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Il lavoro che uccide

Autore: . Data: mercoledì, 27 maggio 2009Commenti (0)

Un grave incidente ha ucciso tre operai e ne ha ferito uno in una raffineria in Sardegna. La mancanza di sicurezza continua a fare vittime e non si fa nulla per risolvere il problema.

morti-sul-lavoroTre operai sono morti ed uno è rimasto ferito ieri pomeriggio intorno alle 14 all’interno degli impianti della raffineria Saras a Sarroch (Cagliari). Le tre vittime si trovavano in un ambiente chiuso che si sarebbe saturato di esalazioni tossiche. Sul posto sono intervenuti i medici del 118 ma per i tre operai non c’era più niente da fare.

La squadra al lavoro era impegnata nella manutenzione di un’enorme cisterna capace di contenere fino a 100 mila litri di gasolio in lavorazione. Secondo le norme di sicurezza, due operai devono restare all’esterno mentre gli altri procedono materialmente con l’intervento. Secondo una prima ricostruzione fornita dai colleghi di lavoro delle vittime, un primo operaio si sarebbe sentito male intorno alle 13.30, il secondo avrebbe chiesto aiuto ai due rimasti all’esterno: tutti sarebbero quindi entrati nella cisterna, ma solo uno ne è uscito vivo. Gli altri tre sono stati stroncati dalle esalazioni tossiche sprigionatesi dai residui delle lavorazioni.

Gli operai erano dipendenti di una ditta esterna, la ‘Comesa srl’, che ha in appalto alcuni lavori all’interno della raffineria. In queste settimane gli impianti sono interessati da una serie di interventi di manutenzione programmata.

Altri testimoni hanno sottolineato che le vittime sarebbero entrate nella cisterna senza maschera protettiva, ma la procedura sarebbe corretta perchè nel tipo di intervento in corso era richiesta una bonifica del luogo prima dell’attività di manutenzione. Stando alle dichiarazioni rese dall’azienda ai sindacati, l’impianto da ieri era stato bonificato con azoto. I vertici della Saras – ha riferito Giacomo Migheli della Cgil – hanno detto di non sapere se le procedure di sicurezza siano state rispettate demandando all’inchiesta giudiziaria il compito di chiarire le cause dell’incidente. Secondo alcuni fonti, inoltre, il medico della Saras, il primo ad aver esamitato i corpi delle vittime, avrebbe attribuito il decesso ad asfissia.

I lavoratori morti per conquistarsi uno stipendio erano tutti di Villa San Pietro, un piccolo paese confinante con Sarroch dove si trovano gli impianti della Saras. Si chiamavano Daniele Melis, di 26 anni, Luigi Solinas, di 27, e Bruno Muntoni, di 52. Quest’ultimo era sposato e padre di tre figli.

Subito dopo l’incidente 300 operai della raffineria si sono fermati all’ingresso dello stabilimento. Ci sono stati momenti di tensione intorno alle 16, con un gruppo di lavoratori delle società di appalto, quasi tutti con contratto a tempo determinato, che se la sono presa con i dipendenti diretti della Saras, accusati di essere dei ‘previlegiati’, perchè possono contare su maggiori garanzie di sicurezza. “Rischiamo la vita tutti i giorni per 900 euro al mese – ha gridato un lavoratore di una ditta appaltatrice – Facciamo turni massacranti e senza riposi”. “È una brutta giornata per tutti noi – ha aggiunto un altro lavoratore – Morire con gli strumenti di sicurezza che ci sono ora a disposizione è inaccettabile, non si può morire così”.

La raffineria Saras è tra le più importanti del Mediterraneo ed è di proprietà della famiglia Moratti. Lo stabilimento è composto da 19 impianti tra cui uno tra i più grandi in Europa. Sono oltre mille le persone impiegate alla raffineria ed a loro debbono essere aggiunte più di 3.000 persone coinvolte nei processi produttivi dall’indotto.

La capacità complessiva della Saras di Sarroch è di 110 mila barili raffinati al giorno. I tre impianti di distillazione del greggio hanno una capacità complessiva di 15 milioni di tonnellate l’anno. Nello stabilimento vengono realizzate tutte le operazioni necessarie per trasformare gli idrocarburi presenti nel petrolio greggio nelle differenti tipologie di prodotti petroliferi.

Il 53 per cento della produzione è destinato al mercato italiano (di cui il 23 al mercato sardo), della restante quota il 47 va all’estero.

La Saras sostiene che “gli investimenti annui per tecnologie, interventi e formazione su ambiente e sicurezza, sono rilevanti. La tutela della salute, la sicurezza sul lavoro e la salvaguardia ambientale, rappresentano obiettivi prioritari e irrinunciabili”. Per questo “la raffineria è munita delle migliori dotazioni di sicurezza, fra cui sistemi di regolazione dei processi in Sala Controllo, sistemi antincendio fissi e mobili, rilevatori di incendio e di sostanze tossiche nelle aree di produzione e movimentazione, valvole di sicurezza con convogliamento al sistema-torcia e bacini di contenimento dei serbatoi”. Programmi formativi per prevenire incidenti ed infortuni, in funzione del ruolo ricoperto, “coinvolgono tutto il personale dello stabilimento in modo continuativo dal momento dell’assunzione e per tutta la durata del loro lavoro presso la Saras”.

Dalla sede della Compagnia a Milano sono arrivati immediatemente messaggi di cordoglio. I Moratti si sono detti “allibitii” per l’incidente. Massimo e Gianmarco Moratti, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Saras, stanno raggiungendo l’impianto. La Saras

Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato subito uno sciopero di otto ore per oggi, l’intera giornata lavorativa. Dalle 6 i lavoratori dell’area industriale, circa 3mila persone, aderenti alle tre sigle sindacali si asterranno dalle attività.

Nicola Marongiu, segretario della Camera del lavoro di Cagliari, ha reso noto che lo sciopero riguarderà tutte le categorie operanti nella zona: chimici, metalmeccanici ed edili. “Non sappiamo se l’accumulatore dove i tre operai sonomorti fosse stato bonificato”, ha spiegato Marongiu. “Certo, il gas che li ha uccisi non doveva essere presente al momento del loro ingresso della zona di accumulo, dove si svolge un particolare tipo di lavorazione sul gasolio”.

Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro di Pdci ha dichiarato: “La morte di tre operai dipendenti di una ditta che operava all’interno della raffineria Saras nel cagliaritano dimostra per l’ennesima volta l’impatto dell’emergenza-insicurezza nella vita di chi lavora.Quello delle morti bianche è la prima tragedia di questo Paese, e non è un caso che il dramma abbia colpito, un’altra volta ancora, degli operai che lavoravano in subappalto, Noi comunisti ci stringiamo ai familiari delle vittime, ma non possiamo esimerci dal denunciare il drastico abbassamento della guardia da parte del governo su quanto accade ogni giorno nelle fabbriche, nei cantieri, negli scali portuali: Berlusconi e i suoi ministri – ha concluso Pagliarini – hanno lavorato concretamente per smantellare il Testo Unico sulla sicurezza varato poco più di un anno fa dal centrosinistra. Perciò diciamo fin d’ora che non saranno accettabili lacrime di coccodrillo”.

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