cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca
Regola la dimensione del carattere: A A

Fiat, protesta contro i tagli

Autore: . Data: giovedì, 9 luglio 2009Commenti (0)

I dipendenti di Termini Imerese, in Sicilia, hanno scioperato ieri per otto ore. L’Ad del gruppo Marchionne ha auspicato la “riconversione” dello stabilimento, ma le tute blu temono si voglia “fare cassa” sulla loro pelle

operaisiciliaQuando sugli stabilimenti Fiat si affaccia la scure della crisi, la salvezza passa spesso da una parola ricca di incognite: “riconversione”.

L’ultima volta in ordine di tempo è stata utilizzata dal management torinese nella speranza di dare una prospettiva alla fabbrica siciliana di Termini Imerese.

Non è un segreto per nessuno che la casa automobilistica del Lingotto viva una situazione di crisi. Dalla quale cerca di uscire attraverso le spericolate (e sotto certi aspetti coraggiose) iniziative internazionali dell’amministratore delegato Sergio Marchionne. Le quali passeranno, con ogni probabilità, anche da dolorosi tagli all’occupazione.

I lavoratori del sito produttivo siciliano protestano ormai da settimane. Inizialmente hanno scioperato centinaia di dipendenti delle aziende dell’indotto, protestando duramente contro il piano che prevede la fine della produzione automobilistica entro il 2012.

I disagi più importanti per la produzione si sono verificati alla Ergom e alla Lear, due delle più grandi aziende che ruotano attorno alla Fiat.

Dal canto loro, i dirigenti locali della Fiom non hanno nascosto tutta la loro preoccupazione, perché la vertenza è difficile e complicata e il confronto – hanno riferito – non può nemmeno cominciare finché non si toglie di mezzo il convitato di pietra della “riconversione”.

Il sindacato parte da alcuni dati di fatto, o presunti tali: non più tardi di un anno e mezzo fa, Fiat aveva polemizzato con la Regione Sicilia perché colpevole di non rispondere con coerenza agli accordi di programma. Come mai, a distanza di una manciata di mesi, Termini Imerese diventa non più adatta a produrre auto?

Alcuni giorni dopo un folto gruppo di operai ha bloccato l’autostrada Palermo-Catania, mentre ieri si sono fermate le tute blu dello stabilimento di Termini Imerese (con adesioni vicine al 100%, stando a quanto dichiarato dai sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm).

La protesta dei lavoratori siciliani trova alimento in alcune incongruenze riscontrate negli ultimi mesi: come mai è stata annunciata la chiusura della fabbrica di Termini Imerese (passando per la presunta “riconversione”) pochi giorni dopo la manifestata disponibilità a definire un percorso di confronto sulle prospettive del gruppo con governo, enti locali e sindacati?

Sta forse dando ragione, l’amministratore delegato dell’azienda torinese, agli analisti economici (anche vicini al centrosinistra, come Massimo Riva dell’Espresso) che lo hanno accusato di “aver tenuto buoni” i sindacati nel tentativo di “scucire qualcosa ancora dal governo” nell’attesa di capire come possa evolvere la vicenda-Chrysler e se ci siano margini per riaprire quella con Opel?

Se così fosse, Fiat – pur impegnata a gestire una fase che prevede il necessario allargamento al mercato internazionale – proverebbe nuovamente ad accreditarsi come “azienda nazionale” meritevole di attenzioni pubbliche.

La possibile “doppiezza” della quale parlano gli analisti (spregiudicatezza “global” da un lato e aperture possibiliste offerte a governo e sindacati) potrebbe dunque rivelarsi utile a rivendicare ulteriori benefici sotto forma di finanziamenti a pioggia senza l’obbligo di dover garantire alcun impegno a tutela dell’occupazione.

Visto che il tema resta quello del salvataggio dell’azienda attraverso interventi disinvolti dentro e fuori dal Paese, i sindacati della fabbrica siciliana chiedono di non diventare agnelli sacrificali affinché la casa madre possa “fare cassa”.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008