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Intercettazioni: continuano le proteste

Autore: . Data: sabato, 13 giugno 2009Commenti (0)

Ignorate dai Tg sono decine le prese di posizione contro la nuova legge che colpisce gli investigatori e la stampa. Gran parte dei cittadini non sa nulla.

censuraEcco una rassegna delle notizia di agenzia diffuse ieri sull’argomento.

“Senza sei mesi di intercettazioni non avremmo mai ottenuto il risultato di ottanta arresti per pedofilia”. È quanto afferma in un’intervista al Corriere della Sera Maria Cordova, magistrato che ha guidato l’inchiesta sulla pedofilia ‘Fiori nel fango’. Gli ascolti, spiega Cordova, “sono durati almeno sei mesi, a poco a poco è emersa una catena”. I 60 giorni previsti adesso “assolutamente”, sottolinea il pm, non sarebbero bastati perchè “le conversazioni telefoniche – afferma – non sono mai chiare”. Inoltre Cordova rileva che non c’è mai stato il rischio di violare la privacy nel corso della sua indagine perchè, spiega, “abbiamo controllato solo le persone che apparivano collegate alle nostre ipotesi di reato” e, anche in generale, “è sempre così”. “Sono in magistratura dal ’67 – aggiunge – e le intercettazioni ci sono sempre state”. All’obiezione che gli ascolti siano però nel frattempo aumentati a dismisura, Cordova replica che “molti reati come la pedofilia prima non esistevano”.

“Il 50 per cento dei procedimenti torinesi si dovrà fermare. I nostri governanti parlano tanto di sicurezza, il risultato è la produzione di insicurezza”. È quanto afferma in un’intervista alla Stampa il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, presentando i risultati di un calcolo effettuato dal suo ufficio sugli effetti del disegno di legge Alfano. “Senza intercettazioni – aggiunge Caselli – i grandi delinquenti resteranno impuniti e il carcere continuerà a riempirsi di persone che hanno commesso reati meno gravi per cui le intercettazioni non servono”.

“Viene imposto un limite grave ai magistrati prevedendo delle regole che sono contro l’esigenza di fare indagini, escludendo le intercettazioni per casi gravissimi e secondo viene limitata la libertà di stampa. Quando la stampa viene minacciata di arresti la misura è colma”. Il magistrato Ferdinando Imposimato, ai microfoni dell’Agenzia radiofonica Econews, interviene così sul dibattito in corso dopo l’approvazione della legge sulle intercettazioni. “Non si possono aspettare gli anni delle indagini per pubblicare le intercettazioni perchè se c’è un politico corrotto si deve sapere. Così -sottolinea- si realizza un vulnus all’informazione che non riguarda i giornalisti, ma la gente. La fiducia è stata una forzatura che non consente al parlamento di discutere”. “Non avremmo scoperto e saputo nulla delle scalate bancarie e di alcuni delinquenti banchieri che avevano rapporti con i vertici della Banca di Italia, queste cose non le avremmo sapute. Le persone -conclude- devono protestare, siamo di fronte ad una legge gravissima, liberticida e che viola vari articoli della Costituzione come quello che sancisce la libertà di informazione”.

“Quello che è accaduto ieri, l’approvazione della ‘Legge Bavaglio’ sulle intercettazioni imposta al Parlamento dall’ennesimo voto di fiducia, ha rappresentato e rappresenta una grave ferita ai valori costituzionali, di fronte alla quale non è sufficiente limitarsi alla critica a Berlusconi e della sua corte”. Lo afferma il portavoce di Articolo21, Giuseppe Giulietti, secondo il quale “è giunto il momento di promuovere una grande iniziativa nazionale che metta assieme quanti, forze politiche associazioni, sindacati e perfino singole personalità della destra, non si riconoscono in uno schema autoritario e populista e facciano sentire alle massime autorità istituzionali in Europa e in Italia l’indignazione di chi si vede sottratto il diritto alla legalità e all’informazione”. “Che si tratti di un vero e proprio scandalo lo dimostrano non solo le proteste unitarie dei magistrati ma addirittura, per la prima volta, il clamoroso documento unitario siglato dalla Federazione degli Editori, la Fieg, e dal sindacato dei giornalisti, l’Fnsi. Un atto senza precedenti e che da solo segnala la gravità di quanto è accaduto”, prosegue Giulietti, sottolinando poi che “non a caso 100mila cittadini in pochissime ore hanno aderito all’appello lanciato dal quotidiano Repubblica”. “Per queste ragioni -conclude Giulietti- Articolo21, l’associazione presieduta da Federico Orlando, attraverso il suo sito chiederà a tutte le forze politiche e associative di promuovere, in occasione della discussione al Senato, una manifestazione nazionale dedicata alla tutela dei valori costituzionali e all’affermazione dell’autonomia dei poteri di controllo, e proporrà che si tenga un’iniziativa nazionale affidando, se lo vorrà, al presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro l’intervento conclusivo a nome di tutti”.

L’Unione nazionale cronisti italiani ribadisce il suo “no” al disegno di legge sulle intercettazioni, che definisce un “progetto-bavaglio contro la libertà di stampa” e auspica “che il Senato intervenga per ristabilire i principi di democrazia sanciti dalla Costituzione e tutelati dalla Corte europea”. “L’approvazione alla Camera del ddl Alfano – afferma l’Unci in una nota – ha svelato definitivamente i piani del governo in materia di libertà di stampa. Gli atti dell’inchiesta giudiziaria, anche se non più segreti, resteranno inspiegabilmente e illogicamente ‘non pubblicabilì. Le intercettazioni telefoniche – sempre che la magistratura riesca ad attivarle, vista l’incredibile stretta sulla ammissibilità – spariranno dagli atti d’indagine fino a dopo l’inizio del processo. E anche se un giornalista riuscirà ad ottenere in modo lecito le trascrizioni legittime delle telefonate o dei tabulati, rischia una condanna fino a tre anni di carcere e il licenziamento immediato”. “Gli editori, loro malgrado, diventano responsabili in via amministrativa per la pubblicazione di atti ‘non più segreti ma non pubblicabilì (!) – sottolinea ancora l’Unione cronisti – pagando per ogni violazione dei giornalisti da un minimo di 65 mila euro (per aziende piccolissime) a un massimo di mezzo milione: inoltre, dovranno obbligatoriamente punire i propri giornalisti, ‘colpevolì di aver svolto il loro lavoro, con provvedimenti disciplinari che potranno arrivare al licenziamento in tronco”.

La Federconsumatori condivide pienamente la valutazione di Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21, sull’esigenza di una grande iniziativa contro la legge sulle intercettazioni. Ed esprime in una nota la sua adesione ad un’iniziativa nazionale per «rivendicare il diritto all’informazione, alla trasparenza e, soprattutto, ad una giustizia che sia davvero uguale per tutti”. In quanto associazione per la tutela dei diritti dei cittadini ci schiereremo in prima fila in questa battaglia, come da anni abbiamo sempre fatto. “Riteniamo – afferma il Presidente Rosario Trefiletti – che mettere a tacere le intercettazioni vuol dire, non solo privare la magistratura di uno strumento preziosissimo per le indagini, con grande soddisfazione di truffatori, malavitosi e di quanti non siano in regola con la giustizia, ma anche intaccare l’autonomia stessa del potere giudiziario”. “Pensiamo inoltre – conclude – che, se non fosse stato permesso l’utilizzo delle intercettazioni, probabilmente, non sarebbero usciti allo scoperto casi quali Cirio, Parmalat, e molti altri, che hanno coinvolto, truffandoli, milioni di cittadini. È per questo che noi crediamo, anzi, che tale strumento avrebbe dovuto essere potenziato”.

Mediacoop, associazione delle cooperative editoriali e della comunicazione, “chiede con forza al Senato di stralciare” dal disegno di legge sulle intercettazioni “tutto ciò che riguarda il diritto di cronaca e che invade la vita e l’autonomia delle imprese della comunicazione”. “Quella di una più stringente autoregolamentazione – sottolinea Mediacoop in una nota – è la strada più corretta, rispettosa della libertà e dell’autonomia dei giornalisti e delle imprese, in linea con il dettato costituzionale. Il problema non riguarda solo il versante degli operatori della comunicazione, ma anche il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati. In questo quadro il pieno rispetto del diritto di cronaca, a livello dell’informazione locale, è ancor più essenziale, se così si può dire senza sminuirne la valenza generale, perchè riguarda la vita stessa di comunità, a volte fortemente ristretta, per la quale la conoscenza immediata di fatti e avvenimenti è una condizione indispensabile per la democrazia, la sicurezza ed il vivere civile”. Su questi temi giovedì 25 giugno, a Roma, alla sala Capranichetta di piazza Montecitorio alle 10.30, si terrà un’assemblea nazionale degli operatori della comunicazione indetta da Mediacoop, Media non profit, Articolo 21 e Comitato per la libertà ed il diritto all’informazione.

Federconsumatori “si schiera in prima fila nel contrastare la legge sulle intercettazioni, in caso contrario i truffatori ringraziano”. Lo afferma il presidente Rosario Trefiletti, annunciando l’ adesione all’ iniziativa nazionale promossa da Articolo 21 “per rivendicare il diritto all’informazione, alla trasparenza e, soprattutto, ad una giustizia che sia davvero uguale per tutti”. “Se non fosse stato permesso l’utilizzo delle intercettazioni – osserva Trefiletti – probabilmente, non sarebbero usciti allo scoperto casi quali Cirio, Parmalat, e molti altri, che hanno coinvolto, truffandoli, milioni di cittadini. È per questo che noi crediamo, anzi, che tale strumento avrebbe dovuto essere potenziato”. Secondo il presidente di Federconsumatori “mettere a tacere le intercettazioni vuol dire, non solo privare la magistratura di uno strumento preziosissimo per le indagini, con grande soddisfazione di truffatori, malavitosi e di quanti non siano in regola con la giustizia, ma anche intaccare l’autonomia stessa del potere giudiziario”.

Il “comma 10, alla lettera f) dell’emendamento governativo sulle intercettazioni» è una norma «contraddittoria e consente, di fatto, a tanti assassini di farla franca”. Lo sottolinea il Segretario nazionale dell’Anfp (Associazione Nazionale Funzionari di Polizia) Enzo Marco Letizia. “Tale disposizione -spiega- esclude l’omicidio, reato gravissimo punito con l’ergastolo, dalla possibilità di intercettare i sospettati fino alla conclusione delle indagini preliminari, che possono durare fino a 24 mesi, nonchè di mettere le microspie ovunque, nè è possibile mettere microspie ovunque, invece si consente di intercettare per un massimo di appena 60 giorni e le microspie di fatto non possono essere utilizzate”. È invece “possibile ascoltare i telefoni fino a due anni e usare le cimici -continua Letizia- per reati con un massimo di pena inferiore come: la riduzione in schiavitù 20 anni, la tratta di persone 20 anni, l’acquisto e l’alienazione di schiavi 20 anni, l’associazione di stampo mafioso 15 anni, il sequestro di persona a scopo di estorsione 30 anni, l’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti 24 anni”. Di qui l’appello “all’esperienza ed alla saggezza dei senatori» e la richiesta di «cambiare quelle norme che nel breve periodo ci faranno passare da un’insicurezza percepita ad una reale”.

È di “inaudita gravità il provvedimento legislativo in materia di effettuazione e utilizzo di intercettazioni, approvato con voto di fiducia da un ramo del Parlamento”. Lo afferma in una nota la segreteria nazionale della Fiom. “Con tale provvedimento, che contiene norme di carattere autoritario e liberticida particolarmente preoccupanti – spiega – si dà un colpo all’autonomia della Magistratura e all’esercizio della libertà di informazione. Si attaccano in tal modo due elementi costitutivi del sistema democratico nel nostro Paese, sistema che così viene esposto a gravissimi rischi di tenuta”. La Segreteria nazionale della Fiom, nell’esprimere “la propria solidarietà alla Magistratura, alle autorità inquirenti e agli operatori dell’informazione, impegna l’insieme dell’Organizzazione a partecipare alle iniziative contro queste nuove norme, per ripristinare lo Stato di diritto e restituire alla Magistratura, alle forze di polizia, ai giornalisti la possibilità di battersi efficacemente contro ogni fenomeno criminale e ogni reato”.

“Il disegno di legge sulle intercettazioni rischia di indebolire gravemente l’operato della magistratura e di ridurre drasticamentela libertà di informazione. Non è mettendo il bavaglio alla stampa e violando principi sanciti dalla Costituzione che si salvaguarda la privacy”. Così Rita Borsellino, neo parlamentare europeo eletto nella lista del Pd, commenta la modifica al ddl sulle intercettazioni approvato ieri alla Camera, dopo avere aderito all’appello lanciato su ‘Repubblica’. “Lo strumento delle intercettazioni- aggiunge – va sicuramente regolamentato, manon dimentichiamoci che proprio grazie alle intercettazioni è stato possibile raggiungere grandissimi risultati sul fronte della lotta al crimine, sia esso mafioso o di altra matrice.Ancora una volta – conclude la sorella del magistrato ucciso dalla mafia – a prevalere sull’interesse comunesono gli interessi personali. Segno che, in Italia,la democrazia è sempre più in pericolo”.

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