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La ‘nuova influenza’ è pericolosa, per i maiali

Autore: . Data: lunedì, 4 maggio 2009Commenti (0)

InviatoSpeciale dal primo momento ha definto una ‘bufala’ l’allarme ‘influenza suina’ ed informò che i simpatici animali erano del tutto estranei all’epidemia. Adesso in Canada un umano ha contagiato i suoi maiali. Ecco finalmente una notizia degna di nota.

maialiPer le autorità sanitarie canadesi un allevatore di ritorno da un viaggio avrebbe contagiato con il virus H1N1 la propria fonte di reddito. L’uomo ha contratto l’influenza in Messico ed i medici dello stato dell’Alberta, ad ovest del Paese, hanno sostenuto che è “molto probabile” l’abbia poi trasmessa agli sfortunati suini.

Adesso per fortuna sono tutti guariti, umano e animali. L’Agenzia canadese di ispezione degli alimenti (ACIA) ha colto l’occasione per ribadire, come hanno fatto tutti gli specialisti e Oms, la Fao e l’Omc , che la sicurezza alimentare non è la carne, perchè “non è una fonte di infezione”. Ma non sembra la cosa abbia fatto breccia sui media, che insistono nel suggerire un cilima di allarme, anche se finalmente dopo giorni hanno cominciato a chiamarla ‘nuova influenza’, come raccomandato fin da subito dalla Commissione europea e lasciando in pace i  maiali.

Sul ‘nuovo flagello planetario’ ipotizzato da giornali e televisione italiane è intervenuto con una ntervista al ‘Corriere cadese’ David McCannon, ricercatore della McMaster University dell’Ontario, che ha detto: “Quello che dobbiamo fare ora è prepararci, ma questo virus non è così pericoloso come è stato dipinto”. Per l’epidemiologo lo sviluppo scientifico permette una più rapida individuazone dei virus: “Abbiamo potuto rintracciare i casi molto rapidamente. Nel 1917 era già in giro per mezzo mondo prima che ci si accorgesse di cosa stava accadendo”.

Per lo scienziato anche i dati diffusi sono eccessivi: “Si è parlato di oltre 150 morti, ma la verità è che molte di queste persone non sono state uccise dal virus, si è trattato di un errore. In più, c’è stata solo una morte fuori dal Paese centroamericano e si trattava di un bimbo di 23 mesi messicano”.

McCannon ha spiegato che le epidemie “sono un fenomeno ciclico”. Sul ‘dopo’ poi ha aggiunto: “Se il virus si ricombina potrebbe essere pericoloso in futuro. Ma in questo momento il suo tasso di mortalità è minore di quello dell’influenza stagionale”.

Sul clamore suscitato dagli allarmi lanciati dai media il medico ritiene siano ingiustificati e ritiene che bisogna solo “essere prudenti e pronti” e non vi sono segnali per difinire l’H1N1 un virus killer.

Per quanto rguarda i casi di questo tipo di influenza, McCannon ha dichiarato che di casi “se ne vedranno ancora a centinaia e a migliaia. Si tratta di un nuovo virus per cui non esiste alcuna resistenza immunitaria nell’uomo e per questo si diffonderà rapidamente da persona a persona. Ma escludendo una decina di casi dal Messico, sono stati tutti casi lievi: la situazione non sembra peggiore di quella della normale influenza stagionale”.

Infine, il ricercatore canadese ha spiegato la differanza tra questo ed atri tipi di virus: “Il problema con l’A H1N1 è che si tratta di un virus basato sull’Rna e non sul Dna, che è stabile e muta lentamente. L’Rna, invece, è instabile e cambia rapidamente. È per questo che il mondo si trova a fronteggiare ogni 90 anni circa una pandemia. Ed è quello che sta succedendo ora, 92 anni dopo quella del 1917″.

Dopo queste ed altre precisazioni rimane un mistero il motivo per il quale giornali e televisioni abbiano amplificato le cose senza comprendere il pericolo indotto dalla diffusione di allarmismi ingiustificati. Forse la crisi delle vendite rende nervosi.

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