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Elezioni: la Tv è il ‘Grande Fratello’

Autore: . Data: mercoledì, 10 giugno 2009Commenti (0)

Un’indagine del Censis rileva come la televisione sia stata determinante per indirizzare gli elettori. Ed è quasi tutta sotto il controllo del governo.

grande-fratelloIl Centro Studi Investimenti Sociali ha studiato l’influenza dei media sulla formazione delle convinzioni dei cittadini per le elezioni europee e le amministrative ed ha dichiarato: “La televisione resta il principale mezzo utilizzato dagli italiani per formarsi un’opinione sull’offerta politica”.

Per la verità la cosa non è nuova, Berlusconi lo sa bene, molto meno il centro sinistra. Sulla base dell’indagine, l’Istututo sottolinea che “solo un quarto degli elettori si è affidato ai giornali, uno su dieci per informarsi ha letto il materiale di propaganda dei partiti (volantini, manifesti, e simili), mentre Internet rappresenta la fonte di informazione per una fetta ancora minoritaria del corpo elettorale, eccetto che tra i giovani”.

Secondo lo studio, durante la campagna elettorale per le elezioni europee il 69,3 per cento degli elettori si è informato attraverso le notizie e i commenti trasmessi dai telegiornali per scegliere chi votare.

Il fatto è ben noto alla maggioranza di governo, che controlla cinque reti su sei (Rai 1 e 2, Canale 5, Rete 4 e Italia 1) ha qualche problema (ma sempre più raro) con Raitre e non si preoccupa minimamente de ‘la 7′ che ha poco pubblico. Ieri, per fare un esempio, il Tg1 delle 13,30 ha trasmesso ben 13 minuti in testa all’edizione nei quali si enfatizzava la vittoria del centro-destra alle elezioni provinciali e comunali, si parlava di un incontro tra Bossi e Berlusconi, si ascoltavano i commenti di Pdl e Lega, si analizzava la situazione poltica dal punto di vista del Cavaliere. Dopo questa infinita massa di notizie sono stati trasmessi circa tre minuti divisi tra Pd, Udc e Italia dei valori. Insomma, un buon test per rendersi conto della situazione.

In base ai dati del Censis i Tg restano il principale mezzo per orientare il voto, soprattutto tra i meno istruiti (il dato sale, in questo caso, al 76 per cento), i pensionati (78,7) e le casalinghe (74,1).

Al secondo posto ancora la tv, con i programmi giornalistici di approfondimento come ‘Porta a porta’, ‘Matrix’ e gli altri, dai quali dipendono le scelte del 30 per cento degli elettori.

Questi ultimi sono soprattutto persone con un grado maggiore di istruzione e residenti nelle città con più di 100mila abitanti, mentre i giovani risultano meno coinvolti da questi prodotti televisivi.

La carta stampata è solo al terzo posto: i giornali sono stati determinanti per il 25,4 per cento degli elettori. I canali satellitari o digitali specializzati in informazione, invece, sono stati seguiti dal 6,6 per cento degli italiani, soprattutto maschi e più istruiti.

Pochi i ‘condizionati’ dalla radio, solo il 5,5 per cento. Questo mezzo è apprezzato soprattutto da artigiani e commercianti, liberi professionisti e lavoratori autonomi.

Fin qui l’influenza dei media. E la vita ‘reale’?

Il confronto con familiari e amici è importante per il 19 per cento degli elettori e specialmente per i giovani dai 18 ai 29 anni, per i meridionali e per chi vive nei paesi più piccoli, dai 10mila ai 30mila.

Il materiale di propaganda dei partiti (volantini, manifesti e simili) è stato utilizzato dal 10,9 per cento degli elettori, con una punta di attenzione al Nordest, dove questo dato raggiunge il 17,4.

Del tutto inutili le manifestazioni dei partiti, le riunioni, le assemblee, i meeting, che toccano solo il 2,2 per cento degli elettori più grandi e lo 0,7 dei giovani dai 18 ai 29 anni.

Per il Centro Studi Investimenti Sociali, Internet è inutile quanto le manifestazioni di partito. Durante la campagna elettorale, per formarsi un’opinione solo il 2,3 per cento degli italiani maggiorenni si è collegato ai siti web delle forzze politiche per acquisire informazioni, e solo il 2,1 per cento ha visitato blog, forum di discussione, gruppi di Facebook, ecc.

Il dato aumenta solo tra gli studenti, dove raggiunge il 7,5 per cento nei contatti coi siti dei partiti ed il 5,9 er quanto riguarda il web interessato alla politica.

Il lavoro del Censis conferma, se mai ve ne fosse bisogno, che l’influenza della televisione è strategica per la politica. Quello che la ricerca non può fare è esprimenre un giudizio etico. Perchè se è vero che la tv condiziona le scelte è anche vero che quacuno realizza i programmi. Se giornalisti, conduttori ed autori fossero capaci di imporre imparzialità e obiettività il pericolo del ‘regime mediatico’ sarebbe inesistente. Ma non accade, perchè in Italia dietro qualunque lottizzazione del Palazzo c’è un essere umano che si fa lottizzare. E forse il giudizio su costoro dovrebbe essere più severo, perchè se è lecito pensare che un partito voglia ‘conquistare il potere’, non è tollerabile che un professionista si faccia comprare.

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