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La rivolta di Teheran

Autore: . Data: martedì, 16 giugno 2009Commenti (1)

Ieri una immensa manifestazione nella capitale.  Sette uccisi e l’opposizione sembra in un vicolo cieco.

iranian_protest_election_results_40La città è stata scossa da un oceano di persone. Di certo molte centinaia di migliaia di cittadini, tanti da riempire una strada ad otto corsie e della lunghezza di dieci chilometri, hanno protestato contro la rielezione di Ahmadinejad.

Alla manifestazione hanno partecipato, oltre a Moussavi, anche l’altro candidato riformista alle presidenziali del 12 giugno scorso, l’hojatolislam Mehdi Karroubi e l’ex presidente della Repubblica Islamica, Mohammad Khatami.

I manifestanti continuano a chiedere l’annullamento del voto di venerdì, giudicato irregolare e oggetto di brogli. Moussavi, Khatami e Karroubi hanno deciso di scendere in piazza per per evitare i possibili scontri con la polizia, poichè il governo considera qualunque iniziativa pubblica fuori legge.

Nonostante questa decisione una radio governativa ha reso noto che sette persone sono state uccise. “Un certo numero di teppisti ha attaccato un distaccamento militare e compiuto atti vandalici contro proprietà pubbliche in prossimità di Piazza Azadi “, ha detto ‘Radio Payam’.  “Purtroppo, sette persone sono state uccise e molte altre ferite nell’incidente”, ha concluso lo speaker. Considerata la fonte sarà opportuno attendere che un’inchiesta indipendente faccia luce sull’episodio, perchè la possibilità che questa versione sia stata strumentalizzata dal governo è molto alta.

Moussavi ha tenuto un discorso nel quale ha chiesto nuove elezioni, riproponendosi come candidato alla presidenza della Repubblica. Il centro di Teheran è rimasto paralizzato e molti cittadini, pur senza parteciapare alla dimostrazione, hanno offerto solidarietà ai manifestanti.

Non ha trovato al momento e per fortuna alcuna conferma una notizia diffusa in Italia da un’agenzia ed in base alla quale nei giorni scorsi cinque studenti sarebbero stati uccisi durante scontri con la polizia. In realtà l’origine del sospetto è da ricercarsi in un reportage del sito studentesco Bamdad Khabar, secondo il quale nella notte del 14 giugno un gruppo composto da estremisti della milizia semiufficiale Ansar-i hizbullahi e da Guardiani della rivoluzione avrebbero attaccato un dormitorio dell’università di Teheran.

Il regime ha oscurato intanto Youtube e Facebook, e numerosi siti, tra i quali Tehran 24, che pubblicava fotografie delle proteste popolari. Anche la telefonia cellulare è sottoposta a black out e gli sms parrebbero congelati.

Il quadro politico, tuttavia, lascia poco spazio alla speranza di veder ricomposta la frattura in modo pacifico. Ahmadinejad e la parte più conservatrice del regime non arriveranno spontaneamente ad una mediazione e questa strategia non permette di essere ottimisti. Sarà probabile che una durissima repressione smantelli completamente il movomento innovatore e, come è già più volte avvenuto in passato, riduca i giovani (tra i più attivi oppositori) al silenzio.

Un giovane contestatore dalla capitale iraniana ha detto ad InviatoSpeciale che ritiene “impossibile un cedimento di Ahmadinejad per vie esclusivamente pacifiche”.  Sembra che anche oggi alcuni settori dell’opposizione riformista vogliano organizzare una manifestazione, ma gran parte delle informazoni che arrivano dall’Iran non sono verificate.

Il fronte sconfitto ha scelto di ricorrere al ‘tribunale’ per verificare i presunti brogli ed il capo supermo del Paese, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha dato mandato di controllare, ma il ‘Consiglio dei guardiani della rivoluzione’, che dovrebbe occuparsi della questione, è una diretta emanazione del potere, per cui sono assolutamente marginali le chances di veder riconosciute dopo il riconteggio dei voti (a patto sia effettuato per davvero) le ragioni di Moussavi.

Il leader riformatore è in ogni caso pessimista sull’esito del ricorso ed ha dichiarato: “Ho fatto appello al Consiglio dei guardiani, ma non sono molto ottimista sulla loro decisione. Molti dei suoi membri durante il voto non sono stati imparziali e hanno sostenuto il candidato del governo”.

Se nella capitale c’è un clima molto teso è difficile capire cosa succeda nel resto del Paese, principalmente nelle zone rurali, che sono trsadizionalmente il serbatoio elettorale e politico di  Ahmadinejad. Secondo alcune fonti anche a Rasht, Mashahd, Shiraz, Ahwaz, Zahedan e Oroumiye sarebbero in corso iniziative di contestazione al governo.

Amnesty International ha espresso una dura condanna per l’uso eccessivo della forza da parte delle autorità nel corso delle manifestazioni che hanno fatto seguito al voto di venerdì e ha chiesto che sia aperta un’inchiesta a questo proposito.

“Le scioccanti scene di violenza che hanno avuto per protagoniste le forze di sicurezza devono essere oggetto di un’indagine immediata e i responsabili di violazioni dei diritti umani devono finire in tribunale”, ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma per il Medio Oriente e l’Africa di Amnesty.

L’organizzazione sostiene di essere in possesso di rapporti in base ai quali agenti in borghese avrebbero picchiato con manganelli i sostenitori del riformista Mousavi.

Secondo Amnesty la reazione eccessiva delle forze dell’ordine, che è ben visibile nei numerosi filmati scaricati in internet e nei quali si vede la polizia picchiare i giovani coi manganelli usati al contrario, avrebbe portato al ferimento di decine di manifestanti non violenti.

L’organizzazione cita alcuni casi, come un assalto condotto da cento poliziotti contro gli studenti dell’Università di Teheran o l’uso di violenza da parte delle forze governative in motocicletta intente a disperdere un sit-in in piazza Vanak, sempre a Teheran. Altri casi sarebbero stati registrati a Rasht, Mashahd, Shiraz, Ahwaz, Zahedan e Oroumiye.

L’associazione per la difesa dei diritti civili, dopo l’incarcerazione di un numero imprecisato di oppositori “deplora il fatto che l’inizio del nuovo mandato presidenziale sia segnato da abusi a larga scala e considera tutti coloro che sono stati arrestati semplicemente perché chiedevano trasparenza” come “prigionieri di coscienza che dovrebbero essere rilasciati immediatamente e in modo incondizionato”.

Intanto, con l’evidente intento di rompere l’accerchiamento internazionale, qualche decina di supporter di Ahmadeinejad ha protestato davanti alle ambasciate di Francia ed Inghilterra a Teheran, criticando l’interferenza straniera nelle questioni interne iraniane. Alcuni sostenitori del presidente innalzavano cartelli con la scritta “gli occidentali sono nemici dell’Iran”.

Il governo francese ha chiesto ‘protezione’ per la propria sede diplomatica.

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    LA libertà non può essere limitata! Questi “Signor No” della polica se lo dovrebbero mettere in testa, in Iran come dalle nostre parti…

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