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Crimine e politica a San Giuseppe Vesuviano

Autore: . Data: mercoledì, 27 maggio 2009Commenti (0)

Operazione di poliza ieri mattina nel comune campano. Alcuni amministratori del centrodestra avrebbero ‘trattato’ con la camorra.

camorra2Esponenti dell’amministrazione comunale di San Giuseppe Vesuviano (Napoli) avrebbero avuto rapporti di “familiarità” con alcuni dei personaggi coinvolti in un’operazione della polizia culminata ieri mattina con l’emissione di 18 ordinanze di custodia cautelare, di cui 15 già eseguite, 4 delle quali notificate in carcere a persone già detenute. infine due sono i latitanti, mentre una persona destinataria del provvedimento era morta nel dicembre 2008.

Dalle indagini della polizia è emerso che rappresentanti dell’amministrazione comunale di centrodestra a ridosso delle amministrative del maggio 2007 erano soliti partecipare a riunioni politiche con alcuni degli arrestati, finalizzate “all’assicurazione di voti in cambio di favori non meglio precisati”, come ha spiegato in conferenza stampa il direttore del commissariato di San Giuseppe Vesuviano, Paolo Iodice.

I politici coinvolti, per la maggior parte del Mpa, intrattenevano in particolare rapporti con Vittorio Casillo, il personaggio più noto dei 18 appartenenti all’organizzazione, definita dalla polizia la “costola operativa del clan Fabbrocino” e accusata di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è stata il frutto di un’indagine avviata nel novembre del 2006 in seguito alle denunce di oltre 20 imprenditori locali vittime di estorsione, le cui testimonianze sono state fondamentali per identificare i criminali.

Tra le attività del gruppo rientrava anche un originale tipo di taglieggiamento, consistente nel farsi consegnare da commercianti della zona vesuviana pregiati tagli di stoffe. I criminali avevano creato quattro società – Les femmes, Casandra, Ca.pri e Nisa – con le quali acquistavano enormi quantitativi di stoffe, anche per un valore di 100 mila euro, che poi non finivano di essere pagati.

Con questi tessuti il clan Fabbrocino faceva poi confezionare ad artigiani compiacenti o a sarti ricattati, abiti di pregio che venivano rivenduti a prezzi molto alti in tutta la zona meridionale della regione, in particolare Salerno e Avellino.

Il materiale sequestrato dalla polizia ammonta a centinaia di migliaia di euro. Collegato alle attività dell’organizzazione anche l’omicidio di Donato Piccolo, nel maggio 2006.

L’uomo, titolare di un negozio e di una piccola fabbrica d’abbigliamento per donna, fu ucciso in una colluttazione da Raffaele Casillo, con cui vantava un credito di circa duemila euro.

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