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In Iran l’incubo della repressione

Autore: . Data: sabato, 20 giugno 2009Commenti (0)

Come era facile prevedere Khamenei ha difeso Ahmadinejad. Adesso all’orizzonte potrebbe profilarsi una sanguinosa  ‘pulizia etnica’.

iranAli Khamenei, la guida suprema iraniana, ha parlato in occasione della preghiera del venerdì. Il tono del suo discorso è stato, nel codice usato dai dirigenti di quel Paese, minaccioso ed ultimativo.

Ha detto l’Āyatollāh: “La concorrenza politica tra i candidati è stata libera e trasparente. Tutti lo hanno potuto vedere” escludendo subito qualunque ripensamento sui bizzarri risultati elettorali che hanno visto Ahmadinejad stravincere e non ‘semplicemente’ ottenere un vantaggio sulla lista del meno integralista Mir Hossein Mousavi.

Ha aggiunto Khamenei: “Ci sono stati media che hanno voluto mostrare ciò che non era vero a proposito del confronto tra i candidati. I nemici dell’Iran si erano preparati in anticipo a mettere in dubbio la trasparenza delle elezioni”. Questa la frase centrale che può far pensare al peggio, ovvero l’accostamento tra il fronte che chiede una moralizzazione del Paese e maggiori libertà individuali e l’accusa di alto tradimento.

E per non lasciare spazio ai dubbi il ‘capo supremo’ ha continuato: “I nemici con le notizie su possibili brogli vogliono in realtà mettere in dubbio la fiducia del popolo nel regime. Il popolo è in grado di scegliere in occasione delle elezioni, ma queste scelte non debbono creare odio e divisioni tra il popolo. Io credo che alcuni candidati possano governare meglio di altri, ma la decisione finale spetta agli elettori e il popolo ha scelto chi deve governare”.

Ed il ‘popolo’ ha scelto, com’è noto. Poi, il religioso ha lanciato un avvertimento agli sconfitti, utilizzando la complessa sintassi logica in uso in quella parte del mondo: “I media occidentali hanno offerto una immagine sbagliata delle elezioni, sostenendo che lo scontro fosse tra chi era dentro il regime e chi era al di fuori. Conosco bene i candidati e so che nessuno di loro è contro il regime”,

Dopo aver spiegato come la pensa, aver detto all’opposizione di abbassare imediatamente la guardia, Khamenei si è rivolto al popolo verde che in questi giorni manifesta in Iran: “Se tutti i candidati sconfitti dovessero scendere in piazza, allora che bisogno ci sarebbe di tenere le elezioni?. Chiedo a tutti di fermare questo comportemento, che non è giusto e dà origine a caos. È sbagliato sfogare in strada la rabbia dei candidati. Se non smetteranno di scendere in strada saranno puniti”.

Bastano queste poche frasi per decifrare le posizioni e le decisioni dell’Āyatollāh. Alcuni osservatori avevano supposto che oltre le proteste di piazza fossero in corso colloqui ‘segreti’ per arrivare ad una mediazione, ma sbagliavano. E’ molto raro che il religioso più importante del Paese partecipi alla preghiera del venerdì, se ha deciso di farlo non è perchè voleva aprire una linea di credito a Mousavi, ma esattamente per il motivo contrario.

Era semplicissimo comprenderlo dopo l’espulsione dall’Iran di gran parte della stampa straniera, segnale che sta per cominciare una silenziosa caccia all’uomo. Nei giorni scorsi, per vie traverse e grazie alla rete, un partecipante alle contestazioni aveva escluso che si potesse ‘sollevare’ Ahmadinejad in modo “completamente pacifico”.

Adesso c’è da chiedersi con grande preoccupazione cosa accadrà. Il movimento di giovani alla ricerca di una società meno oppressiva e più laica non possiede l’esperienza per resistere alla repressione dei ‘Guardiani della rivoluzione’ e delle milizie paramilitari che appoggiano il governo ed anche la posizione degli alti gradi dell’esercito non lascia trapelare un cedimento dell’asse al potere.

Le organizzazioni per i diritti civili e per la difesa delle libertà personali dovranno fare molta attenzione, perchè arresti, sparizioni e torture (una tragica abitudine in Iran) potrebbero diventare l’incubo delle prossime settimane.

In Occidente si pensa che la grande vitalità in internet dei ragazzi in verde sia in grado di scuotere l’ormai consolidato regime iraniano, ma la cosa è tutta da verificare. La base elettorale del governo è nelle campagne, fuori dai centri più grandi, ed è composta in gran parte da persone che mai hanno visto un computer, mentre la ‘resistenza’ all’accerchiamento esterno è fortissima, forgiata in anni ed anni di guerra e di reazioni alle durissime pressioni americane.

L’atteggiamento di Mousavi sarà decisivo, perchè se deciderà di insistere si aprirà un fronte di scontro violento con Ahmadinejad ed i suoi sostenitori il cui esito è impossibile da prevedere. Per il momento ha annullato la manifestaiaione di oggi, ma la giornata è lunga ed ancor più lunghi i prossimi giorni.

Aggiornamento, h. 11.34

AdnKronos: La manifestazione di oggi a Teheran si farà . È questo il messaggio che Zhara Rahnavard, la moglie di Mir Hossein Moussavi che ha giocato un ruolo chiave nella campagna elettorale del candidato riformista, ha affidato a Facebook. Un’affermazione che contrasta con quanto diffuso dal network televisivo iraniano Khabar, cioè che la manifestazione sarebbe stata annullata dai suoi organizzatori. Secondo quanto sottolinea la Bbc, se Moussavi ha veramente deciso di andare avanti, affidando alla moglie il compito di fare una dichiarazione diretta, allora si avrebbe dal leader riformista «una diretta sfida all’autorità dell’ayatollah Ali Khamenei» il leader supremo iraniano che ieri ha ingiunto lo stop alle proteste. Il sito dell’emittente britannica riporta anche le dichiarazioni di un collaboratore di Mehdi Karroubi, l’altro candidato sconfitto, che conferma che la manifestazione si svolgerà con la partecipazione di Moussavi e dell’ex presidente Mohammad Khatami. Per quanto riguarda il servizio dell’emittente televisiva che ha annunciato l’annullamento, veniva anche citato un comunicato del ministero degli Interni che ribadisce che non è stata concessa l’autorizzazione a manifestare in nessuna parte del paese. Ed il vice capo della polizia Ahmad Reza Radan ha dichiarato in un’intervista che le forze dell’ordine sono pronte a rispondere in modo deciso ad ogni dimostrazione non autorizzata.

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