cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » primo piano, vivere
Regola la dimensione del carattere: A A

La demagogia del nucleare

Autore: . Data: giovedì, 21 maggio 2009Commenti (0)

Il ‘piano energetico’ del governo per salvare l’Italia dal caro carburanti è stato spiegato dal ministro Scajola. I primi risultati (tutti da verificare) nel 2018. E nel frattempo?

centrale-nucleareIl provvedimento ‘Sviluppo’, approvato nei giorni scorsi al Senato e ora alla Camera per il via libera definitivo, “riapre la porta del nucleare al nostro Paese e questo significherà che nel 2010 le imprese potranno chiedere le autorizzazioni e che entro il 2013 porremo la prima pietra della prima centrale nucleare in Italia; nel 2018 avremo i primi kilowattora prodotti dal nucleare in Italia”.

Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, ha dato la bella notizia ieri parlando a ‘Panorama del giorno’, la trasmissione di Maurizio Belpietro su Canale 5. Ovviamente senza ricevere le domande di rito: il porvvedimento ha senso, quanto costa, nel frattempo? Però si trattava di un’intervista all’italiana ed il modello nostrano non prevede quesiti.

Il ministro, alla vigilia del G8 dell’energia che si apre domenica a Roma, nel quasi monologo ha sottolineato che “quando il piano energetico sarà completato, fra nucleare, energia rinnovabile, energie fossili, avremo un’energia con il 30 per cento in meno di costo e questo significherà essere competitivi con gli altri Paesi europei”.

Nessuno ha chiesto al ministro alcunchè sulle obiezioni al programma nucleare fatte dal premio Nobel, il fisico Carlo Rubbia.

Aveva detto il famoso fisico: “Dobbiamo tener conto che il nucleare è un’attività che si può fare soltanto in termini di tempo molto lunghi. Noi sappiamo che per costruire una centrale nucleare sono necessari da cinque o sei anni, in Italia anche dieci. Il banchiere che mette 4 – 5 miliardi di Euro per crearla riesce, se tutto va bene, a ripagare il proprio investimento in circa 40 – 50 anni”.

“C’è un secondo problema: un errore che spesso la gente compie – aveva aggiunto Rubbia – Si pensa che il nucleare possa ridurre il costo dell’energia. Questo non è vero: un recente studio ha dimostrato, per esempio, che i costi per il nucleare in Svizzera continueranno ad aumentare. I costi per il nucleare variano notevolmente da Paese a Paese: in Germania ha un prezzo di circa due volte e mezzo in più rispetto a quello francese. Ciò è dovuto al fatto che il nucleare in Francia è stato finanziato per anni dallo Stato, quindi dai cittadini. Ancora oggi, le 30mila persone che lavorano per il nucleare francese sono pagate grazie agli investimenti massivi dello Stato. L’aumento del numero di centrali atomiche nel mondo in questi ultimi anni ha causato, inoltre, un considerevole aumento del costo dell’Uranio, che difficilmente tornerà a scendere. Il nucleare è dunque molto costoso, anche nel lungo periodo”.

Il ministro Scajola, che si è laureato in giurisprudenza a 52 anni ed è famoso per aver fortemente voluto un volo quotidiano Alitalia Roma-Albenga (la cittadina ligure fa parte del suo collegio elettorale), è di certo più esperto di Rubbia sull’argomento.

Il fisico vincitore del Nobel nel 1984 sul nucleare aveva insistito: “Io penso che se davvero noi volessimo adottare il nucleare in Italia lo potremmo fare, ma dovremmo organizzare procedure di contorno per supportare questa iniziativa. La quantità di energia richiesta dall’Italia è paragonabile a quella francese. Se dunque volessimo produrre il 30 per cento dell’energia elettrica con il nucleare, come succede anche in Spagna, Germania e Inghilterra, ci servirebbero 15 – 20 centrali nucleari. In pratica una per regione”.

Rubbia parla di 15 – 20 centrali, la prima secondo Scajola sarà attiva nel 2018, quando le altre?

Per ora le centrali previste sono solo quattro. Offrono  6.400 Mw, cioè il 9,2 per cento del fabbisogno nazionale. Per arrivare almeno al 25 per cento del fabbisogno, ben al di sotto della soglia prevista da Rubbia, occorrono 17.500 Megawatt di potenza, quasi il triplo.

Per raggiungere l’obiettivo ’25′ ce ne vogliono 11. A quale costo? L’industria francese calcola per la costruzione in Francia di una centrale tipo quelle italiane, un costo minimo di 4,5 miliardi di euro. I tedeschi di E. On hanno previsto per la costruzione di una centrale analoga in Inghilterra un costo di 6 miliardi di euro. Tenendo conto che in Italia nulla costa meno ed usando il ‘listino’ tedesco, il costo complessivo dei quattro impianti italiani sfiora i 25 miliardi di euro. Per 11 impianti si arriva a quasi  70 miliardi di euro, una cifra superiore al 4 per cento del prodotto interno lordo nazionale.

Scajola ed il govero lo sanno? Ed il denaro? Belpietro ha chiesto lumi, precisazioni o smentite al ministro?

Rubbi ha posto, poi un altro problema: “Ciascuna di queste centrali produrrà una certa quantità di scorie, un problema estremamente serio. In America la questione è di stretta attualità. Sia Obama che Clinton hanno affermato chiaramente che Yukka Mountain – il più grande deposito di scorie in USA – andrebbe eliminato per trovare un sito più adatto per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. La soluzione di isolarli e sotterrarli non è infatti efficace come si vorrebbe. Mi chiedo dunque: se non si riesce a risolvere il problema della costruzione di un inceneritore per riuscire a bruciare l’immondizia, come riusciremo a sistemare queste grandissime quantità di scorie nucleari che nessuno al mondo sa ancora smaltire? In realtà, la risposta tecnicamente c’era per recuperare le scorie e renderle innocue. Io avevo un bellissimo programma per implementare questa tecnologia, per bruciare le scorie con gli acceleratori di materia. Il programma è stato bocciato e non finanziato dall’Italia, tanto da spingermi ad emigrare in Spagna”.

Chi boccò la proposta di Rubbia? Il governo Berlusconi III nel 2005, del quale faceva parte alle attività produttive il ministro Scajola. Ma questi sono dettagli.

Quanto all’individuazione dei siti, Scajola ha ricordato: “Nel provvedimento abbiamo ritenuto, in maniera credo saggia e comunque rispettosa del territorio e del mercato, che nei prossimi sei mesi individueremo i criteri che devono essere seguiti dalle imprese che vogliono installare centrali nucleari in Italia. Significa che avremo delle caratteristiche necessarie, obbligatorie, esclusive di sicurezza, di territorio, di tecnologie sulle quali le imprese si confronteranno richiedendo le autorizzazioni e quindi scegliendo i luoghi per loro idonei”.

Chi vorrà una centrale nucleare nel giardino di casa? Ma di questo il ministro non si interessa, delegherà la cosa al collega Maroni, il ‘cattivo’?

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008