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Patti Smith a Firenze per Mapplethorpe

Autore: . Data: lunedì, 11 maggio 2009Commenti (0)

Domenica 24 maggio la straordinaria star del rock, terrà un ‘reading’ nella Tribuna del David alla Galleria dell’Accademia di Firenze, leggendo testi di Michelangelo poeta.

smith-mapplethorpeLa poetessa-cantautrice leggerà i versi sul ‘peccato’ e il ‘desiderio’ di Michelangelo sotto la sua gigantesca statua del David, icona rinascimentale della perfezione dell’uomo, con l’obiettivo di realizzare così uno “straordinario omaggio” al suo amico fotografo Robert Mapplethorpe, grande ammiratore dell’opera del Buonarroti. .

Questo evento unico nel suo genere anticipa l’inaugurazione della mostra dedicata al leggendario fotografo americano Robert Mapplethorpe, “La perfezione nella forma”, che sarà inaugurata, sempre alla Galleria dell’Accademia, martedì 26 maggio e chiuderà il 27 settembre.

Per l’occasione saranno esposte 93 tra le più famose e controverse fotografie di Mapplethorpe. L’idea di questa mostra alla Galleria dell’Accademia è partita quando Patti Smith ha visitato il celebre museo fiorentino accompagnata da Jonathan Nelson, studioso del Rinascimento, e ha ricordato la passione del grande fotografo americano per Michelangelo.

Il sodalizio umano e professionale fra Patti Smith e Mapplethorpe è iniziato negli anni Sessanta, all’epoca in cui ambedue erano giovani studenti, ed è rimasto immutato fino a quando, nel 1989, la vita di Mapplethorpe è stata stroncata prematuramente dall’Aids.

L’artista, prima di morire, aveva istituito una Fondazione, tuttora assai attiva nella città di New York, che si poneva due scopi: favorire il riconoscimento della fotografia come forma d’arte e sostenere la ricerca per la lotta contro l’Aids.

L’evento del 24 maggio è finalizzato alla raccolta di fondi per la Lila, Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids, associazione senza scopo di lucro fondata nel 1987, che promuove difende il diritto alla salute, si impegna per affermare principi e relazioni di solidarietà, lotta contro ogni forma di violazione dei diritti umani e di cittadinanza delle persone sieropositive o malate di Aids.

La mostra dedicata a Robert Mepplethorpe, nel ventennale della sua morte, propone per la prima volta le opere del fotografo in un tempio dell’arte come la Galleria dell’Accademia, più conosciuta come ‘Museo di Michelangelo’ per la presenza del David, al quale si affiancano i Prigioni ed anche opere di pittura di grandi maestri dal Trecento al pieno Rinascimento.

I curatori della mostra, Franca Falletti e Jonathan Nelson, già nella scelta del titolo “Robert Mapplethorpe – La perfezione nella forma” hanno voluto esprimere il principio profondo che accomuna l’artista dello scatto fotografico ai grandi maestri del Rinascimento e in particolare a Michelangelo: la ricerca di equilibrio, correttezza e nitidezza insita nella ‘Forma’ che tende alla perfezione attraverso il rigore geometrico dei volumi definiti dalla linea e scolpiti dalla luce.

Lo stesso fotografo confessò la sua fascinazione per l’arte di Michelangelo, arrivando a dichiarare: “Se io fossi nato cento o duecento anni fa, avrei potuto fare lo scultore, ma la fotografia è un modo più veloce per vedere le cose, per fare scultura”.

La prima sezione della mostra è collocata nel Salone del Colosso, nel corridoio dei Prigioni e nella Tribuna del David: si propone così un diretto confronto fra generi artistici, come la scultura e la fotografia, spesso considerati estranei e anche fra epoche e culture (la Firenze del Rinascimento e la New York degli anni settanta e Ottanta del XX secolo).

Complessivamente le opere in mostra che compongono l’esposizione saranno 111, tra le quali vanno compresi – come parte integrante quali termini di confronto – anche il David e i quattro Prigioni di Michelangelo, oltre a quattro disegni e un modellino in cera di quest’ultimo.

Le 93 opere di Mapplethorpe sono scelte tra la produzione dell’intero arco della sua attività artistica e provengono tutte, ad eccezione di due, dalla Robert Mapplethorpe Foundation. Tra queste, accanto ai soggetti umani, trovano spazio anche numerose nature morte, come vasi di fiori di iris e tulipani, nei quali Mappelthorpe ribadisce tutta la sua cura per lo studio della luce e delle ombre sull’oggetto o di sfondo all’oggetto, o meglio alle sue forme, che gli conferiscono una lucida collocazione nello spazio.

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