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Primo durissimo attacco della Cei a chi ‘disprezza il pudore’

Autore: . Data: martedì, 7 luglio 2009Commenti (0)

Monsignor Mariano Crociata condanna chi parla di “libertà intesa come sfrenatezza e sregolatezza”. Forse una presa di distanza da Belusconi.

berlusconi5Nell’omelia della messa celebrata a Latina in occasione della memoria liturgica di Santa Maria Goretti, il segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha pronunciato parole che fanno pensare ad un pesante richiamo dei vescovi italiani nei confronti del presidente del Consiglio.

Per l’alto prelato non è possibile parlare di progresso quando si arriva “ad agire e a parlare con sfrontatezza senza limiti di cose di cui si dovrebbe veramente arrossire e vergognare”. Crociata ha spiegato: “Non è in gioco un moralismo d’altri tempi, superato; è in pericolo il bene stesso dell’uomo”.

I temi della morale cattolica sono stati al centro del ragionamento del vescovo, legati alla celebrazione di una figura, quella di santa Maria Goretti, che scelse la morte pur di preservare la propria purezza.

Infatti Crociata ha aggiunto: “La festa di santa Maria Goretti fa affiorare alle nostre labbra parole desuete, come purezza, castità, verginità, che facciamo fatica a pronunciare, che ci fanno forse arrossire. Ed è questo il paradosso: si arrossisce per ‘tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode’, per dirla con san Paolo”.

Fino a ieri il Vaticano aveva mantenuto un profilo molto basso nei confronti degli scandali che stanno scuotendo la credibilità di Berlusconi, anche se numerosi ambienti cattolici avevano già epresso critiche. Per il segretario della Cei, “l’esempio di santa Maria Goretti ci riporta ad alcune verità umane e cristiane fondamentali: la dignità e l’identità della persona, la grandezza del corpo, la bontà della sessualità, la natura della libertà”. Cose che non suggeriscono “alcun disprezzo del corpo, alcun tabù circa la sessualità, alcun timore della libertà” ma che, ha insistito il vescovo “ci sollecita la pena che suscita lo spettacolo quotidiano di degrado morale che si consuma in tante immagini proiettate dai mezzi di comunicazione e nelle cronache di vite senza fine devastate”.

Il duro avvertimentimento del presule, pur non indirizzato verso chicchessia, sembra indicare con chiarezza gli scandali recenti: “Abbiamo bisogno – ha scandito monsignor Crociata – di riscoprire che il corpo non è un oggetto di cui usare dissennatamente, che anche il corpo è persona; e la sessualità ne è la dimensione più profonda e intima, che orienta e dirige all’amicizia, all’amore e alla comunione. Abbiamo bisogno di riscoprire che siamo fatti per amare nel rispetto di noi stessi e degli altri, secondo l’ordine scritto nella nostra natura prima che nelle pagine della Bibbia. A questa capacità di amare autenticamente, cioè nella logica del dono e non del consumo egoistico e dello sfruttamento, abbiamo bisogno di educarci e lasciarci continuamente rieducare”.

Ed ancora ha ribadito che “la libertà intesa come sfrenatezza e sregolatezza non porta affatto all’autentica espressione di sè e alla gioia dell’amore, ma all’uso dell’altro, alla sua sottomissione e all’annullamento come persona”.

Quasi volesse descrivere i sentimenti di molti italiani, anche non cattolici, di fronte agli spettacoli delle ultime settimane il segretario della Cei ha continuato: “Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria, con cui fin dall’antichità si è voluto stigmatizzare la fatua esibizione di una eleganza che in realtà mette in mostra uno sfarzo narcisista; salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere”.

In riferimento alla difesa messa in campo dai più stretti collaboratori del premier, che invocando il diritto alla privacy e parlando di gossip hanno cercato di smontare la gravità dei fatti riportati dai giornali di tutto il mondo, monsignor Crociata ha ammonito: “Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati”, poi, senza che sia possibile in nessun modo costruire connessioni con le vicende che hanno riguardato il Cavaliere ha continuato:”Soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio. Dobbiamo interrogarci tutti sul danno causato e sulle conseguenze prodotte dall’aver tolto l’innocenza a intere nuove generazioni. E innocenza vuol dire diritto a entrare nella vita con la gradualità che la maturazione umana verso una vita buona richiede senza dover subire e conoscere anzitempo la malizia e la malvagità. Per questa via non c’è liberazione, come da qualcuno si va blaterando, ma solo schiavizzazione da cui diventa ancora più difficile emanciparsi”.

Quindi il segretario della Cei ha ricordato le parole pronunciate dal presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco: ‘Le responsabilità sono di ciascuno, ma conosciamo l’influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti.

“Abbiamo dinanzi a noi – ha concluso il vescovo – un compito educativo enorme, che è anche e anzitutto autoeducativo, se non in tanti casi autocorrettivo: purezza e castità riappaiono come valori costitutivi di un tale percorso formativo, in cui ci sono responsabilità di genitori ed educatori, e responsabilità di istituzioni e della società intera”.

Leggere tra le complesse forme espressive del Vaticano è esercizio molto complesso, tuttavia è difficile pensare che il discorso di monsignor Crociata non tenesse conto della situazione italiana. Che questo voglia dire un allontanamento delle alte gerarchie cattoliche dal premier è prematuro, ma le notizie che vorrebbero prossime alla pubblicazione nuove fotografie imbarazzanti per il presidente del Consiglio forse hanno indotto i vescovi ad una mossa preventiva, per evitare che un eventuale nuova burrasca possa trovarli impreparati.

Di fatto la tensione sulle immmagini ‘previste’ ha coinvolto anche i colonnelli del Pdl ed il capogruppo alla Camera, Cicchitto non perde occasione per definirle “ritoccate”, anche se nessuno le ha ancora viste e tantomeno rese pubbliche.

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