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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Fermiamoli

Autore: . Data: sabato, 6 giugno 2009Commenti (0)

Oggi e domani si vota per le elezioni europee, ma in realtà il significato vero della consultazione è un’altro: decidere se l’Italia deve diventare una proprietà privata di Berlusconi o no.

fermiamoliIl compito che hanno i cittadini è impegnativo. In poco più di un anno dal suo insediamento il governo di centro-destra ha devastato la coscienza e la morale del Paese.

L’indicibile vicenda di Alitalia, venduta a saldi ad una cordata di imprenditori “eroi” (o “amici”?), i quasi diecimila lavoratori della Compagnia abbandonati alla cassa integrazione e gli almeno tre miliardi di debiti pagati da tutti noi.

La desertificazione della stampa italiana, diventata una colonia, dove le voci indipendenti ormai sono quasi inesistenti,  e la televisione è completamente occupata, diventata un luogo nel quale non si fanno più domande, ma si diffonde una propaganda a volte patetica.

Il razzismo, il nutrimento della paura e l’insistente emergenza criminalità (i reati sono diminuiti da un paio di anni), usata in modo strumentale per terrorizzare le persone e guadagnare voti. Gli stranieri trattati come nemici, i migranti deportati, il richiamo illeggittimo alle “radici cristiane” per demonizzare altre religioni, la condanna del mondo intero dopo le ‘riforme’ del ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni.

L’incontrollabile demagogia con la quale si è parlato di Eluana Englaro e della sua drammatica vicenda, gli attacchi inauditi a suo padre, uomo sensibile e generoso, che difendendo la propria libertà di coscienza e l’amore per la figlia ha difeso quella di tutti gli italiani.

L’aria da basso impero che circonda il Palazzo. Le veline, le letterine, le letteronze, le festicciole e le attricette, gli aerei di Stato usati per trasportare gli ospiti al mare, le omissioni sulla ragazza napoletana Naomi Letizia, l’aggressione dei giornali vicini al centro destra contro la moglie del premier, ‘colpevole’ di aver ricordato la necessità di difendere i valori etici nella politica.

L’offensiva contro la magistratura, gli attacchi continui ai giudici che fanno il proprio lavoro, la vicenda dell’avvocato Mills e la legge che non permette di processare il presidente del Consiglio, altrimenti sicuro colpevole, oltre ogni ragionevole dubbio, perchè il dispositivo della sentenza non lascia spazi al dubbio.

L’immagine dell’Italia crollata nel mondo, i commenti ironici di un numero incontrollabile di giornali stranieri e l’invenzione del ‘complotto di sinistra’, come se dall’Australia al Canada, dalla Grecia all’Argentina, fino a Francia, Stati Uniti ed Inghilterra i giornalisti di quei Paesi fossero i cloni di alcuni mestieranti italiani, più pronti ad assecondare il padrone che a rispettare i doveri del codice deontologico della professione.

Decine di migliaia di cassintegrati, la mancanza assoluta di prospettive di lavoro stabile per i giovani, una crisi contro la quale non si è fatto nulla, gli attacchi al diritto di sciopero, la contrattazione aziendale diventata opzione superflua, le ingiurie contro i dipendenti pubblici ritenuti tutti “fannulloni”, i tagli alla sanità, alla scuola, alle forze dell’ordine ed il peggiornamento della qualità dei servizi pubblici,  già bassa da sempre.

Il disorientamento dei cittadini, le urla di una minoranza vicina al governo che vengono amplificate da tv e giornali e trasformate in voce della maggioranza, mentre si tratta solo del 25 per cento dei cittadini italiani.

E quante altre cose ancora si portebbero ricordare di questa lugubre notte della Repubblica?

L’opposizione non vale nulla o quasi. Incapace in Parlamento, inesistente fuori, nella società civile.

Un’armata Brancaleone che combatte al suo interno per rubarsi qualche decina di voti e due poltrone.

Il Pd creatura informe, dilaniato al suo interno, già orfano del suo pessimo primo segretario, l’americano Veltroni da tour organizzato cost to cost tutto compreso in sei giorni bevande escluse, che in pochi mesi ha reso ancor più fragile un esperimento più vicino al pasticcio combinato da un adolescente col suo piccolo chimico che ad un reale tentativo di innovare la politica.

I comunisti, gli ex comunisti, i comunisti nuovi, quelli  che non sono divenatati anticomunisti, i comunisti purissimi e quelli anticapitalisti, i riforndatori semplici ed i rifondatori complessi: in tutto  una pattuglia di nostalgici conservatori più interessati a giocarsi la partita autoreferenziale della ‘purezza’ che impegnati a comprendere le ansie e le difficoltà dei cittadini o degli operai tanto amati e diventati nel frattempo elettori dela Lega.

I radicali, che dopo aver ‘inventato’ Rutelli, Capezzone, Taradash, Quagliariello e qualche altro vogliono il ‘sistema americano’ in Italia, senza saper distinguere la storia dei Comuni da quella della Frontiera. Garibaldi e Jonh Whyne nello stesso film.

Di Pietro, che urla contro il Cavaliere, anche se nessuno ha ancora capito quale sia la sua proposta per l’Italia del futuro. E qualche altro, tra destra, centro, alto e basso, largo e stretto, federalista o centralista o seguace di  Casini (non casinista), il leader che vuole il nucleare, si sente rappresentante puro dei cattolici ma è un divorziato che ha vissuto more uxorio.

Insomma, uno scenario apocalittico. Tuttavia, si deve votare. Si deve farlo perchè tra il disastro dell’opposizione e la certezza del regime berlusconiano è indispensabile impegnarsi per difendere la società civile, la democrazia, i diritti civili, la cultura dell’accoglienza e della solidarietà.

Il Pd è un problema, ma per chi ha visto in Franceschini un uomo senza dubbio onestamente convinto delle proprie idee è una possibilità.

Di Pietro è un signore che non sa bene che vuole, ma è almeno un argine al trattativismo che spesso e volentieri alletta alcuni dirigenti del Pd.

I radicali difficilmente raggiungeranno il 4 per cento e lo stesso vale per Sinistra e Libertà, nella quale c’è tale Vendola, che farfuglia poesiole come un farmacista di paese di cinquant’anni fa fingendo di essere Ginsberg.

Rifondazione e Comunisti italiani sono sul filo del rasoio, potrebbero farcela, tutto potrebbe dipendere da una manciata di voti, però sono una coalizione con un gruppo drigente dalle idee arcaiche e fuori dal tempo e con uno dei ‘soci fondatori’  che ha inventato lo slogan ‘militare’ “la mia rabbia è la tua rabbia”, un certo Diliberto.

L’Udc, è l’unico rifugio per chi pensa di essere ‘moderato’. Ma si tratta di una specie di Dc nella quale però non c’è l’intelligenza di Fanfani o la genialità di Moro, la generosità di Zaccagnini ed il senso dello Stato di Scalfaro.

La scelta, va detto senza pudore, è ardua, forse avvilente. Chi non crede in questa ‘politica’ ha tutti i motivi per restare a casa, ma sbaglia. Perchè è ancor più egoista di chi abita il Palazzo. Se il popolo democratico che negli ultimi anni ha preferito astenersi tornasse alle urne il Cavaliere si troverebbe di fronte ad un sconfitta ed il suo viaggio verso la conquista della sala del trono sarebbe fallito. E con lui si troverebbero nei guai i suoi sbiaditi colonnelli: La Russa, Cicchitto, Gasparri, Brunetta, Bondi e via così. Miracolati dal Capo e braccia strappate al lavoro, quello vero.

Votare è un dovere, allora, ed anche se è permesso scegliere solo il meno peggio bisogna farlo. Perchè lunedì, se dovesse dilagare il centro destra, tutti noi potremo avere finalmente una certezza: non ci sarà più nessun limite all’arroganza dell’ Uomo del destino.

Meglio di no.

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