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Il creatore di ‘Striscia’ difende Berlusconi

Autore: . Data: lunedì, 21 settembre 2009Commenti (0)

Per Ricci la tv del Cavaliere non introdusse valori umilianti per l’immagine delle donne.

drive-inRiferendosi all’ormai durissima polemica sulle donne seminude in tv, le ‘veline’, ‘letterine’, letteronze’ e via dicendo, l’inventore di striscia e delle vallette poco abbigliate ha detto: “Il messaggio che è passato quest’estate sulle veline è sbagliato. Si è attribuito la mercificazione del corpo femminile alle televisioni di Berlusconi. È falso. Se passa questo messaggio facciamo un cattivo servizio ai giovani che non conoscono il passato e a noi stessi”.

Riferendosi ad un programma ritenuto di culto, in realtà un varietà sgangherato e molto provinciale, Ricci ha aggiunto: “Molti hanno accusato Drive In di aver sdoganato le tette ma non è cosi. Era una trasmissione parodistica seguita da grandi intellettuali come Eco e Fellini e vantava i più bei cervelli della satira di sinistra di quel tempo. Era un’epoca, quella, in cui la tv era censurata da tutte le parti”.

L’autore, forse considerato il tempo passato, forse non ricorda bene. ‘Drive In’ ando in onda dal 1983 al 1988. A quel tempo la riforma della Rai era già vecchia di anni ed il servizio pubblico stava vivendo uno dei periodi più fecondi della sua storia. Tra i tanti la serie dei culturali in seconda serata di Raidue aveva aperto una finestra sul Paese che era stata chiusa per anni o la programmazione di Radiotre, che suscitò un gigantesco dibattito culturale nel Paese con programmi come ‘Un certo discorso’.

Ricci ha anche aggiunto: “Nei salotti gira la tesi che il declino morale del Paese cominciò con Drive In. Persino Fuksas, l’architetto, ha rilasciato dichiarazioni sdegnate su quel mio programma, salvo poi accorgersi, dopo una mia telefonata, di essersi confuso con Colpo Grosso. Gli autori di Drive In, è bene ricordarlo, erano Elle Kappa, Gino & Michele, Disegni & Caviglia, Staino, la crème dell’intellighenzia umoristica di sinistra. In un periodo reale di censura, Drive In fu un momento di libertà d’espressione”.

Difficile spiegare che la ‘crème’ di cui parla, guidata da un regista dalle grandi capacità, Gian Carlo Nicotra, nel periodo di attività  è stata molto avara nell’acquisto di stoffa per i costumi e che la libertà di espressione non si misura basandosi sui centimetri delle minigonne.

Per Ricci “in Italia si vive di doppiopesismo. Del concorso di Miss Italia non si dice una parola, delle ‘veline’ sì. Senza comprendere la nostra missione provocatoria e parodistica. L’immagine della donna da sempre è così in tv, e non è nata con me, o con Drive In”.

Di diverso parere ‘The Observer’ che ha pubblicato un reportage sul “nuovo femminismo” italiano. Secondo il giornale inglese il fenomeno, per la verità molto contenuto,  sarebbe prodotto dai comportamenti “sessisti” di Berlusconi, accusato di aver creato una “cultura delle veline”.

Se Ricci vedesse i programmi delle reti francesi, tedesche, inglesi, austriache o svedesi si accorgerebbe che in nessuna di quelle aziende è immaginabile per una donna presentarsi in studio (o ricevere la richiesta di farlo) con gonne microscopiche, scollature profondissime, abiti ammiccanti. E non per ‘perbenismo’, ma per il rispetto che in quei Paesi si deve alle donne, considerati non fenomeni da baraccone, ma esseri umani in grado di ragionare. Anche se vestite.

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