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Duecentosettantotto miliardi di euro

Autore: . Data: mercoledì, 30 settembre 2009Commenti (0)

Sono i soldi trasferiti all’estero dagli italiani evasori, che saranno anche premiati.

evasione-fiscaleLa notizia non richiede molti commenti. Il ‘condono’ o meglio il ‘regalo’ che il governo ha deciso di fare agli evasori fiscali riguarda ua cifra immensa.  Citando dati Ocse, la Guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate in un convegno sui paradisi fiscali hanno reso noto “che potrebbero essere rimpatriati aderendo allo scudo fiscale è di quasi 300 miliardi di euro”.

Del tesoro illecito 125 miliardi si troverebbero in Svizzera e 86 in Lussemburgo. Per gli esperti i capitali che “potrebbero essere rimpatriati o regolarizzati ammonterebbero a 278 miliardi di euro”. Nella Repubblica di San Marino sarebbero al momento depositati oltre 2 miliardi di euro di capitale italiano.

La notizia dovrebbe aprire i notiziari televisivi, essere stampata a caratteri cubitali sui giornali, rilanciata dalle radio. Invece è passata come una leggera brezza marina, swnza far cadere neppure una foglia.

I responsabili di questo ‘furto alla Repubblica’ godranno di particolari attenzioni e sconti, grazie alla “nuova moralità della politica” inventata dal Governo Berlusconi.

La norma in favore degli evasori in via di approvazione prevede “l’istituzione di un’imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato” e a “condizione che le stesse vengano rimpatriate in Italia da paesi extra Ue, nonché regolarizzate, ovvero rimpatriate, purché in essere in paese dell’Unione europea”.

Il ministro Tremonti nei giorni scorsi aveva risposto alle domande di un reporter statunitense che si chiedeva come  si possano conciliare lo scudo fiscale e la lotta all’evasione e come mai l’Italia non s allinei alle decisioni ‘eiche’ prese nel G8 dell’Aquila. Il titolare dell’Economia ha detto: “Il vero beneficio di questo provvedimento è chiudere la caverna di Ali Babà, perché è inutile fare finta di contrastare l’evasione fiscale, quando si lasciano aperti i paradisi fiscali”. Tutti i Paesi, ha detto il ministro, «prevedono meccanismi di rimpatrio: alcuni li fanno un po’ dopo la campagna elettorale, altri già li fanno come in America o li hanno già annunciati come in Gran Bretagna. Nessuno però prevede effetti discriminanti fuori dal puro campo fiscale. È questo è naturalmente anche il nostro impegno”.

La risposta di Tremonti non è esatta, come spesso accade per dichiarazioni del governo. Come ha spiegato Victor Uckmar, professore emerito di Scienze delle finanze a Genova, lo scudo fiscale italiano si inserisce “in una corrente internazionale, anche se con molte differenze perché in Usa, Gran Bretagna e Germania per rimpatriare ricchezza dall’estero sono state ridotte le sanzioni, ma con piena applicazione dei tributi. Noi in questo siamo pari solo all’Argentina”.

Il professore ha ricordato di aver “sempre criticato i condoni (così ha definito lo scudo fiscale, ndr): per me sono uno dei più deleteri provvedimenti dello stato di diritto perché attestano l’incapacità dello stato a gestire i rapporti con i contribuenti, crea sperequazione tra chi paga e non paga le imposte e induce all’evasione”.

Il provvedmento prevede che gli italiani possano regolarizzare ricchezze mobiliari (titoli, conti correnti, polizze ecc.) e patrimoni immobiliari detenuti illegalmente all’estero e mai comunicati al fisco.

Per mettersi al sicuro basterà pagare una somma modesta. In particolare, i contribuenti infedeli potranno aver salvi i loro capitali illecitamente “oscurati” versando al fisco il 50 per cento del rendimento teorico che i fondi detenuti illegalmente all’estero avrebbero potuto produrre ogni anno.

Il rendimento teorico è fissato dalle stesse norme varate dal Governo e dal Parlamento al 2 per cento. Il conto è presto fatto: per essere in regola si dovrà pagare l’1 per cento l’anno dell’intero ammontare, per un periodo massimo di cinque anni. Per regolarizzare la propria posizione i contribuenti infedeli potranno inoltre giovarsi del completo anonimato. Per legge il loro nome sarà gelosamente custodito dagli intermediari bancari e finanziari ai quali sarà affidata l’operazione. Da quel momento in poi non potranno subire nessun altro intervento fiscale sulle ricchezze messe in regola.

Se si studiano bene le procedure, le somme da versare e le regole sull’anonimato, si scopre che lo scudo fiscale italiano sembra fatto apposta per favorire gli evasori. Negli Sati Uniti il ‘Revised IRS Voluntary Disclosure Practic’ è una autodenuncia volontaria e non garantisce l’immunità quando il reddito trae origine da fonti illecite. Chi decide di uscire allo scoperto ha un vantaggio solo se la “comunicazione” è veritiera, tempestiva (precedente l’inizio di controlli) e completa. L’evasore, considerato criminale, deve mostrare la volontà di cooperare e deve fornire tuti i dati necessari per determinare correttamente il proprio debito tributario. Nessuno sconto sulle tasse, infine, perchè l’evasore si impegna a pagare tutte le imposte e gli interessi e le sanzioni come stabilite dall’IRS.

Nello specifico chi ha violate le norme oltre alle imposte ordinarie dovute, paga una sovraimposta imposta dell’1,75 per cento all’anno sul capitale inizialmente espatriato, una sanzione del 20 per cento di tale imposta e una addizionale del 20 per cento sul capitale iniziale aumentato degli interessi virtuali riscossi nei paradisi fiscali.

In Francia esiste la ‘Regularisation des avoirs à l’etrangèr. La cellule de regularisation’, che prevede una soluzione di tipo amministrativo. E’ stata istituita dalla direzione generale delle imposte “La cellule de regularisation” che accoglie i residenti francesi che detengono attività non dichiarate all’estero. La regolarizzazione non consente l’anonimato, richiede il pagamento di imposte, interessi e sanzioni amministrative. Le multe, da concordare con l’amministrazione, possono arrivare fino all’80 per cento delle imposte evase. In genere si attestano sul 15-20 per cento, oltre al pagamento delle tasse evase sugli interessi. La regolarizzazione francese evita solo le conseguenze penali e comporta normalmente, a seconda dei casi, una riduzione delle sanzioni amministrative. Questa regolarizzazione, che non è per niente una amnistia fiscale, permette ai contribuenti interessati di mettersi in regola con le regole fiscali e di evitare così le eventuali conseguenze penali.

Chi decide di ‘confessare’ l’illecito deve pagare immediatamente le imposte dovute in relazione ai beni nascosti (imposte sul reddito, imposta sul patrimonio, diritti di successione) ed i relativi interessi di mora, più le sanzioni.

In Inghilterra c’è il ‘New Disclosure Opportunity (NDO)’. La HM Revenues & Customs (HMRC), l’amministrazione fiscale del Regno Unito, consente ai contribuenti una New Disclosure Opportunity (NDO) dopo la Offshore Disclosure Opportunity (ODF) del 2007. L’opportunità è offerta per un periodo limitato, dal 1/9/2009 al 12/3/2010. Non è ammesso l’anonimato. Anzi è prevista addirittura la pubblicazione dei nomi dei contribuenti che hanno commesso gli illeciti più rilevanti. E’ previsto il pagamento di tutte le imposte sui redditi (più gli interessi) relative ai rendimenti delle attività non dichiarate (e non relative allo stock delle attività) per 20anni, ridotti a 10 in caso di attività detenute con il Liechtenstein con cui è stato firmato un accordo ad hoc. Inoltre è necessaria una piena autodenuncia di tutti i debiti fiscali non dichiarati, e non solo di quelli relativi a conti o attività offshore.

Il ministro Tremonti, quindi, si è forse ‘confuso’ sulla ‘somiglianza’ tra la misura italiana e quella di Stati Uniti, Francia e Inghilterra. Infine ci sarebbe da chiedersicome è possibile che i moderni sistemi di analisi permessi dalle nuove tecnologie nel nostro Paese non finzionino, tanto che si riesce a stabilire Paese per Paese a quanto ammonti l’evasione, ma non a scoprire gli evasori.

Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, rappresentanti rispettivamente di Adusbef e Federconsumatori, ritengono che lo scudo fiscale “non rappresenta soltanto un assist del governo per coloro che hanno frodato il fisco portando i proventi delle loro operazioni truffaldine nei paradisi fiscali e negli Stati canaglia”, ma è anche “un regalo a banche, banchieri e bancarottieri, che potranno goderne i frutti”.

Per i rappresentanti dei consumatori il provvedimento danneggia “i cittadini onesti costretti a pagare anche per loro una pressione fiscale aumentata di almeno un punto negli ultimi 15 mesi”. A riprova del vantaggio per gli istituti di credito, Lannutti e Trefiletti citano la “collaborazione più assoluta e l’impegno sostanziale nella realizzazione dello scudo fiscale assicurata oggi dal presidente dell’Abi, Corrado Faissola, nell’interesse del Paese e dei contribuenti”, fatto che secondo le due associazioni nasconderebbe “l’interesse peloso di gran parte delle banche, che già si fregano le mani per la vera e propria manna caduta dal cielo tremontiano di costi, commissioni e spese, che sottendono al rientro dei capitali”.

Secondo un’indagine telefonica effettuata dall’Adusbef in questi giorni, “le banche applicheranno commissioni sui capitali scudati, che potranno andare da un minimo dello 0,50 per cento fino allo 0,80-1″.

Adusbef e Federconsumatori “chiedono che almeno venga fatta chiarezza su costi e commissioni imposte dalle banche per il rientro dei capitali, perchè anche in questo caso di concorrenza tra sistemi paramafiosi e criminalì, la trasparenza è d’obbligo”.

Le notizie sul provvedimento governativo sono sistematicamente edulcorate da numerosi organi di informazione, che in questo modo non spiegano agli italiani la gravità della scelta fatta dall’esecutivo.

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