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‘le Nouvel Observateur”: forse rapporti tra mafia russa e vertici italiani

Autore: . Data: mercoledì, 9 settembre 2009Commenti (0)

Ad un mese da una ipotesi terrificante lanciata dal settimanale francese nessuno ha smentito i fatti.

mafia-russa1La libertà di stampa non è solo un diritto, ma impone ai giornalisti anche il coraggio di indagare. Nei primi giorni di agosto il giornale francese ha pubblicato un reportage sulla realtà italiana e Berlusconi. Il quadro che emergeva era avvilente, ma ancor di più suggeriva uno scenario da incubo. Nel suo articolo Serge Raffy ha riassunto fatti, indiscrezioni, fatto il punto su una serie di elementi che starebbero emergendo dall’inchiesta di Bari sulle escort a Palazzo Grazioli.

La diffamazione a mezzo stampa è un reato, la diffusione di notizie false e tendenziose anche, così il confine che separa la narrazione immaginaria di sospetti infondati dal diritto di cronaca è chiaro, netto ed inequivocabile.

Il settimanale parigino ha molto seguito oltralpe, è un giornale rispettato ed autorevole. La responsabilità verso i lettori impone a chi svolge la professione di giornalista di superare le paure personali, i timori di pericolo per la propria carriera e, prima di tutto, impedisce di ‘servire un padrone’. Chi dimentica queste regole non è un reporter e, decisamente, neppure un cittadino.

Nel suo pezzo dal titolo “Sesso, paura e menzogne” per l’Observateur Raffy si è domandato: “Dove arriverà il caso Berlusconi? Legami poco chiari con una minorenne o una escort girl, registrazioni roventi o foto molto compromettenti… Ma questo scandalo sessuale potrebbe nasconderne un altro ben più grave”.

Poi ha riportato una dichiarazione di Antonello Zappadu, il fotografo che ha raccolto le immagini sarde del premier: “Non sono un paparazzo, ma un giornalista che vuol mostrare la vita indecente del Capo del governo”.

L’inviato francese ha quindi ricostruito le vicende che hanno portato alla richiesta di separazione della signora Miriam Bartolini, moglie del Cavaliere e meglio conosciuta con il nome d’arte di quando era attrice, Veronica Lario.

“Questa volta è troppo. Ha finito con lo scoppiare – continuava l’articolo – Per anni, aveva sopportato tutto nella sua prigione dorata di villa Belvedere, una casa padronale del sedicesimo secolo che suo marito le aveva regalato, nei dintorni di Milano. Le amanti quasi ufficiali, le feste con ninfette, le relazioni sessuali con le “veline”, queste ragazze pon pon del piccolo schermo pronte a soddisfare tutti i capricci del principe. Si era rassegnata, cercando di proteggere i suoi tre figli dai “malefici” dell’Orco. L’anno scorso, aveva recalcitrato di fronte alla nomina al governo di diverse starlette della televisione berlusconiana, tutte supposte amanti del Cavaliere. Ai suoi intimi, confessava che era disperata nel vedere il suo paese trasformato in una fiera dei piaceri, nella quale la libido del signore che invecchia si lasciava andare senza ritegno. Aveva criticato a fior di labbra questo nepotismo sessuale ostentato senza vergogna. E il suo affascinante marito, trasformato in un Caligola erotomane”.

Con la durezza che è nel carattere dei francesi, molto meno ‘latini’ di quanto comunemente gli italiani immaginano, Raffy ha insistito: “Povera Italia, terra di Dante e di Michelangelo, diventata Berluscolandia, abbandonata ad un patetico don Giovanni, che corre freneticamente dietro la sua eterna giovinezza, a colpi di iniezioni pelviche, di trapianti di capelli, di operazioni di chirurgia estetica, di sedute per il trucco. Con quell’eterno sorriso Durbans, come una maschera di Scaramuche. Un Michael Jackson paracadutato in un teatro della commedia dell’arte. Silvio il donnaiolo, che attinge dai «book» delle ragazze del suo impero televisivo la carne fresca utile ai suoi baccanali, pur curando il suo cuore munito di pacemaker e il suo cancro alla prostata. “Il birichino” è il soprannome che gli danno gli italiani, appena toccati dalle sue buffonate”.

Poi, l’articolo già duro, ha sparato la prima salva di bordate: “Questo 26 aprile, per Veronica Lario, il padre dei suoi figli commette tuttavia l’errore supremo. Mentre sua figlia Barbara, incinta di sette mesi, è ricoverata d’urgenza, dimentica di andare a farle visita e preferisce passare diverse ore al compleanno di una ragazzina, a Casoria, nella periferia di Napoli. Questo non è più cattivo gusto o cafonaggine, questa è provocazione. La signorina, Noemi Letizia, festeggia i suoi 18 anni in un ristorante popolare. Motivo ufficiale della presenza di Berlusconi: ha un amore smodato per questa famiglia modesta “così italiana”. Il primo ministro, che Noemi chiama “Papi” afferma di seguire l’adolescente da quando aveva 14 anni. Sua madre sogna di farne un’attrice. Con gli occhi chiusi, lo ha confessato a Silvio l’impresario, l’uomo che fa e disfa le carriere delle starlette catodiche”.

Non è possibile giudicare il tono di un articolo, chiunque dovrebbe essere libero di esporre avvenimenti realmente accaduto. Eppure i legali di Berlsuconi hanno procededuto per vie legali contro l’Observateur e Raffy. Eppure i fatti raccontati sono sostanzialmente quelli, nulla è stato ‘sognato’, ‘distorto’, ‘manipolato’. Per altro è reale l’immenso potere del presidente del Consiglio nel campo della tv e dello spettacolo.

Il giornalista ha proseguito: “Ciò che il Primo Ministro non dice, è che il padre di Letizia, Elio, è un giocatore incallito e che ha debiti con la Camorra. Zio Silvio paga sull’unghia. Perché una simile generosità? La risposta è in una sola parola: Noemi. Ogni volta che Berlusconi ha un momento libero, la invita in uno dei suoi palazzi, in Sardegna, a Villa Certosa, o a Roma, a Palazzo Grazioli. Quando, il 28 aprile, il quotidiano di sinistra ‘la Repubblica’ rivela l’insolito compleanno, Veronica Berlusconi esplode. Annuncia la sua intenzione di divorziare, parla della “malattia” di suo marito, chiede ai suoi amici politici di “curarlo”, addita quelle famiglie che “offrono le vergini al drago”. Dissotterrando l’ascia di guerra coniugale, Veronica apre un vaso di Pandora pieno di sesso e di menzogne. In paragone, lo scandalo Clinton-Lewinsky non è che una storia da collegiali. Da allora, le rivelazioni si moltiplicano”.

A questo punto, con una domanda, Raffy ha aperto un capitolo che nessuno in Italia, anche i più fieri censori dell’Uomo di Arcore, hanno mai neppure sfiorato: “Noemi nuova first lady?” e ha lanciato la seconda serie di bordate: “L’ultima settimana di maggio, ‘la Repubblica’, che punta su questo dossier, pubblica un’informazione che semina il panico tra gli uomini vicini al presidente del Consiglio: nel novembre 2008 durante un ricevimento organizzato in presenza di molti grandi della moda, Silvio Berlusconi ha quasi designato Noemi come la nuova first lady. I convitati, imbarazzati, hanno creduto ad una facezia del “fanfarone”. Una di più. Ma quando appare l’articolo de ‘la Repubblica’, gli avvocati di “Papi” scorgono immediatamente il pericolo. Il ‘boss’ rischia di essere accusato di circonvenzione di minore. Lo scandalo supremo. Tanto più che due giorni dopo le rivelazioni del quotidiano il fidanzato di Noemi, un giovane operaio di 22 anni, dichiara, vendicativo, che la sua ‘ex’ ha passato la festa di Capodanno nella residenza in Sardegna, Villa Certosa. Ancora minorenne, era accompagnata da un’amica, Roberta, anche lei minorenne, e da numerose ragazze dalla reputazione più che leggera, di cui alcune erano state scelte da Berlusconi per apparire nelle liste elettorali del partito del Popolo delle Libertà alle elezioni europee. Nella catastrofe, Berlusconi fa ritirare le ‘ragazze’ dalle liste. Le showgirl rientrano nell’ombra. Una di loro la prende molto male”.

Qui forse il cronista ha sintetizzato troppo, parlato ai i francesi con troppa frettolosità, ma la parte che seguiva nell’articolo è ancora una volta fedele ai fatti. L’unica cosa che forse avrebbe dovuto essere spiegata meglio è che la vicenda Noemi Letizia e quella Patrizia D’addario sono nello stesso dossier ‘donne’, ma che per la escort barese la genesi della sua offensiva contro il premier non è da ricercare nell’esclusione dalle liste elettorali, ma nel non aver ottenuto il richiesto interessamento di Berlusconi per la soluzione di una pratica di concessioni edilizie.

Superata la precisazione ecco come l’articolo andava avanti: “Si chiama Patrizia D’Addario. Una bionda voluttuosa di 42 anni. Escort girl di lusso, è andata a letto con Berlusconi a Palazzo Grazioli, suo domicilio personale, a Roma. L’uomo che le ha presentato il capo del governo italiano è un imprenditore della Puglia specializzato nella fabbricazione di protesi. Gianpaolo Tarantini, play-boy di 34 anni, ha incontrato il suo amico Silvio durante alcune feste in Sardegna due anni prima. Da allora, lo fornisce regolarmente di ‘accompagnatrici’. Tarantini è anch’egli indagato dalla giustizia di Bari per un caso di corruzione nell’ambito della sanità. Sembra interessare i giudici per la sua presenza in numerose società con sede in Lussemburgo, a Londra e a Mosca”.

Raffy ha perseverato nel confondere l’esclusione dalle liste elettorali della signora barese con il problema della concessione edilizia che le avrebbe consentito di ultimare la costruzione di un residence, progetto alla quale la donna teneva fortemente e per il quale aveva invocato l’aiuto del premier durante i loro incontri.

Il giornalista quindi ha insistito: “Quando viene a sapere della sua espulsione dalle liste europee, Patrizia D’Addario lancia fulmini. Ma colui che lei chiama “Tesoro” non risponde più ai suoi appelli. Il fanfarone l’ha umiliata. La sua vendetta sarà terribile. Poiché l’esperta dell’amore a pagamento, molto cauta, ha registrato la sua notte con lui, fino al minimo dettaglio”.

Dopo aver riportato alcuni brani di conversazioni ‘intime’, registrate dalla d’Addario durante una telefonata con il Cavaliere, il giornalista ha aggiunto: “Solo ‘la Repubblica’ e ‘l’Espresso’ pubblicano il contenuto dei rapporti bollenti del capo di Stato e della prostituta. Con l’occasione, si moltiplicano le rivelazioni sui ‘baccanali’ di Villa Certosa, in cui si vedono ragazze molto giovani nel ruolo di geishe accanto a signori di età avanzata. ‘El Pais’ pubblica a sua volta una serie di scatti in cui si scopre l’ex primo ministro ceco, Mirek Topolanek, in vestito adamitico accanto a vestali dal seno nudo! Il paparazzo all’origine dello scandalo, Antonello Zappadu, ha degli informatori dall’aeroporto di Olbia fino ai dipendenti di Villa Certosa. Questo mago del teleobiettivo afferma di avere scattato più di 5000 foto dei ‘party’ di zio Silvio. Abbastanza da compromettere un esercito di ministri, ma anche di VIP stranieri, tutti persuasi che la proprietà del presidente del Consiglio, sotto sorveglianza dei servizi segreti, considerata come una zona militare, fosse ben protetta. Oggi Zappadu assicura di aver messo tutti questi documenti al sicuro in una cassaforte in Colombia. “Non hanno alcun valore giuridico”, chiosa Niccolò Ghedini, l’avvocato del Cavaliere e deputato del Pdl. Tutto quello che riguarda la vita privata non può essere utilizzato dalla giustizia”. Salvo che queste foto siano utilizzate in un’inchiesta penale. Sfortunatamente per Berlusconi, questo è il caso.

Ed a questo punto Raffy si avvia verso la voragine, che nessun giornale italiano ha osato rilanciare, introduce lo scenario da incubo. InviatoSpeciale non è in grado di confermare o smentire le parole che seguono. Tuttavia, l’autorevolezza del settimanale francese, la sua tradizione e la sua storia impongono di rilanciarle, non foss’altro per dovere di cronaca. Il giornalista ha scritto: “A Bari, infatti, i magistrati che seguono il caso Tarantini – l’imprenditore è sospettato di aver organizzato una vasta rete di corruzione di funzionari nell’amministrazione della sanità, ma anche di uomini politici, fino ai più alti livelli dello Stato – analizzano tutto quello che riguarda le sue attività. Non possono trascurare il suo ruolo di procacciatore di dame di compagnia e accumulano registrazioni, foto, testimonianze, tutte una più esplosiva dell’altra. Posseggono in particolare una fotografia scattata a Villa Certosa in cui si vedono due giovani ragazze mentre sniffano due linee di cocaina davanti ad un Berlusconi ilare”.

Poi l’Observateur persevera per mettere a  fuoco la situazione: “Oggi, l’uomo che è sfuggito a quasi una ventina di inchieste giudiziarie avverte il pericolo e cerca di soffocare lo scandalo. La stampa, scritta e televisiva, è sottomessa ad un’omertà inverosimile in una moderna democrazia. Solo il settimanale ‘Famiglia Cristiana’ e il quotidiano cattolico ‘Avvenire» hanno dato il cambio a ‘la Repubblica’: poiché nelle parrocchie la rabbia incombe, alcuni vescovi vicini al papa fanno sapere che il debosciato ha spinto un po’ troppo in là il suo sodalizio con il Diavolo. E se il Vaticano abbandonasse colui che ha considerato finora come suo alleato? È la sola vera paura di Berlusconi. “Intanto, l’opinione pubblica italiana ancora non conosce questo affare, s’indigna Ezio Mauro, direttore de ‘La Repubblica’. Non una parola in televisione. Berlusconi controlla tutto, i media, il Parlamento, lo Stato. Il caso con la D’Addario è tuttavia un segno di grande debolezza, perché avrebbe potuto essere vittima del ricatto di un gruppo o di un’organizzazione straniera. Questa donna si è introdotta a casa sua e lo ha registrato senza che i servizi di sicurezza se ne accorgessero. Avrebbe potuto anche essere armata…”. Velatamente, la piccola isola della stampa indipendente che resiste in Italia tenta di far passare un messaggio: Berlusconi l’invincibile è diventato terribilmente vulnerabile. Potrebbe anche essere caduto tra le mani di una mafia venuta dall’Est. La sua patologica bramosia per le pin-up lo avrebbe trascinato nella trappola di una rete dai torbidi interessi”.

E qui Raffy, dopo aver supposto che due ministri della Repubblica di sesso femminile possano aver avuto rapporti sessuali col premier e che “nelle redazioni romane circola in questo momento una registrazione” nella quale le due esponenti politiche “si interrogano vicendevolmente per saper come ‘soddisfare’ al meglio il Primo Ministro”, ha toccato il punto rovente della sua ricostruzione: “Sul filo delle rivelazioni, l’ipotesi di un’infiltrazione della mafia russa ai vertici dello Stato italiano prende consistenza. “Nelle feste di Villa Certosa, Tarantini faceva arrivare navi intere di ragazze dell’Est, dalla Russia e dall’Ucraina – sottolinea un poliziotto anti-mafia – Con loro, c’era la droga, certamente. È la stessa filiera…”

La notizia, se fosse confermata, sarebbe devastante, se fosse una ‘bufala’ comprometterebbe per sempre l’immagine del settimanale francese. Quello che è certo e grave è che in ogni caso una affermazione di questa gravità non solo non ha trovato spazio sulla stampa italiana ed in tv (non foss’altro per essere smentita con durezza), ma non ha neppure indotto nessun giornalista ad approfondire l’argomento in seguito. Ad un mese dalla pubblicazione non si ha notizia di alcuna nuova sull’argomento.

Per l’inviato francese “a Bari, nella più grande discrezione, il procuratore Giuseppe Scelsi approfondisce questa pista della cocaina. La sua squadra ha interrogato una ventina di ragazze”, tra le quali una “si è fatta tatuare sulla caviglia: “SB, l’incontro che ha cambiato la mia vita”. Questa signora, per Raffy era ” habituè di Villa Certosa, ha visto sfilare ministri, giornalisti e uomini di affari in questo bunker di lusso, con piscine, lago e vulcano artificiale, anfiteatro greco, nel quale Berlusconi canta le sue romanze o dà corsi di geostrategia alle lolita in estasi. Conosce a memoria i rituali del luogo. Le consegne del silenzio imposto alle ragazze, i regali, sempre gli stessi, fatti dal sultano al suo harem, gioielli che afferma di aver disegnato lui stesso, braccialetti a forma di tartaruga o di farfalla. Per le più gentili, vengono organizzate delle gite nei negozi di lusso di Porto Rotondo, con acquisti massimi di 5000 euro”.

Se si è scritto di questa donna, anche indicandone il nome, così si è affrontato il tema dei regali e delle spese a Porto Rotondo, in Italia nessun giornale ha voluto davvero indagare nel centro del problema. Chi erano i “ministri, giornalisti e uomini di affari” che condividevano le avventure dei presunti party?

Con una avveduta preveggenza l’Observateur già nei primi giorni di agosto prevedeva una strategia difensiva vigorosa da parte del premier: “I giudici – a concluso Raffy – giocano una partita difficile. Sanno di essere sorvegliati dalla schiera di avvocati di Berlusconi, l’uomo più potente e ricco d’Italia. Non devono commettere il minimo errore. Poiché, ormai, il confronto è inevitabile”.

Ed è forse in vista di questo ‘duello finale’ che intanto sono partite le denuncie ad alcuni giornali. Il 29 agosto scorso, ad una ventina di giorni l’uscita di “Sesso, paura e menzogne” in modo laconico, l’Observateur ha scritto: “L’avvocato di Silvio Berlusconi ha dato istruzioni ad un collega francese per querelare il Nouvel Observateur in seguito ad un articolo giudicato diffamatorio sulla vita privata del capo del governo italiano.“Tutti gli elementi per intentare un’azione legale civile per diffamazione sono stati consegnati all’avvocato Bernard Cahen”, ha affermato l’avvocato di Silvio Berlusconi, Niccolo Ghedini, precisando che spettererebbe al suo collega fissare l’ammontare dei danni. Egli ignorava se l’azione legale fosse già stata inoltrata.

Ma oltre le querele, le supposizioni e le strategie le cose scritte da Raffy sono state verificate?

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