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Il referendum inutile

Autore: . Data: martedì, 23 giugno 2009Commenti (0)

Un numero irrisorio di votanti ha bocciato le proposte di Segni e Guzzetta ed oltre 250 milioni di euro sono andati in fumo.

referendumIl referendum è un istituto democratico di grande importanza, eppure dalla tornata del 1997 in poi non si è mai raggiunto il quorum, con l’eccezione di quello consultivo del 1989 sul conferimento del mandato costituente al Parlamento europeo e di quello costituzionale del 2006 sulla modifica della Parte II della Costituzione.

I motivi della disaffezione degli italiani a questa forma di partecipazione diretta è materia per esperti, tuttavia gli aspetti politici della questione sono seri. Da tempo alcune forze poltiche e gruppi di pressione utilizzano il referendum per porre i problemi più diversi. A problemi di grande rilievo sono stati affiancati quesiti risibili ed i partiti, spesso e volentieri, per non dover subure il risultato del voto hanno innvitato all’astensione.

In questo caso l’iniziativa proposta da Segni e Guzzetta intendeva regalare la maggioranza assoluta delle Camere non più ad una coalizione di forze, ma al partito con la maggioranza relativa dei voti, quale che fosse la percentuale dei consensi raccolti. Una strategia evidentemente antidemocratica, immaginata per imporre al Paese un sistema bipartitico e maggioritario.

Per Segni, se si fosse raggiunto il risultato da lui sperato, si sarebbero battute” le trame peggiori della partitocrazia, i veti dei piccoli partiti” e ci si sarebbe avviati “finalmente verso il bipartitismo”.

Dal 10 aprile di diciannove anni fa questo politico centrista, ex democristiano, insiste nel promuovere consultazioni referendarie. Nel 1990 ne propose tre per modificare in senso uninominale maggioritario la legge elettorale per il Senato, abolire la possibilità di esprimere piú di una preferenza per i candidati di lista per l’elezione della Camera dei Deputati, estendere a tutti i Comuni il sistema elettorale vigente per quelli minori, dove il sindaco era scelto in modo indiretto dagli elettori.

La Corte costituzionale dichiarò inammissibili i due quesiti su Senato e Comuni, ma ammise il quesito sulla preferenza unica. Il 9 giugno 1991, il referendum sopravvissuto sulla preferenza unica fu approvato sull’onda del disgusto verso i partiti indotto dalle indagini di ‘Mani pulite’ e cominciò in Italia il disastro delle leggi elettorali non più proporzionali.

Da qiuel lontano 1991 ne ha indetti altri, senza mai raggiungere il quorum e senza tantomeno ottenere risultati politici. Fino al risultato patetico di ieri.

Al suo vascello senza busola, questa volta, si è associato anche il Partito democratico, sostenendo la tesi bizzarra che se si fosse raggiunto il quorum e se fosse passato il quesito le Camere avrebbero dovuto discutere una nuova legge.

Per Franceschini solo grazie ad un pasticcio sarebbe possibile indurre il Palazzo a varare un sistema equo, democratico ed in grado di rappresentate tutte le anime del Paese. Ecco, forse, perchè solo una pattuglia di italiani è andata a votare.

Oggi, con una legge definita dal suo stesso inventore, il ministro leghista Calderoli, “una porcata”, milioni di elettori non sono rappresentati e non possono indicare una preferenza. Lo sbarramento del 4 per cento ha impedito l’accesso al Parlamento europeo ad alcune forze politiche, trasformando altre centinaia di migliaia di voti in spazzatura ed altri milioni di cittadini non vanno più alle urne perchè lontani dalla politica, dai partiti, dalle continue manifestazioni di incapacità di gran parte degli eletti.

Domani una oligarchia di persone del tutto separate dalla realtà vorrebbe ‘eliminare’ chiunque non sia della partita, costruire due soli contenitori onnicomprensivi supponendo di saper rifondare un Paese allo sbando, con una economia devastata, centinaia di giovani senza lavoro o precari, un leader di centro destra padrone di gran parte del sistema dei media e occupato ad organizzare festicciole con ragazze ‘anche a pagamento’ ed un centro sinistra privo di una qualsivoglia strategia, in gran parte rappresentato in un partito guazabuglio come il Pd, dove tutti litigano con tutti e non certo per motivi ideali, ma solo per il controllo dell’apparato.

Un Paese nel quale c’è chi si veste di verde e dice di essere espressione di un luogo che non esiste, la ‘Padania’, e semina razzismo dove può, allevando schiere di militanti all’idea della paura nei confronti dello ‘straniero’ e della necessita i ‘ronde’ per proteggersi dai ‘diversi’.

In queste ore il prestigio internazionale dell’Italia, che per altro non è mai stato particolarmente alto, perchè insieme alle meraviglie della sua storia millenaria il Belpaese ha inventato fascismo, Seconda guerra mondiale, mafia e corruzione ramificata, è al suo minimo storico.

A raggiungere il record è stato capace ‘Papi Silvio’, con una sequela di scandali che neppure lo scenggiatore di un film su un dittatore sgangherato delle Isole Bananas avrebbe saputo immaginare.

Così quella percentuale minima di partecipanti al voto forse si spiega: chi mai vuole uscire di casa, andare al seggio e fare una fila per nulla? Segni, insomma, non è diverso da quelli che dice di voler combattere. Hanno tutti un piccone in mano e stanno demolendo con perseveranza quella che fu la Repubblica italiana.

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