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Bossi incassa, Berlusconi paga

Autore: . Data: mercoledì, 10 giugno 2009Commenti (0)

Non era ancora finito lo spoglio dei voti per le elezioni comunali che la Lega aveva già incassato la prima cambiale. Il Cavaliere abbandona il referendum.

bossi-berlusconiLa sconfitta di Berlusconi è più che mai evidente. I sogni ‘imperiali’ del premier prevedevanno l’appoggio ai promotori del referendum che nelle loro intenzini dovrebbe rendere concreta la balzana idea di fare dell’Italia un Paese con due soli partiti.

La questione legge elettorale è un’altro di quei pasticci possibili solo nel Belpaese. Quando fu approvato il nuovo metodo nel lontano 2005 il suo ideatore, il leghista Calderoli, la definì una “porcata”. In un qualunque altro posto normale i cittadini si sarebbero infuriati, ne avrebbero chiesto il cambiamento, avrebbero reclamato il diritto a scegliere chi mandare in Parlamento e, soprattutto, avrebbero compreso di trovarsi a che fare con un meccanismo non limpido, perchè pensato per favorire alcuni ed ostacolare altri.

Invece nulla, la “porcata” è in funzione da anni, le segreterie dei partiti scelgono chi far eleggere e gli elettori vanno solo a mettere un timbro sulle decisioni del Palazzo. Inoltre, l’asse devastante Pd-Pdl è convinto di dover rappresentare l’intero corpo elettorale, in una visione della politica mutuata da un inventato modello anglosassone, nel quale, secondo l’interpretazione dei due superpartiti, non c’è spazio per altre forze.

La tesi è stata smentita solo due giorni fa, visto che il Labour inglese è diventato il terzo partito del Regno Unito, scavalcato dai liberali, mentre in Italia la crescita di Lega, Italia dei valori e la tenuta dell’Udc dimostrano come nell’animo degli italiani il bipartitismo non c’è e neppure il bipolarismo, perchè se non ci fosse il Cavaliere non ci sarebbe neppure il Pdl, un partito personale e non politico, e quindi le sue diverse componenti sarebbero divise ed intente a realizzare ‘utili’ nei modi più vari.

Un guppetto di persone singolari, tra le quali Mario Segni e Giovanni Guzzetta, hanno pensato di proporre un referendum per modificare in peggio la “porcata”. Se la loro impostazione dovesse passare la già pessima legge Calderoli diverrebbe una vera e propria truffa, perchè al partito con più voti e non più alla coalizione come adesso sarebbe regalata la maggioranza assolta dei seggi in Parlamento. Lo scopo dei referendari è quello di imporre un sistema rigidamente bipartitico.

Un esempio: se avessimo cinque forze in lizza ed una di loro prendesse il 22,5 per cento dei voti, la seconda il 21,9, la terza il 20, la quarta il 18,5 e la quinta il 17,1, la più votata, pur non rappresentando neppure un ltaliano su quattro, avrebbe da solo il controllo totale delle Camere.

Alcune settimane fa, quando Berlusconi era convinto di avere una travolgente maggioranza nel Paese e sognava di poter fare a meno anche della Lega, dichiarò alla stampa: “La risposta è ovvia. Il referendum dà un premio di maggioranza al partito più forte e vi sembra che io possa votare no?”. La decisione era presa e subito Bossi arrivò a minacciare la crisi di governo. Il Pd era al seguito del premier, perchè è da sempre convinto di ‘poter fare da solo’ e vede di buon occhio la soppressione di qualunque altra forza politica alla sua sinistra.

Le elezioni di domenica, però, sono andate diversamente da come il Cavaliere si aspettava. La Lega è diventata ancor più determinante di prima ed il suo appoggio è vitale per il Pdl. Così ha dovuto rinunciare all’appoggio al referendum subito e senza concessioni. Anzi, secondo fonti non confermate sembrerebbe che nell’incontro di lunedì sera tra Bossi e Berlusconi si sia discusso anche di posti in Rai e di regione Lombardia, che è adesso nei desideri del Senatùr padano.

Nei ballottaggi del 21giungno, infatti, la Lega aveva minacciato di chiedere ai suoi elettori l’astensione per evitare di fornire al referendum il quorum necessario per determinarne la validità.

L’episodio è preoccupante, perchè l’asse Lega-Pdl rischia di spostare ancor di più il governo su posizioni xenofobe e razziste, rendendo sempre più difficile non solo la vita in Italia, ma aggravando la già compromessa immagine internazionale del Paese.

Intanto Fini ha deciso di fare i contrario, andrà a votare. Ma le cambiali le paga Berlusconi, il presidente della Camera non ha debiti da onorare.

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