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Sondaggio elettorale: vincono i delusi

Autore: . Data: venerdì, 22 maggio 2009Commenti (0)

Secondo alcuni dati raccolti da Mannheimer il 64 per cento degli italiani è poco interessato alle elezioni. La maggior parte è di sinistra.

elezioni-europeeHa scritto il ricercatore su ‘Corriere della Sera’ di ieri: “Solo il 36 per cento degli italiani (vale a dire poco più di un cittadino su tre) dichiara di essere “molto o abbastanza” interessato alla campagna elettorale. Si tratta peraltro grossomodo del livello di interesse riscontrato in occasione delle passate elezioni europee (era pari al 34), molto meno della partecipazione alla campagna che ha caratterizzato le consultazioni politiche dell’anno scorso (si dichiarava interessato il 56). Appaiono più coinvolti nella campagna i possessori di titoli di studio più elevati, le persone di età dai 55 ai 65 anni (la generazione del ’68, tradizionalmente più partecipe politicamente), i residenti al Nord-Est. Sul piano politico, l’interesse per le elezioni risulta molto maggiore tra gli elettori del centrodestra, un altro segno, forse dello smarrimento e della disaffezione presenti nella fila del centrosinistra. L’incognita, a questo punto, sta nella partecipazione al voto. Malgrado l’85 per cento degli intervistati dichiari di volere andare a votare (ma, tra costoro, il 17 confessa di non essere proprio certo e dice che lo farà “probabilmente”), è possibile che una certa quota, all’ultimo momento, rinunci a recarsi alle urne”.

Il quadro descritto da Mannheimer è allarmante, ma nello stesso tempo indica come il consenso al presidente del Consiglio sia concentrato in una fascia minoriataria della popolazione. La crisi della sinistra, più delle capacità del centro sinistra, è il motivo del successo di Berlusconi. Al di là delle indagini demoscopiche, se si cerca di comprendere quale modello Pd, Sinistra e libertà e Rfondazione-Comunisti italiani vogliano proporre al Paese si rischia la follia.

Acuni istituti hanno prodotto delle ricerche negli ultimi giorni.

Molto seria la situazione del Pd, che continua a perdere consensi, nonostante l’iperattivismo del segretario Franceschini. Dal 33,2 per cento delle politiche del 2008 adesso è accreditato , a secondo dei diversi istituti di ricerca, tra il 25,7 ed il 27,5 dei voti.

L’Italia dei Valori di Di Pietro avanza, probabilmente a spese dell’ex alleato, ed è stimato tra il 7,2 e il 9,2 per cento. Nel 2008 era al 4,4.

I Radicali anche grazie al silenzio dei media sulla loro presenza alle elezioni sono intorno all’uno per cento.

Prc e Comunisti italiani, una delle due concentrazioni di sinistra, sono tra il 2,5 ed il 3,5, al di sotto del quorum. Nel 2008 i loro voti sommati erano il 3,1.

Sinistra e libertà, la seconda concentrazione di sinistra, è tra l’1,5 ed il 2,6. Per loro non ci sono raffronti, poichè si tratta di una formula nuova.

Il dato generale delle forze di centro sinistra e di sinistra, come si vede, è negativo e solo se negli ultimi giorni di campagna elettorale questi partiti sapranno spingere al voto il gran numero di delusi contrari al centro destra forse riusciranno ad evitare una catastrofe. Si tenga conto che mentre per il Pd una sconfitta di queste dimensioni potrebbe voler dire una crisi irreversibile, per Prc, Comunisti italiani, Verdi, Vendoliani ed altri invece probablmente comincerebbe la dissoluzione, come avvenne nel 1972 per il Psiup. Il problema è che se la galassia dei partitini di sinistra fosse stata capace di presentarsi unita non solo il quorum sarebbe stato superato, ma il rusultato finale sarebbe stato probabilmente lusinghiero.

Per Di Pietro, anche se nessuno sa bene quale sia il suo progetto politico, i risultati positivi sono probabilmente legati alla durezza del giudizio sul berlusconismo.

Al centro il partito di Casini, l’Udc, oscilla tra il 6 ed il 7 per cento, mentre era al 5,6 nel 2008.

Il partito di Berlusconi oscilla tra il 38 ed il 40 per cento. Paradossalmente non cresce in modo significativo dal 2008, quando era al 37,4, ma il suo successo è determinato dall’insuccesso del Pd.

Cresce invece la Lega, che con la strategia antistranieri raccoglie consensi. Bossi e soci sono tra il 9 ed il 10,3, mentre erano all’8,3 l’anno scorso. Se si pensa che si tratta di un voto concentrato in alcune aree del Nord si debbono immaginare in alcuni comuni ‘padani’ risultati plebiscitari per loro.

Infine nello studio di Mannheimer c’è un altro elemento interessante: il 42 per cento degli elettori non sa bene cosa voterà. Il numero è elevato e questa difficoltà può essere associata al possibile astensionismo.

I partiti ‘moderni’ sono privi di strutture ed ormai delegano la campagna elettorale alla televisione, agli spot, alla propaganda. Insomma si tratta di forze ‘leggere’, senza più quel radicamento territoriale che avevano i partiti della Prima Repubblica. Solo la Lega non segue questo clichè ed i risultati si vedono. Così, forse, oltre alla necessità di produrre una strategia, per l’opposizione sarà importante anche riflettere sul modo in cui si sono costruite le forme associative.

Un fatto è certo. Se il giorno dopo il voto il centro destra avrà superato la soglia del 50 per cento (ipotesi credibile) sarà molto difficile contenere le spinte eversive del Cavaliere. E tutto all’opposizione potrebbe cambiare, persino il panorama.

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