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Il fallimento del Pd

Autore: . Data: martedì, 9 giugno 2009Commenti (0)

Alle provinciali e comunali il partito di Franceschini perde decine di amministrazioni locali. Oltre due milioni di elettori lo hanno lasciato.

partito-democratico1La ‘creatura’ alla fine ha mostrato tutti i suoi limiti. La sconfitta di Berlusconi alle europee, il 40 per cento non raggiunto dal Pdl, per neppure 24 ore aveva celato il problema che dal giorno in cui Veltroni si era insediato a capo del Pd era evidente: la formazione politica ‘innovativa’ non ha un carattere, una linea politica definita, non è stata capace di comprendere la realtà del Paese ed è stata velleitaria nel voler imporre il bipolarismo ed in bipartitismo in Italia.

L’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna, specialista nell’analisi dei flussi elettorali, ha descritto con gran chiarezza gli effetti della ‘cura Veltroni’ alla politica d’opposizione in Italia. Perchè questa Waterloo non è imputabile a Franceschini o al modo in cui ha condotto la campagna elettorale. E’ una malattia congenita e probabilmente non esitono rimendi per debellarla.

Anche il Pdl non ha da rallegrarsi, ma lo strapotere mediatico di Berlusconi riprenderà a bombardare gli italiani, anzi non ha mai smesso, per cui è evidente che il Cavaliere inventerà nuovi artifizi scenici per arrivare alla sia agognata Italia Spa, mentre dall’altra parte si gestirà una resa dei conti sul nulla, perchè è il progetto stesso del Partito democratico a non marciare ed il suo gruppo dirigente non è in grado di elaborare quel ‘programma di rifondazione del Paese’ indispensabile per liberare l’Italia dal “grumo eversivo” del berlusconismo.

Per il ‘Cattaneo’ sia il Pd che il Pdl hanno perso consensi nelle europee del 2009, ma il primo in misura più marcata del secondo ed è arretrato, rispetto alla lista Uniti nell’Ulivo nel 2004, in tutte le regioni. Il Pdl invece, rispetto a Forza Italia e Alleanza nazionale nel 2004, conosce anche qualche avanzamento.

Dell’indebolimento dei maggiori due partiti hanno beneficiato i loro partner di coalizione elettorale nel 2008, ossia, rispettivamente, l’Italia dei Valori e la Lega Nord. Rispetto ai 32,5 milioni di voti validi espressi in Italia in occasione delle precedenti elezioni europee, i voti validi sono diminuiti apprezzabilmente ed oltre 1,9 milioni di cittadini, il del 6 per cento sono rmasti a casa.

Se confrontati con le politiche dell’anno scorso, i voti validi sono diminuiti di quasi 5,9 milioni. Il 16 per cento degli elettori, ovvero il terzo partito italiano, ha deciso di disertare le urne.

Il Pd ha perso oltre 2,1 milioni di voti rispetto alle precedenti Europee, il meno 21 per cento e oltre 4,1 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008, cioè il meno 34 per cento.

Le sue perdite sono state particolarmente marcate al Sud e nelle Isole, ma si registrano su tutto il territorio nazionale e questo indica come la questione non sia legata a contingenze particolari, ma rappresenti un dato strutturale.

Il Pdl mantiene i consensi raccolti da Forza Italia e da Alleanza nazionale nelle Europee del 2004 e anzi aumenta leggermente i suoi voti, di 213 mila unità, crescendo del  2 per cento.

Rispetto alle politiche del 2008, al contrario, il Pdl arretra di quasi 2,9 milioni di voti, ben il 21 per cento, cosa comunque molto meno grave della batosta presa dal Pd, ma esemplificativa di un fatto di grande importanza: nonostante la disinformazione il regime del Cavaliere ha scontentato molti italiani, ai quali, però, nessuno ha offerto un’alternativa credibile.

Particolarmente buona la prestazione della Lega Nord, che avanza di oltre 1,5 milioni di voti rispetto alle elezioni europee del 2004, quasi raddoppiando i consensi, del 94 per cento, e ‘tiene’ persino rispetto alle politiche dell’anno scorso, conquistando 97 mila voti, ossia il 3 per cento in più.

In termini relativi è stata notevole l’affermazione della Lega non solo al Nord-Est, con una crescita di 650 mila voti rispetto alle europee del 2004, concentrate nel Veneto e in Emilia-Romagna, ma anche nelle regioni centrali, dove i voti in più sono stati 149 mila rispetto al 2004, il che implica una quadruplicazione dei consensi: più 109 mila voti rispetto alle politiche del 2008.

Questo rafforzamento della Lega non ha una valenza solo politica. Il partito di Bossi propone contenuti razzisti e xenofobi, indica valori pericolosi per la convivenza civile e riesce a ‘passare’ anche in regioni e città tradizionalmente di sinistra. Anche in questo caso si nota come il Pd non sa stato capace di difendere una visone della vita e del mondo legata alla convivenza civile, all’integrazione, alla solidarietà.

A dimostrazione che l’elettorato di centro-sinistra si vuole ‘contrapporre’ a Berlusconi e non ‘dialogare’ c’è il successo di DI Di Pietro, che con l’Italia dei valori ha ottenuto risultati molto positivi, più che raddoppiando i suoi consensi rispetto al 2004, 1,75 milioni di voti in più e aumentando del 53 per cento rispetto al 2008.

I consensi per l’Udc sono rimasti sostanzialmente stabili, a livello nazionale mostrando un più 4,2 per cento rispetto alle europee del 2004, ma meno 2,8 rispetto alle politiche del 2008. L’andamento complessivo, tuttavia, nasconde una variazione territoriale degna di nota: un avanzamento al Nord-ovest, controbilanciato da forti perdite nelle Isole.

I partiti della sinistra radicale hanno subito una sconfitta in quanto nessuna lista ha superato la soglia di sbarramento. Inoltre, rispetto al 2004 sono stati persi quasi 1,4 milioni di voti, equivalenti al 39 per cento.

Tuttavia, rispetto alle politiche del 2008 la sinistra ha ricevuto 650 mila voti in più, il 43 per cento, una risalita che però non è servita a conquistare una rappresentanza perchè andare alle urna divisi e frammentati e soprattutto con un conflitto interno così marcato tra ‘vendoliani’ e ‘comunisti’ è servito solo a perdere.

Adesso ci sarà da chiedersi cosa accadrà nell’opposizione. La marcia di Berlusconi non si fermerà. Il tentativo fatto da pochi di raccontarne i conflitti di interesse, le tendenze imperiali, i lati grigi e preoccupanti che gli fanno pensare di poter agire senza vincoli e in modo ‘inappropriato’ per il ruolo che ricopre ed una gestione personalistica della cosa pubblica scateneranno una controffensiva mediatica furiosa.

Dall’altra parte sarà difficile sappiano rispondere, perchè se il modello, o meglio, il ‘non modello’ politico e culturale del Cavaliere esiste ed ha gambe forti, ovvero Rai, Mediaset e giornali di ogni tipo, l’opposizione non ha nulla o quasi e, tantomeno una politica seria da contrapporre.

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