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La ‘sicurezza’ che viola i diritti

Autore: . Data: giovedì, 11 giugno 2009Commenti (0)

Il Consiglio superiore della magistratura critica le norme sulla sicurezza.

diritti-civiliLa sesta Commissione del Csm, nel parere sulla legge presentata dal ministro Maroni che è stato presentato ieri al plenum di Palazzo dei Marescialli, sostiene che alcune delle norme approvate dal centro destra, come ad esempio quella che per la dichiarazione di nascita prevede l’esibizione del permesso di soggiorno da parte del genitore, ledono i diritti dei clandestini e dei loro figli.

Il documento, approvato all’unanimità, sottolinea ancora come la norma, considerata lesiva dei diritti dei migranti e dei loro figli, si ponga “in contrasto con il diritto della persona minore di età alla propria identità personale e alla cittadinanza da riconoscersi immediatamente al momento della sua nascita” e in contrasto con la Convenzione sui diritti del fanciullo di New York ratificata dall’Italia.

Nel parere si sottolinea come con la nuova legge si viene a determinare una “iniqua condizione” del figlio di migranti non ancora regolarizzati, perchè il minore viene “privato della propria identità” ed per questo motivo può essere “esposto attraverso falsi riconoscimenti da parte di terzi, per figli illeciti e in violazione della legge” ad adozioni illegali.

I consiglieri pensano inoltre che per i migranti di maggiore età  vengano lesi il diritto all’assistenza, alla salute e altri beni tutelati dalla Costituzione. Il nuovo reato di clandestinità, dicono i membri della sesta commissione avrà una “inevitabile incidenza negativa sull’accesso a servizi pubblici essenziali”, cioè tutto quello che riguarda diritti rinalienabili come il diritto ad essere curati in strutture sanitarie.

In forza del Codice di procedura penale infatti “tutti i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio hanno l’obbligo di denuncia in relazione alla cognizione funzionale di un reato procedibile d’ufficio”. Il rischio concreto, senza deroghe a questo obbligo, è che “si possano creare circuiti illegali alternativi che offrano prestazioni non può ottenibili dalle strutture pubbliche”.

Come ha reagito il governo? il sottosegretario all’Interno, Alfedo Mantovano, ha detto subito: “A poco meno di 24 ore dall’esortazione del capo dello Stato a non operare strappi negli equilibri istituzionali, il Csm mostra singolare adesione alle parole del suo presidente, producendo un intervento nel quale il tasso di ideologizzazione fa a gara con la non conoscenza della materia oggetto dell’intervento” ed ha concluso: “Sarebbe interessante capire quali norme hanno letto i componenti del Consiglio per affermare che un clandestino non puo’ iscrivere all’anagrafe il figlio”.

Come sempre i fatti vengono distorti e si finge di non capire. E’ evidente che se rivolgersi ad un ufficio pubblico comporta l’automatica denuncia per ‘immigrazione clandestina’ nessuno andrà da solo a mettersi nella bocca del leone. Il sottosegretario non ammette poi che un organo dello Stato, il Csm, possa avere un parere su un altro dei poteri. Nonostante gli studi di giurisprudenza, Mantovano era un magistrato, l’esponente del governo trascura la ‘dottrina di Montesquieu’, ovvero quella della divisione dei poteri.

Per il pensatore francese, che inventò la struttura dello stato democratico vi sono tre generi di poteri, quello legislativo (fare le leggi), quello esecutivo (farle eseguire) e quello giudiziario (giudicarne i trasgressori). La condizione oggettiva per l’esercizio della libertà del cittadino è che questi tre poteri restino nettamente separati e siano tra loro indipendenti. Ed in grado di espirimersi, ovviamente. Nessuno dei tre può sovrastare l’altro, mentre per il sottosegretario non è così, perchè a suo parere l’esecutivo non ammette repliche.

Montesquieu riteneva, poi, che i tipi di governo fossero tre: la repubblica, la monarchia e il dispotismo. Il principio alla base della repubblica era, a suo parere, la virtù, cioè l’amor di patria e l’uguaglianza. Nelle monarchie, invece, individuava il principio nell’onore, nell’ambizione personale, mentre per i regimi dispotici indicava la paura che lo stato infonde nei cuori dei sudditi.

Cosa sentono i cittadini stranieri che vivono in Italia nei confronti dello Stato? La risposta è libera, ma la paura potrebbe essere l’opzione più credibile. Per gli indigeni qualcuno in un lontano passato parlava di ‘casta’ e più di recente altri hanno suggeristo l’esistenza del ‘Palazzo’. Tutti e due prevedono l’esistenza dei sudditi, come è noto. Ma si tratta di ‘congetture’.

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