

Il governo di Tripoli quindi tagliò le forniture di greggio verso la Svizzera e limitò i voli verso Berna. Da quel momento il contenzioso tra i due governi è cresciuto, mentre in Libia la madre di uno dei domestici fu arrestata, tenuta in prigione per un mese. Raggiunto il Marocco i medici di quel paese hanno certificato che durante la prigionia era stata violentata, picchiata fino a perdere vari denti. Un fratello dei due “schiavi” del giovane Gheddafi invece è scomparso senza lasciar traccia.

Per far rientrare i due uomni di affari, ancora rifugiati nell’ambasciata, il Dfae potrebbe arrivare all’impiego del nuovo reparto di teste di cuoio AA D10 per consentire la ‘liberazione’ degli uomini di affari. “In linea di principio – ha sostenuto il governo – il Consiglio federale non si pronuncia sull’eventuale utilizzo di un distaccamento militare”.

I soldi elvetici ‘tagliati’ venivano affidati per interventi in favore dei rifugiati e dei migranti detenuti, nell’ambito dei programmi dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati (Unhcr).

Mentre il governo italiano stinge rapporti diplomatici con Tripoli e deporta migranti verso quel Paese, i segnali di gravi limitazioni dei diritti umani e di vere e proprie persecuzioni inducono altri governi, come quello svizzero, ad intensificare le pressioni diplomatiche per spingere Gheddafi al rispetto delle convenzioni internazionali.

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