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La crisi “psicologica”

Autore: . Data: mercoledì, 27 maggio 2009Commenti (0)

La banalizzazione della crisi fatta da Berlusconi nasconde i dati reali. Diffusi i dati Istat del 2008. La situazione è drammatica.

00001999In una intervista all’americana Cnn, il premier ha detto che la crisi economica è ”grave, profonda, anche estesa nel tempo”. Ma per ”gran parte” ha una causa ”psicologica”. Per questo, ”i governi devono tutti cercare di diffondere sentimenti positivi”, ”fiducia e ottimismo”.

Nel ‘Rapporto Annuale 2008′ l’Istat ha rilevato che cala il patrimonio delle famiglie, costrette anche a ridurre i consumi e diventa più difficile l’accesso al credito per le imprese, mentre dilaga l’incertezza fra gli operatori.

Il Pil nazionale era a meno 2,1 per cento del quarto trimestre dello scorso anno, la produzione industriale in flessione del 3,3 per cento, il settore delle costruzioni segna un meno -5,9 per cento e c’è forte aumento del ricorso alla cassa integrazione, con un tasso di disoccupazione in cresicta del  6,7 per cento, sette decimi di punto in più rispetto al 2007.

L’operato della goverrno, poi, ha prodotto una crescita del rapporto tra debito pubblico e Pil, portandolo al 105,8 per cento, contro 103,5 del 2007 quando governava il centro sinistra. Si tratta del più alto in tutta l’Unione monetaria europea.

La spesa per consumi delle famiglie è diminuita dello 0,9 per cento, a seguito della contrazione della capacità d’acquisto delle famiglie (il reddito disponibile nel 2008 è diminuito, in termini reali, dello 0,7 per cento) e dell’atteggiamento delle famiglie che, in una situazione di crescente incertezza sulla situazione economica, hanno aumentato la propensione al risparmio.

Vi è stata una caduta degli investimenti un crollo delle esportazioni.

Il ministro Brunetta ha dichiarato in un’intervista rilasciata lunedì, prima della diffusione dei dati: “In Italia non c’e’ tensione sociale, non la si palpa, non la si sente”. Il ‘castigatutti’ intendeva rispondere all’allarme lanciato dal presidente della Cei, Angelo Bagnasco, sui disoccupati in Italia.

Brunetta aveva invitato a guardare ”ai numeri di questa crisi, al suo impatto reale”, con la disoccupazione che ”non supera le 500 mila unità di lavoro”. Per il ministro ”la vera area di sofferenza” italiana è la crisi dei lavoratori autonomi: ”Per questo non ci sono tensioni sociali – aveva spiegato – perchè i lavoratori autonomi sono più attrezzati ad affrontare il rischio”.

Come spesso accade si tratta di un’analisi del tutto errata. Che dicono i dati statistici? C’è “tensione sociale”?

Una famiglia su 5 in Italia ha difficoltà economiche specialmente quelle con figli minori e al sud la situazione è ancor più preoccupante con il disagio economico che riguarda ben una famiglia su 3.

Se la media dei redditi altri è in linea con quello medio europeo, l’Italia è uno dei paesi con la maggiore diffusione di redditi bassi: dieci milioni di famiglie mostrano livelli inesistenti o minimi di disagio economico, 8,8 milioni vivono in condizioni di relativo benessere e ben un 1,5 milioni sono decisamente al di sotto della soglia di poverta.

Per questi cittadini ci sono seri problemi per la spesa quotidiana, ritardi nel pagamento delle spese per l’affitto e delle bollette. Altre 1,3 milioni di famiglie incontrano difficoltà nell’affrontare alcune spese e tra queste la maggioranza si è trovata almeno una volta senza soldi per la spesa alimentare, i vestiti, spese mediche e trasporti. L’area del disagio si completa con un’altra fascia di 2 milioni di famiglie con difficoltà economiche, incapaci di risparmiare e spesso messe in crisi da una spesa imprevista di 700 euro. Le famiglie più deboli dove non c’e’ neanche un occupato erano progressivamente scese al minimo di 464 mila nel 2007 per salire a 531 mila nel 2008.

Ma gli ‘errori’ di valutazione di Brunetta riguardano anche il lavoro.

La perdita di occupazione per licenziamento ha registrato nel 2008 un incremento del 32 per cento e in due terzi dei casi riguarda gli uomini. Le famiglie con uno o più occupati standard sono diminuite. Quasi un milione di famiglie (838mila con un solo occupato e 127mila con due o più occupati), pari a circa 2,5 milioni di persone, ha redditi provenienti esclusivamente da occupazioni a termine o collaborazioni.

Una situazione occupazionale particolarmente critica si registra per le coppie con figli: da un lato diminuiscono di 95mila quelle con almeno un occupato, dall’altro aumentano di 41mila quelle senza occupati e con almeno un disoccupato.

L’ottimismo di Berlsuconi e le teorie di Brunetta, quindi, sono del tutto fuori luogo. I cittadini, però, non conoscono i dati perchè la gran parte dei media li rilancia frettolosamente e poi subito torna a notizie più ‘leggere’, di fatto nascondendo lo stato reale del Paese.

Massimo D’ Alema, del Pd, commentando i dati ha sostenuto: “La notizia vera di oggi sono i dati dell’ Istat, la crescita della disoccupazione, del disagio sociale, della povertà. A fronte di questo grande fenomeno abbiamo un presidente del Consiglio che nega la realtà della crisi e nulla fa per risolverla. Al di là della propaganda e della menzogna quotidiana – ha spiegato D’Alema – credo che la realtà cominci a farsi strada nella consapevolezza dei cittadini e dei lavoratori. La mia sensazione è che questo populismo della destra in alcuni momenti ha potuto anche sedurre i lavoratori, ma alla prova dei fatti si dimostra totalmente incapace di affrontare i problemi della società italiana”.

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