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Il cancro c’è ma non si vede

Autore: . Data: lunedì, 6 luglio 2009Commenti (0)

Diecimila casi di tumore al seno in Italia non risultano conteggiati nelle statistiche ufficiali del ministero della Salute. A rivelarlo i risultati di uno studio epidemiologico di un team di ricercatori italiani e americani. Un articolo per “Tu Inviato”

mammellaecografiaLo studio è stato pubblicato sull’autorevole rivista The Journal of Experimental & Clinical Cancer Research. Coordinatore della ricerca è Antonio Giordano, direttore del dipartimento di biotecnologie della Temple University di Philadelphia, professore ‘di chiara fama’ all’Università di Siena e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research, con sede a Philadelphia.

Il professor Giordano ha ricevuto al teatro San Carlo di Napoli il riconoscimento “Napoletani Eccellenti nel Mondo” ed ha approfittato della presenza del premier Silvio Berlusconi per consegnargli di persona i risultati della ricerca.

“Sono dati importantissimi” – ha detto il professore – “talmente importanti che ho ritenuto necessario che il premier ne venisse a conoscenza in prima persona”.

Secondo lo studio, l’incidenza del cancro al seno su centomila donne italiane fino a 84 anni sarebbe di 142 casi nel 2000 e di 161 nel 2005, con un aumento del 13,4%. Tra il 2000 e il 2005 i casi di malattia sarebbero aumentati in tutte le fasce d’età: +9,4% per le donne tra i 45 e i 64 anni, +11,7% tra i 64 e i 75 anni e +15,7% oltre i 75 anni.

Ciò che più ha allarmato i ricercatori tuttavia è il dato che riguarda le donne tra i 25 e i 44 anni. Tra il 2000 e il 2005 l’incidenza della malattia sarebbe aumentata del 28,6%. “I dati assumono ulteriore rilevanza – dice il professor Giordano – quando confrontati con quelli del ministero della salute”.

Il dato del ministero sull’incidenza della malattia in tutte le fasce d’eta è fermo a 93 casi su centomila donne, il 72% in meno di quelli che, secondo il professor Giordano, sono i “dati reali”.

“Abbiamo utilizzato gli stessi dati in possesso del ministero”, spiega Giordano, “ma siamo andati molto più a fondo nell’analisi”. Mentre i dati ufficiali italiani sono infatti calcolati utilizzando un metodo statistico basato sulla mortalità, il nuovo studio si basa sui database ospedalieri che registrano le operazioni chirurgiche e in particolare mastectomie e quadrantectomie.

La nuova analisi esamina il numero di operazioni chirurgiche su casi di cancro al seno: 41.608 nel 2000 e 47.200 nel 2005 (+13.8% in sei anni). Le statistiche del ministero registrano invece nel 2005 solo 37.300 casi, diecimila in meno di quanto risulta dai registri ospedalieri.

“La differenza tra i nostri dati e quelli del ministero si spiega perchè molti decessi che non avvengono in ospedale vengono registrati come decessi per arresto cardiocircolatorio, o almeno così c’è scritto sui certificati di morte”, continua Giordano, “noi invece siamo andati a vedere le schede di dimissioni ospedaliere. Quella del ministero è una vecchia strategia d’interpretazione, che va abbandonata”.

“In Italia si fa molta prevenzione ed è un bene”, dichiara il professore, “ma non siamo ancora capaci di identificare realmente quali sono le popolazioni a rischio”.

Lo studio, fin qui finanziato dalla Regione Campania e portato avanti dal CROM (Centro Ricerche Oncologiche) di Mercogliano, proseguirà nei prossimi mesi con un’analisi dettagliata regione per regione.

Lorenzo Marvulli

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