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Sangue sull’Iran

Autore: . Data: lunedì, 22 giugno 2009Commenti (0)

Relativa calma ieri dopo l’assassinio di almeno tredici oppositori. Continuano gli arresti, mentre la stampa estera è ridotta al silenzio.

teheran

La situazione nel Paese è gravissima. Le strade della capitale sono controllate dalle forze anti sommossa. Il quadro è quanto mai confuso. Nella serata di ieri, secondo informazioni raccolte in modo fortunoso in internet, alcuni navigatori iraniani hanno sostenuto di aver sentito a Teheran nord colpi di pistola o fucile, mentre altri sono certi si siano svolte manifestazioni anche in altri centri del Paese. Nessuna fonte indipendente è stata in grado ancora di verificare le notizie e la Bbc informa che da sue fonti ha appreso che non ci sono state dimostrazioni domenica.

Le vittime delle aggressioni della polizia e delle milizie paramilitari ai danni di cittadini contrari al governo potrebbero essere molte più delle 13 accertate fino ad oggi. 457 manifestanti sono stati arrestati e Reporter senza frontiere ha comunicato che 23, tra blogger e giornalisti locali, sono stati fermati nelle ultime ore.

Ambienti vicini al leader Mousavi hanno esortato i contestatori a continuare le proteste in modo non violento e sul sito del candidato sconfitto in modo probabilmente fraudolento si legge un appello ai suoi sotenitori: “Protestare contro le menzogne e le frodi è un vostro diritto”.

La televisione e fonti governative hanno definito i civili morti “terroristi”, invertendo i ruoli, perchè come testimoniano decine di filmati e fotografie i manifestanti inermi e pacifici sono stati affrontati da poliziotti e miliziani con una inaudita violenza. Sul piano politico è ormai chiaro che i religiosi al potere ed Ahmadinejad non intendono in nessun modo aprire un dialogo con l’opposizione guidata da Mir Hossein Mousavi.

L’apparato paramilitare che protegge il governo è imponente, è stato costruito negli anni ed è indottrinato, per cui è molto difficile pensare che al suo interno possano aprirsi divisioni. Inoltre il controllo dei mezzi di informazione da parte del regime rende complessa l’espansione della protesta, che fatica ad arrivare nelle zone rurali e nelle altre grandi città del Paese.

Tuttavia, secondo alcuni commentatori rimane dubbia la posizione di Rafsanjani, una delle più influenti autorità del Paese. Fino ad oggi è stato in silenzio e non ha partecipato alla preghiera del venerdì nella quale l’Ayatollah Khamenei ha di fatto messo fuori legge l’opposizione di Mousavi. Inoltre sua figlia, Faezeh Hashemi, la nipote ed altri quattro membri della sua famiglia sono stati arrestati sabato e poi rilasciati ieri sera.

In un quadro di questo genere sarà necessario capire come il leader della contestazione deciderà di operare.  Mousavi ha detto sabato: “I brogli erano stati pianificati da mesi. Sono pronto al martirio e continuerò la protesta”, una dichiarazine di guerra che tuttavia potrebbe portarlo dritto in prigione. Alcuni fonti non verificate sostengono che in qualche ambiente dell’opposizione si stia pensando ad uno sciopero generale, ma non esiste alcuna conferma della notizia.

Per Chatham House, un autorevole istituto indipendente con sede a Londra i risultati delle elezioni presidenziali iraniane sono poco verosimili, se si tiene conto delle tendenze registrate nelle precedenti consultazioni.

Per gli analisti Ahmadinejad non avrebbe mai potuto ottenere un consenso di oltre l’85 per cento dei suffragi senza il passaggio al fronte conservatore di alcuni collegi tradizionalmente riformisti.

Per arrivare a dove è arrivato, secondo lo studio, il presidente sarebbe stato votato anche dal 47,5 per cento di quanti, nel 2005, avevano scelto il candidato riformatore. “Questo, al di là di ogni altro dato, è altamente inverosimile”, si legge in un rapporto.

Per l’Iran le pressioni internazionali sono quasi ininfluenti, perchè si tratta di Paese abituato all’accerchiamento, governato da una oligarchia che in quasi trent’anni ha demolito qualunque tentativo di opposizione, ricorrendo a metodi spesso violenti ed illegali. Infine il fenomeno della corruzione è molto esteso.

L’esercito, uno dei più forti del mondo, è stato di recente modernizzato ed è stato addestrato per anni pensando ad una invasione americana, per cui la solidarietà espressa da forze occidentali al movimento di protesta non facilita un eventuale pronunciamento degli alti gradi militari. Diversa la situazione nella truppa, che potrebbe simpatizzare coi giovani contestatori.

Per capire cosa stia succedento non è quasi più possibile ricorrere a fonti indipendenti, i giornalisti stranieri o sono stati espulsi o sono controllati negli spostamenti. Ieri è stato arrestato senza alcuna accusa il collaboratore della rivista americana Newsweek, Maziar Bhari, gli uffici della televisone ‘Al Arabiya’ sono atati chiusi dalle autorità e il corrispondente della Bbc, Jon Leyne, è stato ‘invitato’ a lasciare l’Iran entro 24 ore. Però il regime fatica a controllare internet, anche se ha già oscurato numerosi siti.

Il governo è impegnato in una profonda operazione di disinformazione, chiama ‘terroristi’ gli oppositori e il ministro degli Esteri iraniano, Manoucher Mottaki, ha respinto le denunce di irregolarità e frodi elettorali nelle elezioni presidenziali del 12 giugno, affermando che questa possibilità praticamente non esiste. Poi, parlando ai diplomatici stranieri a Teheran, il capo della diplomazia iraniana ha spiegato che entro la fine della settimana verrà annunciata un’inchiesta sulle denunce di frodi: “La possibilità di irregolarità e problemi organizzati e generali in questa elezione è vicina allo zero, considerata la composizione della gente incaricata di far svolgere il voto”, riferendosi però agli impiegati governativi.

Mottaki è poi ricorso alla tradizionale strategia ‘della macchinazione straniera’, accusando la Gran Bretagna di interferenza nelle elezioni e di aver lavorato contro il voto per più di un anno: “Abbiamo constatato un afflusso di persone provenienti dal Regno Unito in vista del voto”, ha affermato, ma senza fornire alcun dettaglio concreto.

Un filmato è stato diffuso subito dopo gli scontri di sabato e mostra l’asassinio di una ragazza, il suo nome era Neda. E’ stato realizzato con un telefonino dall’amico di un medico che ha subito tentato di soccorrere la giovane. InviatoSpeciale ha deciso di non rilanciare il video, perchè non crediamo che la ‘morte in diretta’ di una donna offra maggiori conoscenze dei fatti ai lettori, ma pubblichiamo la ‘cronaca’ dell’episodio che il soccorritore, un medico, ha voluto consegnare al mondo e che, chissà perchè, quasi nessuno ha riportato.

Ha scritto il medico: “La milizia Basij ha ferito a morte alle 19.05 una giovane donna durante la protesta di sabato 20 giugno a Karekar ave., a Teheran, all’incrocio tra  Khosravi St. e Salehi st. La giovane ragazza erà lì in piedi con il padre a guardare le contestazioni quando è stata colpita da un proiettile sparato da un miliziano basij che stava sul terrazzo di un edificio civile. Il cecchino ha chiaramente mirato alla giovane e non poteva mancarla. Ha sparato direttamente al cuore. Io sono un medico ed allora ho cercato immediatamente di salvarla. Ma l’impatto del proiettile aveva lacerato gli organi interni del torace e lei è spirata in due minuti. Le proteste erano a circa un chilometro, nella strada principale ed alcuni dei manifestanti si erano allontanati in direzione di Salehi st. per sfuggire ai lacrimogeni. Il film è stato realizzato da un mio amico che stava a fianco a me. Vi pego di farlo sapere al mondo”.

La Bbc ha raccolto alcuni racconti di testimoni oculari della violenza di polizia e milizia Basij sabato scorso e che descrivono la drammaticità della situazione.

Siavash, Teheran, Iran: “Ho partecipato alla protesta in Piazza Valiasr. Quando siamo arrivati lì, c’erano agenti in tenuta antisommossa e polizia in borghese che colpivano i cittadini. Ho potuto vedere che una persona era stata uccisa e giaceva per terra. Usavano anche idranti. Abbiamo deciso di dirigersi verso piazza Azadi e c’erano guardie in moto che attaccavano le persone con manganelli.C’erano migliaia di persone per la strada e la polizia usava gas lacrimogeni. Tutto è stato terrificante.Towhid (Unity) Square sembrava un campo di battaglia. C’erano tantissime donne tra i manifestanti. Ho visto un agente attaccare una donna fino a che lei lo ha preso al collo e gli ha chiesto: “Perchè stai facendo questo? Non sei un iraniano?” Lei era totalmente disarmata e non sapeva cosa fare, ma il suo gesto lo ha bloccato. Non c’erano ambulanze. Le persone si aiutavano tra loro e curavano i feriti tenendosi a distanza di sicurezza da ulteriori attacchi”.

Siamak, Teheran, Iran: “Guardie in borghese con manganelli e la polizia antisommossa stavanio all’ingresso della piazze e bloccavano l’accesso dei manifestanti. Gli agenti utilizzavano gas lacrimogeni per respingere la folla. Questa battaglia è andata avanti per circa un’ora con i manifestanti si spostavano prima in avanti e poi indietro. La folla si è dispersa, quando circa 50 o 60 agenti in motocicletta hanno attaccato. C’erano circa un migliaio di persone, soprattutto giovani. SOno andato via dopo poco.

Anonimo, Teheran, Iran: “Alcuni miei amici mi hanno detto che di fronte Sattar Khan Street la polizia diceva coi megafoni ai sittadini di andar via prima dell’attacco dei miliziani basij. I miei amici mi hanno rferito che molte persone in Piazza Enghelab agitavano copie del Corano e cantavano. Molti fuggivano per le vie laterali, ma gli agenti ben armate li aspettavano anche lì. La strada era piena di fumo e la locale stazione della metropolitana (Darvaze Dowlat) era piena di soldati che dopo si sono messi a caccia di persone inermi. C’erano elicotteri che sorvolavano da Enghelab Square a Piazza Azadi”.

Farshid, Teheran, Iran: “Oggi è un giorno diverso. Io ed i miei amici non possiamo più tornare a casa. Vogliamo che il mondo Veda le foto di chi è stato ucciso essere ucciso per aiutare la democrazia in Iran e salvare il mondo. Pregate per noi”.

Ehsan, Teheran, Iran: “Oggi abbiamo cercato di raggiungere i manifestanti in piazza Azadi e Enghelab, ma ogni strada che provavamo a fare era bloccata dalla polizia. La zona era piena di Sepah (guardie rivoluzionarie, ndr), la maggior parte aveva il contrassegno Sepah sui vestiti. In Sattar Khan ho visto con i miei occhi due normalissime donne quarantenni picchiate duramente con manganelli elettrici, per niente non aver fatto nulla se non alzare la voce per protestare.

Ahmad, Teheran, Iran: “Sono intorno a Piazza Enghelab ora. C’è moltissima milizia basij, stanno in piedi armati di manganelli e sbarre di acciaio all’inizio e alla fine di ciascuna delle vie circostanti. Sono davvero tanti. Molti di loro sono riuniti in Amir Abad st. e vedo una motitudine di persone andare verso Enghelab Street.

Ali, Teheran, Iran: “Migliaia di uomini della polizia hanno chiuso tutte le strade che portano ai luoghi di concentramento principali. Ma la gente si è riunita lo stesso per andarci”.

Anon, Teheran, Iran: “Sono circa le 3 di pomeriggio e cerchiamo di andare in piazza Enghelab, ma per quattro diverse strade siamo stati bloccati. Nella zona ci sono le forze antisommossa e i basij con manganelli e idranti e furgoni bloccare la strada. Dalle 4 la folla ha cominciato a raccogliersi e a crescere. La folla è andata verso Azadi Square con le mani alzate in segno di vittoria, ma in silenzio. La polizia blocca la folla e poi ha iniziato ad attaccarla prima con manganelli poi con le armi da fuoco, la folla ha cercato di fuggire, c’erano molte donne che gridavano, è stato terrorizzante.

Mania, Tehran, Iran: “Agenti antisommossa della polizia si erano nascosti in un edificio della scuola elementare in via Jamalzadeh. Sono usciti ed hanno picchiato le persone e trascinato alcuni in un edificio, andrà a finire male. I manifestanti non hanno paura, anche se sono picchiati, si disperdono e si riuniscono in gruppo più grande dopo un minuto. La gente ha imparato un sacco di trucchi durante la settimana scorsa e adesso afrrontano le cose con molto coraggio. Gli  elicotteri guardano dall’alto e vedo il fumo che sale da diverse parti della parte centrale. Hanno picchiato brutalmente le persone non sapendo che con questo comportamento le fanno arrabbiare sempre di più”.

Iman, Teheran, Iran: “Noi continueremo a protestare e ci sono molte ragioni per farlo. In primo luogo, perché noi reclamiamo i nostri diritti. In secondo luogo perché non abbiamo paura. In terzo luogo non ci lasceremo ingannare. E il quarto perchè agendo così  il vero volto del regime si è rivelato al mondo intero”.

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