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Carestia Italia

Autore: . Data: venerdì, 11 settembre 2009Commenti (0)

Il governo nasconde la crisi, l’opposizione è sparita ed il Paese è allo sbando.

povertaPresentando il ‘Rapporto Coop 2009 ‘Consumi e distribuzione’, Aldo Soldi, presidente di Ancc-Coop, l’Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori, ha detto senza fraintendimenti: “Nel nostro Paese la crisi è iniziata prima che altrove e forse il peggio non è ancora arrivato”, poi ha aggiunto che “se è vero che il consumatore italiano dimostra di imparare a convivere con la crisi, è altrettanto vero che dalla crisi si deve uscire con una strategia che punti ad attenuare le distanze sociali presenti nel Paese. A questo proposito basti dire che per far superare la soglia di povertà alle famiglie più povere basterebbe meno del 2 per cento del reddito del 10 per cento di italiani più ricchi. E questo, oltre a far migliorare le condizioni di vita di 8 milioni di persone avrebbe un effetto positivo di quasi 4 miliari di euro di maggiori consumi”

Soldi ha cintinuato: “Impatti allo stesso modo significativi si potrebbero ottenere se si riequilibrasse il mercato del lavoro a favore dei giovani e delle donne” e spiegato che “strumento indispensabile per generare effetti benefici sui consumi è la ripresa delle liberalizzazioni”.

I dati presentati sono sconfortanti. La crisi di cui nessuno parla con chiarezza, nè media nè partiti, ha costetto gli italiani ad adottare comportamenti da carestia. Si rimandano l’acquisto di beni durevoli, come auto ed elettrodomestici. Per le macchine nel 2009 si registrerà una flessione del 15,1 per cento delle vendite, per l’arredamento del 10,6, per gli elettrodomestici del sette ed anche per i prodotti tecnologici il calo sarà vistoso.

Si risparmia su abbigliamento e calzature, con una flessione del comparto del 7,5 per cento, sulle spese per il tempo libero, sui ristoranti e sulle vacanze. Per l’alimentare il 40 per cento delle famiglie italiane dichiara di risparmiare sui prodotti di prima necessità e si stima una riduzione dei consumi pari all’1,9 in quantità.

Gli italiani rinunciano persino ai gelati, che nel primo semestre del 2009 sono crollati del 12 per cento in volume di vendite rispetto al 2008. In caduta anche l’acquisto di formaggio grana del  10 per cento, di cereali, acqua, bibite e latte.

Il risparmio ha indotto gli italiani ad orientarsi verso cibi più convenienti ed a elevato contenuto nutrizionale come yogurt, che cresce del 16 per cento, ed ‘utli’ come i preparati per farsi i dolci in casa, saliti del 9 per cento, i surgelati o i meno costosi affettati in busta. E’ aumentata la vendita di cioccolato del 12 per cento, forse per ‘addolcire’ l’amara pillola della rinuncia per mancanza di denaro.

Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, ha sostenuto: “Nella prima parte del 2009 la crisi è stata pagata dal welfare dello Stato e dalle imprese. Nella seconda parte dell’anno sarà pagata dalle famiglie e dai consumatori”.

Si tenga conto che flessione delle vedite significa cassa integrazione, licenziamenti, chiusura di stabilimenti, disagio sociale. Anche se la Coop chiuderà il 2009 con un fatturato di 12,8 miliardi di euro, in crescita dell’1,6 per cento rispetto allo scorso anno, Tassinari ha fatto notare come se la prima parte del 2009 aveva registrato un aumento dell’1,9, “ci aspettiamo un autunno difficile”. Dalle ultime settimane di giugno, ha insistito, “si vede un calo sostanziale di consumi e vendite. Un fenomeno che sta continuando”.

Secondo il ‘Rapporto’ il 2009 ha segnato una contrazione del 2,3 per cento dei consumi rispetto all’anno precedente. Nel 2010 e nel 2011, invece, potrebbe esserci un recupero, con un aumento rispettivamente dello 0,6 e dello 0,9 per cento. Questo però non vorrà dire che ci sarà una crescita dell’occupazione, poichè i circa 700mila posti di lavoro persi dovranno essere recuperati prima di poter pensare all’inserimento di nuova forza lavoro nel mercato.

Per la Coop la crisi ha colpito duramente l’economia italiana e nel primo semestre dell’anno i redditi reali delle famiglie sono diminuiti dello 0,4 per cento, facendo di conseguenza calare i consumi. Facendo riferimento agli acquisti per persona, la spesa individuale degli italiani, a 2.048 euro quella mensile, non tornerà a crescere prima del 2012.

Secondo il ‘Rapporto’ il 16 per cento degli italiani dichiara di non avere denaro da spendere, mentre per più di uno su tre il risparmio resterà una priorità in futuro. A causa della crisi il 66 per cento delle famiglie italiane si sente povera e un quinto fa fatica a fare la spesa alimentare e a pagare le cure mediche. La percezione della povertà è diffusa più fra le famiglie del Sud e delle isole, con una percentuale del 73 per cento, tra i single e gli anziani soli, al 77 per cento, e nel 90 per cento dei nuclei con reddito più basso.

Anche l’Assiom, l’associazione italiana degli operatori di mercato, lancia l’allarme. I rendimenti dei Bot sono precipitati a quota zero, con i sottoscrittori che devono arrivare alla seconda cifra dopo la virgola per scoprire quando incasseranno effettivamente.

Il reddito dell’investimento in bot trimestrali – secondo l’associazione – può scendere fino allo 0,08 per cento se si tolgono dallo 0,386 del rendimento composto di oggi le imposte e anche le commissioni richieste dalle banche (che possono variare da istituto a istituto).

Poco meglio va a coloro che hanno acquistato titoli annuali: il rendimento netto scende allo 0,35 per cento. Per i Bot trimestrali il rendimento dello 0,386 unito al prezzo di aggiudicazione, dopo la ritenuta fiscale del 12,5 per cento, porta ad un utile netto dello 0,32 per cento e se a questo si tolgono anche le commissioni si scende a 0,08. I titoli annuali, con un rendimento lordo composto di 0,741 per cento e un prezzo di aggiudicazione a 99,254, portano – una volta tolte le tasse – ad un risultato netto dello 0,65 per cento e tolte le commissioni bancarie si scende ancora allo 0,35.

Questi dati, drammatici ed allamanti, non sono mai nei titoli di testa dei tg, rilanciati nelle notizie di apertura dei giormali, spiegati ai cittadini italiani con chiarezza e fino in fondo. Più ‘interessante’ un reportage su Clooney e Canalis da Venezia, le parole rassicuranti del premier, che nega ormai tutto, anche le sue frequentazioni con le escort, registrate da una di loro.

Ieri è arrivato a sostenere: “Non c’è nessun giro di prostituzione, sono menzogne. Sono stato vittima di un attacco di una persona che ha voluto creare uno scandalo. E comunque anche in quel caso è venuto fuori che non ho mai pagato una donna. Perché a pagare non c’è gusto, preferisco conquistare”.

La carestia nazionale è ormai un fatto. Un parte della popolazione vive dovendo fare attenzione per potersi rifornire dello strettamente necessario e moltissimi italiani debbono rinuciare anche all’indispensabile.

In una situazione così grave lo spettacolo offerto dal Palazzo è inaccettabile, perchè mentre nulla si fa per aiutare i cittadini, non sembra che stipendi, spese correnti, privilegi siano in decrescita per i ‘manovratori’, a cominciare dal presidente del Consiglio, che è arrivato a donare a tutti i leader del G8 dell’Aquila un volume dalla copertina in marmo. Quello ricevuto dal premier canadese Stephen Harper, secondo esperti citati dal quotidiano Toronto Star, aveva un valore di 460 mila dollari, circa 292.247 euro. E gli altri?

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