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Forte aumento dell’Alzheimer

Autore: . Data: mercoledì, 20 maggio 2009Commenti (0)

I malati di Alzheimer crescono in maniera esponenziale nel nostro Paese, come in tutto il mondo occidentale.

alzheimerI pazienti colpiti dal morbo saranno quattro volte più numerosi nel nostro Paese e nel resto del mondo tra 20-25 anni. In totale, si passerà dagli attuali 25 milioni a oltre 100 milioni di malati.

I dati dell’emergenza arrivano dal convegno internazionale ‘Neurodegeneration’, dedicato alle malattie neurodegenerative e in corso fino a domani a Roma, al Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

In Italia sono circa 800mila le persone colpite dalle demenze, con una stima di 97mila nuovi casi all’anno. Di questi, circa il 40 e il 50 per cento sono casi di Alzheimer. In generale, la percentuale di casi di demenza cresce con l’aumentare dell’età, triplicando ogni 5 anni.

“L’allungamento della vita media, dunque, porta ad un rischio maggiore di queste malattie”, spiega Gerry Melino, dell’università romana di Tor Vergata (ma con incarichi anche in Inghilterra), fra gli organizzatori del convegno.

“Dal punto di vista sociale, quindi, le malattie neurodegenerative – sostiene Melino – sono particolarmente importanti. E lo diventeranno ancora di più nei prossimi anni”. Non a caso alcuni governi stanno investendo molto nella ricerca in neuroscienze.

“Come dimostra l’impegno dei tedeschi che hanno realizzato, ex novo, il più grande centro per lo studio della neurodegenerazione, il Dzne, diretto dall’italiano Pierluigi Nicotera, che impegnerà oltre 350 ricercatori” spiega il ricercatore.

Al convegno del Cnr sono intervenuti scienziati di fama internazionale, come Stephen Strittmatter della Yale University di New York, che ha parlato della sua ricerca, pubblicata su ‘Nature’, sul legame tra la proteina dei prioni (prp) e la proteina amiloide, e che mette in relazione la malattia prionica (morbo di Creutzfeld-Jacob) e la sindrome di Alzheimer.

“Queste due malattie hanno un meccanismo molecolare simile. E questo può far pensare che le ipotetiche terapie messe a punto sul modello dei prioni, molto studiato, potranno essere applicate anche all’Alzheimer” conclude Melino.

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