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Crimini al cimitero

Autore: . Data: mercoledì, 20 maggio 2009Commenti (0)

Da una bara abbandonata alla scoperta di una strana associazione a delinquere. Le conseguenze delle ‘privatizzazioni’.

cimiteroUna bara vuota trovata nei pressi di un fiume. Da questo ritrovamento alla periferia di Lucera, nel foggiano, sono partite nel 2007 le indagini della polizia che ieri ha arrestato nove persone, quattro titolari di imprese di pompe funebri e cinque operai, accusate di aver costituito un’associazione per delinquere che, nel cimitero di Lucera, senza alcuna autorizzazione, si occupava di trasferimenti di salme, estumulazioni e allargamenti di loculi.

Le indagini non hanno identificato gli autori dell’abbandono della bara nei pressi del fiume, ma avrebbero consentito di risalire all’illecito business legato alla gestione privatistica dei servizi cimiteriali.

Il tutto – secondo l’accusa – veniva eseguito violando i sepolcri e senza alcuna autorizzazione da parte del Comune di Lucera e dell’Asl, omettendo inoltre i pagamenti dei tributi comunali, con furti di suppellettili e di lapidi ed estorsioni ai danni dei parenti dei defunti.

Secondo l’accusa, al business illecito prendevano parte nove persone, tutte arrestate: cinque operai necrofori dipendenti della cooperativa ‘Mater Dei’, consorziata con la ‘Re Manfredi’ di Manfredonia e i titolari di quattro imprese di pompe funebri: Giancarlo Pignatelli e suo figlio Fabio, Antonio Montanello (l’unico posto ai domiciliari) e Michele Di Carlo.

Gli operai necrofori, secondo la procura di Lucera, avevano il compito di avvicinare o comunque di contattare quanti andavano al cimitero per ottenere informazioni sui servizi offerti per i loro cari.

Quindi, prospettavano ai loro interlocutori una rapida esecuzione dei lavori richiesti, superando oneri di adempimenti burocratici ed aggirando obblighi e divieti imposti dalla normativa vigente.

Insomma, avviavano una contrattazione parallela a quella del Comune. In alcuni casi, secondo la polizia, le richieste di denaro erano di tipo estorsivo perchè la banda imponeva i servizi ipotizzando vari e insormontabili ostacoli in caso di mancato accoglimento dell’offerta.

Le indagini avrebbero accertato anche numerosissime truffe compiute ai danni del Comune per il mancato pagamento di diritti cimiteriali e violazioni di sepolcro per trasferimento non autorizzato delle salme in violazione della normativa di polizia mortuaria e delle norme igienico-sanitarie.

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