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Berlusconi parla del terremoto. E dice inesattezze

Autore: . Data: giovedì, 7 maggio 2009Commenti (0)

Nello show a ‘Porta a Porta’ il Cavaliere ha attaccato la moglie e magnificato gli interventi del governo per il terremoto in Abruzzo. Nessuno gli ha fatto notare che diceva cose non vere.

terremotoBerlusconi ha parlato di aiuti per la ricostruzione, di soldi, di sostegno alle famiglie. Nessun giornalista presente nel ‘caldo’ salotto di Vespa sembrava conoscere a fondo l’argomento o, almeno, così è sembrato.

Il governo ha varato un decreto legge sull’emergenza sisma e subito dopo sono esplose polemiche con gli enti locali interessati. La presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, è stata chiara: “Il decreto espropria il ruolo degli enti locali e non dà fondi a sufficienza. Il nostro obiettivo è ottenere il 100 per cento per chi deve ricostruire”.

La presidente ha spiegato: “In particolare devono essere previste risorse per la ricostruzione. Nel dl non ci sono fondi per la ricostruzione, ma ci sono 1,3 miliardi per l’emergenza e per le costruzioni transitorie. Il resto delle risorse sono dilazionate fino 2032 attraverso il credito di imposta e ciò produce una vera preoccupazione sull’opportunità vera che avremo di ricostruire i centri storici”.

Intanto anche i sindaci dell’aquilano sono arrabbiati ed hanno suggerito emendamenti da inserire nella legge di conversione del decreto. I primi cittadini contestano l’accentramento dei poteri nelle mani del governo centrale che opera tramite commissario, “sentiti gli enti locali”. Questa dicitura dovrà trasformarsi in “d’intesa con gli enti locali” chiedono i diretti interessati.

“Perché così è stato per Marche, Umbria e Friuli – sostengono gli amministratori locali -in cui il territorio ha disegnato il suo destino secondo le competenze di ciascun ente, senza espropri dall’alto. Basti pensare che a Nocera Umbra sono state di recente consegnate le ultime abitazioni. Sono trascorsi 12 anni. Questi sono i tempi e non è pensabile che un processo così lungo rimanga fuori dal controllo degli enti locali”.

Ecco cosa pensano i sindaci. Anche sulla ricostruzione delle abitazioni private “gli abruzzesi vanno trattati come gli umbri, i marchigiani e i friulani che hanno avuto una copertura del 100 per cento del costo base delle case, anche delle seconde case e, quando di pregio storico, persino delle terze. Di questi finanziamenti non c’è traccia nel decreto, mentre si puntano tutte le risorse sulle case di transizione, che pure vanno bene purché non diventino l’unico investimento”.

Secondo il decreto sarò possibile per chi ha perso la casa cedere l’immobile alla Fintecna, società “che può figliare altri soggetti locali” dicono i primi cittadini. Cosa potrebbe accadere? Chi non potra con i 150mila euro a disposizione risistemare l’edificio (ipotesi più che probabile) potrà dare l’immobile e il mutuo alla mega finanziara pubblica “che diventerà padrona assoluta del centro storico – precisano i sindaci – con conseguenze speculative immaginabili: rischiamo di avere o ruderi come a Rocca Calascio oppure Disneyland”.

Sulla situazione la rappresentante della Provincia ha aggiunto: “Sono ancora 70mila gli sfollati in tutta la provincia e all’Aquila: 40mila le persone nelle tende e 30mila alloggiano in alberghi e appartamenti. Le condizioni per rientrare nelle abitazioni non ci sono perchè sono pochissimi i certificati di agibilità e spesso, se la casa è agibile, non lo è il contesto”.

Il decreto, affida al governo, al comissario straordinario ed al presidente della regione (Berlusconi, Bertolaso, Chiodi) tutti i poteri. Già il primo maggio, in una dichiarazione, il presidente del Consiglio ha detto che le aree dove costruire le case prefabbricate per 13mila persone sono state individuate

Peccato che i sindaci non ne sapessero nulla ed un abitante di Roio ha detto: “L’area che si dice sia stata individuata è un postaccio dove la gente non tiene nemmeno le galline”.

Il ‘Collettivo 99′, che raccoglie architetti ed ingegneri delle zone terremotate ha diffuso un comunicato nel quale afferma: “No a scelte che possano compromettere le qualità principali che hanno reso storicamente unica la città-territorio di Federico II”.

I professionisti sono preoccupati che le case ‘provvisorie’  possano generare più guai che vantaggi ed hanno detto: “Non vogliamo una New Town diffusa su 14-15 aree, che prescinda per sua natura dal contesto storico ambientale architettonico che contraddistingue L’Aquila. Vogliamo che il nostro territorio conservi la sua bellezza e per farlo è indispensabile essere ambiziosi e puntare in alto. Le efficaci e avvenieristiche case proposte dal governo progettate sulla base di ricerche compiute presso l’Università di Pavia costituiscono sicuramente un aiuto all’altezza dell’emergenza, ma lasciano purtroppo molti dubbi riguardo agli scenari urbani futuri”.

La proposta del Collettivo 99 è quella di verificare la possibilità di utilizzare case agibili invendute ed anche di ricorrere a case in legno da collocare in 4-5 grandi aree urbane: il costo di queste operazioni sarebbe certamente più basso e in un secondo momento tutto potrebbe essere rimosso gradualmente per poter procedere alla ricostruzione definitiva.

I soldi così risparmiati sarebbero convogliati sulla ricostruzione definitiva della città. Per le casette di legno fai-da-te che stanno inondando le campagne aquilane il Collettivo è d’accordo con il sindaco dell’Aquila per una autorizzazione solo temporanea nelle zone agricole, mentre temono che quelle montate nelle zone edificabili riamangano per sempre lì per sempre, impoverendo il paesaggio.

Per concludere la vita quotidiana nei campi. Gli sfollati dell’Aquila sono 33.457 e cominciano a cedere. Sono fredde la notte e al mattino, col sole si arroventano subito. Nessuno da loro notizie, ignorano cosa stia accadendo. I gabinetti chimici sono un problema per molti, specialmente per gli anziani. In passato e per altre emergenze simili erano state impiegate roulottes e container attrezzati, qui non se ne parla neppure. Mentre sta arrivando il caldo e questo preoccupa non poco chi vive sotto un sottile strato di tela.

La presidente della Provincia ha detto ad un quotidiano che subito dopo le prime scosse il governo sparava “i fuochi artificiali” e gridava ai quatto venti “facciamo questo e facciamo quello”. Poi si è scoperto “che i soldi saranno dati con il contagocce e fino al 2032. Forse mia figlia potrà vedere la nostra casa ricostruita”.

Stefania Pezzopane non crede che Berlusconi, a soli 30 giorni dal disastro, sia ancora molto amato e propone:”Bisogna togliere peso alle tendopoli. Il progetto è semplice: chi ha la casa agibile, deve rientrare. Ma quasi tutte le agibilità sono date a una condizione: effettuare alcuni lavori. C’è un pilastro da rafforzare, c’è una scala da sistemare… Fai presto a spendere venti o trentamila euro. Ma per questi interventi nel decreto non c’è nemmeno un soldo. E allora si rischia di avere tendopoli di massa fino all’inverno e anche oltre. Ci siamo confrontati con chi ha vissuto altri terremoti. In Irpinia hanno pagato anche le suppellettili e le bottiglie di vino rotte in cantina. Noi non vogliamo questi eccessi, ma se non paghi tutto, molti non riusciranno a ricostruire le loro abitazioni. E così, queste che verranno costruite in prefabbricato, diventeranno case che non saranno più abbandonate. Ci troveremo l’Aquila 2, l’altra città”.

Insomma, non sono critiche da poco. Eppure da Vespa nesuno si è ricordato di dire al Condottiero che come si dice da qualche parte: “Le chiacchiere stanno a zero”. Ma l’omisione è abituale nei regimi e da noi non è necessaria neppure la censura. I media si ‘moderano’ da soli.

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