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I diritti di Miriam Bartolini. Veronica Lario per i media

Autore: . Data: lunedì, 4 maggio 2009Commenti (1)

Le prime pagine dei giornali di ieri si occupavano del probabile divorzio tra la moglie di Berlusconi e il premier. Il nome scelto dai media per indicare la signora, quello ‘d’arte’, testimonia una cosa semplice: l’Italia del regime e la sua decandenza culturale.

miriam-bartoliniInviatoSpeciale ha considerato le ultime vicende che hanno riguardato la vita privata del Cavaliere del tutto fuori luogo, anzi avvilenti. Il giudizio non cambia, ma il nuovo elemento, la rottura del suo matrimonio, mette l’intera querelle su un altro piano.

L’argomento causa della baruffa finale è noto a molti: dopo le indiscrezioni di stampa sulla possibile presenza nelle liste del Pdl per le elezioni europee di alcune veline, letterine, letteronze e partecipanti a reality e la presenza del presidente del Consiglio ad una festa per il diciottesimo compleanno di una ragazzotta, la signora Bartolini aveva perso la pazienza e fatto alcune dicharazioni.

Il direttore di ‘Libero’, Vittorio Feltri, giovedì 30 aprile, per commentarle, ha lanciato un furibondo attacco contro “Veronica velina ingrata”, nel quale ha sostenuto: “E’ la seconda volta che Veronica Lario consegna i propri sfoghi di sposa insoddisfatta a mezzi di comunicazione [...]  Posso solo dire che nei panni della signora – e mi è difficile immaginarmi coi tacchi a spillo – avrei agito diversamente, anche solo per evitare il rischio di un ricovero coatto in struttura psichiatrica”.

Dopo aver descritto Bartolini in un modo ‘politically incorrect’, (da “struttura psichiatrica”) il giornalista, riferendosi alle critiche espresse dalla signora sulla competenza delle candidate a rappresentare l’Italia nel Parlamento europeo, ha aggiunto: “L’unico loro difetto, agli occhi della signora Lario in Berlusconi, è che esse (le candidate veline-letterine-letteronze, ndr) hanno avuto esperienze televisive, come se ciò bastasse a squalificarle. Un pregiudizio che madame non dovrebbe avere perché lei stessa proviene dal mondo dello spettacolo, e memorabili sono le sue esibizioni a torace nudo sul palcoscenico del teatro Manzoni (Milano) dove Silvio la conobbe, innamorandosene”.

Veronica Lario è un ‘nome d’arte’, scelto tanti anni fa da una giovane ed un po’ ingenua ragazza bolognese (nei lontani e sbiaditi ricordi del redattore) che dopo aver partecipato ad un corso di recitazione dell’Antoniano di Bologna, aveva deciso di continuare per la strada del teatro. Così Miriam Bartolini raccontava se stessa all’inzio della sua breve vita professionale: “Sono entrata a far parte del teatro stabile di Trieste. Il primo a credere in me è stato Corrado Pani con il quale ho lavorato prima in ‘L’idealista’ e poi nello sceneggiato televisivo ‘Bel-Ami’, trasmesso dalla Rai. In seguito ho recitato con Salerno nella commedia ‘Il magnifico cornuto’, esordendo al teatro Alfieri di Torino… Problemi di apparire senza veli non ne ho mai avuti, se per esigenze di spettacolo questo non si può evitare. Però c’è nudo gratuito e nudo necessario… Spogliarmi non è affatto la mia massima aspirazione. Ho cominciato con il teatro, non vorrei davvero finire per interpretare film pornografici. Tanto meglio non aver cominciato questa attività, allora. Per il resto, ho altri interessi. Leggo parecchio, sono attenta a tutto quello che succede, ai problemi della società, osservo il comportamento degli altri. Per completare il mio profilo, dico che il mio difetto più grande è di essere piena dì dubbi, mentre la mia arma migliore è una volontà d’acciaio”.

Insomma, dov’è la velina scollacciata? E le “esibizioni a torace nudo”?

Le ‘tette al vento’ di “madame” al Manzoni non erano esposte in un ballettaccio da televisione, ma come Bartolini ricordava erano una esigenza di copione de ‘Il magnifico cornuto” di Fernand Crommelynck, spettacolo messo in scena dallo scomparso Enrico Maria Salerno, considerato uno dei maestri del teatro italiano.

Descrivere una donna in quel modo, colorare i fatti fino a farli diventare altro e per arrivare ad una conclusione inquietante è inaccettabile. “Sarà una donna stravagante, forse eccentrica; – ha insisito Feltri -sicuramente è pericolosa per Berlusconi, capo del più grande partito italiano, impegnato nella campagna elettorale europea, e presidente del Consiglio. Un uomo cioè chiamato a responsabilità da cui non può essere distratto dai capricci rumorosi della moglie [...] se lo scopo di Veronica era quello di vendicarsi dello sposo, avendo scoperto che non è un frate trappista (alludendo alle ricorrenti ipotesi di avventure extraconiugali del presidente del Consiglio, ndr) , lo ha di certo raggiunto. Con molto ritardo, e moltissima ingratitudine”.

Feltri non è stato il solo a ‘picconare’ Miriam Bartolini. In queste ore si sono associati a lui dai semplici militanti e sostenitori del Pdl ad altri giornalisti. Una donna, che in molti anni di matrimonio ha mantenuto un profilo riservato e dignitoso e possiede una identità propria non è “madame” e tentomeno una “velina”. Da 29 anni Miriam ha smesso di fare l’attrice, è tornata ad essere una cittadina con un cognome del quale è proprietaria, Bartolini.

Veronica Lario era la ‘conquista’ del Capo, Miriam Bartolini è una donna ed una moglie. Oggi quella cittadina non può, per il solo fatto di essersi sentita ferita dai comportamenti umani, privati, pubblici e poltici del marito, essere messa sul banco degli imputati ed umiliata.

Questo è il piano nuovo della vicenda: l’evidenza che a qualunque livello, anche familiare, chi tocca il Manovratore rischia il linciaggio. Miriam è stata oggettivamente ‘tradita’, almeno per quanto riguarda la dignità personale, da un marito per altro considerato ‘supercattolico’.

Il nuovo regime italiano non tollera l’identità di una persona, neppure ricorda il suo nome reale, suggerisce come avveniva in alcuni Paesi stalinisti la malattia mentale per esorcizzare il dissenso ed infine, non solo nel pensiero di Feltri, detesta che una moglie possa essere indipendente.

La “riconoscenza” è quello che si deve ad un consorte ricco “grazie al quale – sempre parole del direttore di ‘Libero’ – comunque vive da principessa, probabilmente con molto piacere non avendo mai manifestato il desiderio di divorziare, nonostante le periodiche scenatacce”.

E sbagliava Feltri, fedelissimo testimone della deriva culturale del Paese. Perchè un divorzio in tutti casi è un gesto doloroso e deve essere ponderato e poi, se le notizie di ieri fossero confermate, ne è stata già avviata la procedura.

Un ultimo particolare, apparentemente piccolo, svela quanto sia preoccupante il clima italiano: Veronica Lario nella sua vita di attrice prese parte ad un film di Dario Argento, ‘Tenebre’. Quando l’opera del più importante regista italiano di ‘horror’ passò sulle reti Mediaset fu mutilato di alcune scene, una in particolare, nella quale la signora era protagonista. Si trattava di imagini di nudo, di sesso estremo?

Argento ha ricordato così l’episodio: “Veronica Lario, attrice di grande sensibilità, recitò nel mio film Tenebre, ma la scena in cui le viene tagliata una mano e urla sanguinante è stata tolta quando il film è stato trasmesso dalle reti Mediaset. Questa censura non mi ha infastidito, ma mi ha fatto sorridere. Fortunatamente ora ci sono i dvd che contengono film in versione integrale”.

Ecco il mondo berlusconiano, in tutta la sua meraviglia. Per motivi misteriosi, trattandosi di un’opera di Argento dove le scene dure sono ‘normali’, si arriva a censurare l’amputazione di una mano in un film, anche se poi basta procurarsi un cd per scoprire il pasticcio. E’ la fotografia fedele della relazione che secondo il Cavaliere lega l’essere e l’apparire.

Di Miriam è sparito il nome ed anche i media si ostinano a chiamarla come trent’anni fa si faceva sulle locandine degli spettacoli, senza riconoscerle una identità. E’ l’appendice di ‘qualcuno’, deve essere riconoscente, non disturbare, onorare il suo ruolo di agiata casalinga ed evitare “scenatacce”. Questa è la morale.

Colpendo lei si attacca la dignità di tutte le donne, indipendetemente da ogni altra cosa. Ha protestato per le liste elettorali e la si processa pubblicamente. Ha distratto il Condottiero dalle sue elevate funzioni, che comprendono anche la festa di compleanno di una ragazzotta da pochi minuti maggiorenne e va punita. Miriam è la moglie, perchè parla?

Infine, nella palude maleodorante di questo affaire si è precipatata l’opposizione. Mario Adinolfi, blogger noto chissa perchè ed esponente del Pd, ignorando il senso della misura ha detto: “Il divorzio di Berlusconi è una questione politica. Il presidente del Consiglio è accusato dalla persona che lo conosce meglio di essere un uomo che non sta bene, che va con le minorenni, un imperatore che in realtà è un uomo di cartapesta agli occhi di chi gli è stato vicino per trent’anni. Mi auguro un’offensiva del Pd che chieda al Paese già in occasione di queste europee di togliere fiducia a Berlusconi. E’ un’occasione per il Pd”.

Se il principale partito di opposizione ha bisogno del divorzio del capo della maggioranza per elaborare la propria politica vuol dire davvero l’Italia è in coma.

Questa vicenda, oltre i contorni svela una realtà, anche se si tenta in ogni modo di oscurarla. Sapranno gli italiani imparare a guardare con occhi più attenti?

Roberto Barbera

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    Gli italiani sanno solo fare il tifo, non crescono nella coscienza, e quello che sta accadendo al nostro paese è a dir poco drammatico sotto questo punto di vista. Per una partita si urla ammazza distrugge, per un ideale si bisbiglia, si brontola. La sig.ra Bartolini avrà la comprensione e la solidarietà di tutte quelle donne, madri e mogli, che hanno visto dolorosamente i propri mariti regredire invece che diventare uomini, su questo non c’è dubbio.

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