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Maroni e le deportazioni

Autore: . Data: venerdì, 8 maggio 2009Commenti (0)

Violando le norme intarnazionali il governo ha sbarcato in Libia dei migranti che erano naufragati nel Mediterraneo. Ieri intanto una donna tunisina si è suididata dopo 14 giorni di detenzione in un Centro di identificazione ed epulsione.

migrantiIl ministro Maroni, ormai incapace di comprendere la gravità delle sue stesse decisioni, ha dichiarato: “Se l’operazione fatta oggi continuerà il problema del contrasto tra Italia e Malta sull’accoglimento dei clandestini sarà risolto perchè in qualunque acqua si trovino i barconi saranno rispediti in Libia da dove sono partiti”.

La vicenda alla quale si riferiva l’esponente leghista riguarda 227 persone, che alla deriva su due barconi in acque internazionali sotto il controllo di Malta, ma in una posizione più vicina all’isola di Lampedusa, sono state raccolte mercoledì da motovedette italiane. Il governo de La Valletta, come nel caso della nave Pinar, aveva fatto presente che per le leggi della navigazione deve intervenire in soccorso il Paese che ha il porto più vicino al luogo dell’avvistamento e quindi l’Italia.

Il governo dopo aver tentato di riufiutare gli aiuti (come è accaduto solo pochi giorni fa con la motonave Pinar) ha fatto raccogliere i migranti, ma non li ha portati sul nostro territorio nazionale come era obbligato a fare, ma li ha deportati in Libia.

La notizia ha suscitato durissime proteste, colpendo ulteriormente l’immagine dell’Italia, già logora, nel mondo. Il ministro Maroni, ormai decisamente fuori controllo, ha prodotto fratture persino nella maggioranza di centro-destra al governo. Sulla legge razzista detta della ‘sicurezza’, in discussione alla Camera, dopo le critiche sui presidi-sceriffo (che hanno coinvolto anche Gianfranco Fini) l’esecutivo è stato non solo costretto al voto di fiducia per evitare franchi tiratori, ma anche a rinviare la votazione di una settimana probabilmente per sanare i dissidi al suo interno.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), dopo aver appresa la notzia della deportazione ha subito espresso “grave preoccupazione”  per la decisione del governo italiano di inviare in Libia i circa 227 migranti, soccorsi ieri nel canale di Sicilia, senza che sia stata data loro la possibilità di fare domanda d’asilo.

L’Unhcr ha ricordato come lo scorso anno circa il 75 per cento dei migranti giunti in Italia via mare abbia richiesto asilo e il 50 per cento di questi abbia ottenuto una qualche forma di protezione.

Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, ha detto: “Non abbiamo notizie sulla nazionalità dei migranti, perchè non c’è stata trasparenza nella gestione della vicenda, ma è possibile che tra loro ci fossero richiedenti asilo e rifugiati. Questo modo di gestire i flussi migratori nel Mediterraneo rischia di entrare in rotta di collisione con il diritto d’asilo”.

L’Unhcr si dice inoltre preoccupato per la sorte delle persone inviate in Libia “dove non c’è un sistema d’asilo funzionante e non potranno usufruire di alcun tipo di protezione”. “Il rischio – ha concluso Boldrini – è che siano rispediti tutti nei Paesi d’origine dove potrebbero essere in serio pericolo”.

Antonio Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha poi insistito: “Rivolgo un appello alle autorità italiane e maltesi affinchè continuino ad assicurare alle persone salvate in mare e bisognose di protezione internazionale pieno accesso al territorio e alla procedura di asilo nell’Unione Europea”.

Per Guterres “questo incidente mostra un radicale mutamento nelle politiche migratorie del governo italiano e rappresenta fonte di grave preoccupazione”. L’Unhcr ha inoltre espresso “profondo rammarico per la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato lo svolgersi di questo episodio”.

Laurens Jolles, rappresentante dell’Unhcr in Italia, ha insitito: “Finora abbiamo lavorato in stretta collaborazione con le autorità italiane a Lampedusa e in tutto il Paese per garantire che le persone in fuga da guerre e persecuzioni ricevano protezione in linea con la Convenzione di Ginevra del 1951. È di fondamentale importanza che il principio internazionale di non-respingimento continui ad essere integralmente rispettato”.

Anche Save the Children è intervenuta specificando che i minori, secondo la Convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ratificata dall’Italia, hanno diritto all’adeguata protezione e alla non discriminazione. Facendo riferimento agli accordi tra Italia e Libia, l’associazione ha sottolineato che essi prevedono esclusivamente il ‘pattugliamento congiunto’ da eseguire al limite delle acque costiere libiche e non la ‘riammissione’ in Libia di migranti fermati da mezzi italiani nelle acque internazionali.

Inoltre Save the Children ha voluto ricordare come nel 2005 una missione tecnica dell’Unione Europea che ha visitato i centri di detenzione per migranti in Libia abbia rivelato “condizioni di detenzione da appena accettabili a estremamente povere” e un considerevole “numero di minori non accompagnati, a volte non ospitati separatamente, e che sono in evidente stato di pericolo”.

Infine, l’organizzazione ha fatto presente che l’Italia, nel 2005 era stata condannata dalla Corte Europea dei diritti umani per aver effettuato dei respingimenti collettivi di migranti alla volta di città libiche, che avevano esposto i migranti al rischio di subire trattamenti inumani o degradanti.

A Unhcr e Save the Children si sono unite numerose associazioni, riunite nel ‘Tavolo Asilo’, che hanno chiesto spiegazioni urgenti al governo italiano. Amnesty Italia, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cir, Federazione delle Chiese Evangeliche, Medici Senza Frontiere “pretendono” informazioni sulla sorte dei 227 migranti, “ricondotti in Libia con un’operazione senza precedenti, annunciata con toni esultanti, ma che lascia allibiti per le sue modalità e possibili conseguenze”.

Per le associazioni le autorità italiane non dispongono di notizie certe sulla nazionalità, l’età, le condizioni di salute e i motivi per cui i migranti tentavano l’accesso in Europa e non sono quindi in condizioni di escludere che si trattasse di richiedenti asilo in fuga da guerre e persecuzioni, come la maggior parte di coloro arrivati a Lampedusa nell’ultimo anno.

“Le modalità alla base dell’operazione, svolta in aperta violazione delle norme che tutelano i richiedenti asilo dal respingimento – hanno affermato – non sono note”. Infatti, hanno sottolineato, la gran parte dei contenuti dell’accordo quadro tra Italia e Libia in materia di immigrazione “resta inaccessibile alla società civile, nonostante le ripetute richieste di trasparenza”.

Il ministro Maroni ed il governo di centro destra, tuttavia, non sembrano interessati alle valutazioni dell’agenzia dell’Onu e di tutte le principali ed autorevoli associazioni per i diritti civili. Dopo aver lanciato una campagna demagogica contro gli stranieri, aver letteralmente inventato ‘l’emergenza sicurezza’ (mentre in realtà i reati sono in diminuzione) Lega e Pdl hanno ormai imboccato senza indugi la via del razzismo e della segregazione razziale.

Sempre ieri, alle 6.45, il medico della Croce Rossa in servizio presso il Cento di identificazione ed espulsione (Cie) di Ponte Galeria, a Roma, chiamato d’urgenza dalle operatrici ha constatato la morte di una cittadina tunisina di 49 anni detenuta dallo scorso 24 aprile. La cittadina straniera si era suicidata.

Il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, sul tragico episodio ha commentato: “Il vero problema è che i Centri di identificazione ed espulsione come quello di Ponte Galeria sono sempre meno centri di accoglienza e sempre più centri di reclusione mascherata che, con la possibilità di protrarre la permanenza degli immigrati fino a 180 giorni, oggi sono molto peggiori delle carceri”.

Marroni ha insistito: “Oggi i Cie sono affollati all’inverosimile, al loro interno le famiglie appena arrivate vengono divise nei settori maschile e femminile e le condizioni di vita sono difficili, nonostante il prodigarsi degli operatori che vi lavorano”. A Ponte Galeria sono trattenute 221 persone, 137 uomini e 84 donne.

La presidente della commissione Sicurezza e Legalità della Regione Lazio, Luisa Laurelli, ha comentato: “Le condizioni esistenti all’interno dei Centri di identificazione ed espulsione sono incompatibili con i diritti umani. Il suicido della ragazza tunisina conferma questa realtà che ho visto con i miei stessi occhi durante la visita al Cie di Ponte Galeria di qualche mese fà. Se poi le nuove norme contenute nel pacchetto sicurezza – ha aggiunto – aumenteranno i tempi di permanenza da due a sei mesi all’interno dei centri, la vita dei migranti sarà ancora più a rischio. Le politiche del governo nei confronti dei migranti – ha concluso Laurelli – si caratterizzano per essere sempre più discriminanti e razziste, indegne di un Paese civile”.

Il consigliere regionale di Sinistra e Libertà, Anna Pizzo, in un suo comunicato, ha dichiarato: “Ho appreso la notizia drammatica del suicidio della donna di origine tunisina nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, nel quale era detenuta dal 24 aprile scorso, in attesa di espulsione. Tale episodio – ha continuato – è la riprova di quanto ho sempre sostenuto sui Cie, anche a seguito di numerose visite effettuate presso la struttura di Ponte Galeria: si tratta di luoghi della sospensione del diritto, dove le persone immigrate vengono recluse pur non avendo colpe, se non quella di non avere i documenti”.

Pizzo considera che il suicidio della donna tunisina sia stato “commesso da una persone che, a quanto sembra, non aveva mai dato segnali in tal senso, dimostra con tutta evidenza lo stato di sconforto e di disperazione in cui cadono gli immigrati una volta all’interno dei Centri. Questa donna  ha dovuto compiere un doppio salto nel buio: il primo quando è stata rinchiusa nel Cie, dove i diritti umani vengono negati; il secondo quando ha ricevuto l’obbligo di espulsione in un paese, la Tunisia, che ormai da tempo sentiva estraneo e quindi ostile”.

La gravità della situazione italiana è resa ancor più seria dall’indifferenza dell’opinione pubblica ai temi dei diritti civili dei migranti. Il razzismo sta diventando una patologia diffusa nel Paese e la dimostrazione dell’insensibilità del governo è constatabile nel commento che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, ha rilasciato dopo l’affermazione del segretario del Pd, Franceschini, che aveva parlato di “leggi razziali” riferendosi alla legge sulla sicurezza.

Ha detto Boniuti: “Franceschini ha gli incubi perchè vede che la fiducia in Berlusconi e nel governo aumenta. Farnetica: io gli suggerisco di chiedere scusa agli italiani”. Poi, non soddisfatto ha aggiunto che il segretario del Pd “prima paragona, con tutto il rispetto, l’Italia al Turkmenistan e poi parla di dittatura e di leggi razziali. Farnetica”.

Per una volta il segretario del Pd è in buona compagnia nelle sue ‘farneticazioni’. Con lui ci sono l’Onu, Save the Children, Amnesty international, Medicine sans Frontieres ed i 227 migranti deportati.

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