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Sinistre mai così sinistrate

Autore: . Data: venerdì, 26 giugno 2009Commenti (0)

Rifondazione è alle prese con i conti che con tornano più, nel Pdci volano espulsioni e querele, i vendoliani sono già divisi. Mentre nel Pd è partita la conta in vista del congresso

cocciLa sinistra si è persa. Dopo due appuntamenti elettorali disastrosi (il flop dell’Arcobaleno alle Politiche e il suicidio di Prc-Pdci e “Sinistra e Libertà”, divisi alle Europee ed entrambi rimasti al di sotto del quorum) il confronto tra le varie anime litigiose non decolla.

Anzi, scorrendo le notizie qua e là, si scoprono parecchi stracci che volano e compongono un quadro – se possibile – sempre meno edificante.

Cominciamo dalla Rifondazione di Paolo Ferrero. Proprio ieri il quotidiano diretto da Piero Sansonetti, che si chiama “L’Altro”, ha costruito un articolo sulla lettera che lo stesso Ferrero avrebbe inviato al personale di apparato che lavora per il suo partito.

La premessa è rappresentata dai conti del prossimo triennio non lascerebbero spazio a particolari fantasie: dei 33 milioni di esborsi necessari per mantenere in piedi la struttura del Prc ne saranno disponibili circa 8.

La missiva è drammaticamente esemplare del clima che si respira nelle roccaforti (si fa per dire) della cosiddetta “sinistra radicale”: “Propongo democraticamente – avrebbe scritto Ferrero – di scegliere tutti assieme la corda con cui sarete impiccati”.

L’espressione cinicamente sarcastica trova una spiegazione qualche riga più giù, là dove ai candidati al martirio viene chiesto addirittura di farsi avanti: “E’ necessario – si leggerebbe ancora – intervenire in maniera draconiana su tutte le spese incluso il costo del lavoro. Bisogna dimezzarlo ma su quali criteri sceglieremo chi deve essere licenziato e chi no? Non lo so. Se voi avanzate delle proposte saranno certamente ben accette e attentamente vagliate”.

Sul terreno politico, intanto, non sono previste ricomposizioni a breve scadenza. Sempre nella giornata di ieri, Riccardo Nencini (leader della componente socialista del cartello elettorale di “Sinistra e libertà” guidato da Nichi Vendola), ha proposto di allargare il confronto all’Udc in vista delle Regionali della primavera 2010.

Ferrero gli ha risposto piccato che l’unica possibilità resta quella di costruire un polo alternativo al Pd, che ovviamente non può prevedere simili commistioni.

Restando per un attimo a “Sinistra e libertà”, non è chiaro se il cartello che ha raccolto il 3,1% dei consensi alle Europee sia ancora davvero in piedi. Perché, mentre i socialisti cercano di ancorarlo ai moderati di centrosinistra insieme a settori dei Verdi (entrambi refrattari a qualunque tipo di dialogo con i comunisti), altri ambientalisti la pensano diversamente e sono orientati a proseguire l’esperienza che guarda a sinistra, spalleggiati dall’area guidata da Claudio Fava.

Il tutto accade mentre il leader Nichi Vendola sta momentaneamente alla larga dai riflettori.

Clima ancor più infuocato in casa Pdci. Nella recente riunione della Direzione nazionale post-voto, è stato presentato un esposto al Collegio di garanzia del partito, nel quale si sostiene che il dirigente Marco Rizzo (capodelegazione uscente al Parlamento Europeo) avrebbe fatto campagna elettorale per altre formazioni, come l’Italia dei Valori e il Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando, e si invocano perciò misure disciplinari.

Mentre era in corso l’esame della “pratica”, Rizzo ha rilasciato dichiarazioni alle agenzie di stampa e ad alcuni giornali proclamandosi “innocente” e sostenendo la “pericolosa” frequentazione da parte del segretario del partito, Oliviero Diliberto, con Giancarlo Elia Valori, presidente della Confindustria del Lazio e con un passato di iscritto alla loggia massonica P2 dalla quale sarebbe poi uscito in dissenso con Licio Gelli.

L’inopportunità di tale frequentazione, a detta di Rizzo, sarebbe stata riservatamente fatta notare all’interessato nel corso della campagna elettorale, ma Diliberto non se ne sarebbe curato. Dunque, la richiesta di provvedimenti disciplinari deriverebbe da una critica mal digerita dai vertici del Pdci.

Mentre annunciava querela nei confronti di Rizzo, Diliberto ne ha approfittato per rendere nota la sua espulsione dal partito, deliberata dal Collegio di garanzia a causa della violazione di un articolo dello Statuto e dell’utilizzo improprio dei mezzi di stampa, che avrebbe arrecato gravi danni all’immagine del partito e del suo Segretario.

Per la cronaca, il reprobo non è arretrato di un millimetro. Confermando le accuse di collusione di Diliberto con gli ambienti massonici, ha affermato (in un’intervista concessa sempre ieri al giornale diretto da Sansonetti) di voler avviare un nuovo “percorso” per costruire l’ennesima (si presume fallimentare) “sinistra popolare”.

Tra beghe e carte bollate, c’è spazio anche per la politica, o a qualcosa che le assomiglia. L’ex portavoce di Fausto Bertinotti, Ritanna Armeni, ha spiegato – in un’intervista sul “Giornale” di ieri – che la sinistra dovrebbe “ritrovare una strada che oggi pare smarrita. Ritrovare le sue ragioni nella politica e non nel gossip”.

Armeni sposa dunque la tesi dell’inopportunità di alimentare il dibattito tra il “pubblico” e il “privato” che riguardano Silvio Berlusconi. “L’opposizione ritorni a pensare al Paese e ai suoi problemi, non alle rivelazioni di qualche escort. Altrimenti la rivincita è impossibile”.

L’opinione della giornalista è ovviamente rispettabile, ma non si comprende come si possa definire un fatto privato (indegno di attenzione) lo scandalo politico-morale che sta investendo il capo del governo italiano, con il raccapriccio quotidiano manifestato delle testate di tutta Europa.

Ad ogni modo Armeni se l’è presa soprattutto con il principale partito di opposizione, vale a dire il Pd. Che nel frattempo ha deciso di mettere in piazza la battaglia per la leadership, in vista del congresso che si svolgerà in autunno.

Dell’uscita sul web del “manifesto” di Dario Franceschini, “InviatoSpeciale” ha già dato notizia. Da ieri si assiste all’intruppamento del corpo dirigente con uno dei due candidati alla successione, cioè lo stesso Franceschini e Pierluigi Bersani.

Con qualche chicca, magari sfuggita ai più disattenti. Dato che il segretario verrà eletto con le elezioni primarie ma l’elezione non è ritenuta valida se il primo classificato non ha raggiunto il 50 per cento più uno dei consensi, nel sottobosco del partito si lavora sulla candidatura di un terzo candidato.

Perché in caso di mancato raggiungimento del quorum, l’elezione del capo spetterebbe all’Assemblea nazionale (qualcosa che assomiglia al vecchio congresso di partito), che magari potrebbe eleggere il secondo classificato alle Primarie con i voti del terzo incomodo, il quale successivamente verrebbe premiato con qualche carica “di peso”.

Insomma, anche sul “nuovismo” dei Democratici ci sarebbe molto da discutere. Ad ogni modo, qualche vecchio militante di sinistra avrà già avuto modo, più volte, di pentirsi di non essere “morto democristiano”.

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