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Bambino, quanti bagni hai a casa?

Autore: . Data: martedì, 26 maggio 2009Commenti (0)

Singolari domande previste dall’Invalsi per capire il rendimento scolastico degli alunni delle elementari.

elementariPer il 26 e il 28 maggio l’Invalsi (Istituto per la valutazione del sistema d’istruzione) ha preparato un questionario per i bambini della quinta elementare.  Il Cesp (Centro studi per la scuola pubblica), insieme ai Cobas hanno fatto rilevare la stranezza delle domande: oltre a quella sui bagni si chiede ai bimbi se i genitori posseggono una o più automobili.

Ma anche un altro dei quesiti desta perplessità. Nell’elenco delle “risorse disponibili a casa-presenza di risorse educative” che un ragazzino di cinque anni dovrebbe capire e barrare con una crocetta, si chiede a casa c’è “un posto tranquillo per studiare”, “un computer che puoi usare per lo studio”, “una scrivania per fare i compiti”, “enciclopedie”, “un collegamento a internet”, “una camera solo per te” e poi se c’è “un allarme antifurto”.

La domanda sul sistema di vigilanza per il Cesp, è una “ossessione securitaria”, che “scardina le consuete categorie concettuali del buon senso”. Nei manuali per i “somministratori dei test”, che sarebbero le persone incaricate di farli svolgere agli alunni, consegnati alla vigilia delle rilevazioni (in seconda e quinta elementare), secondo il Centro studi, ci sono anche altre indicazioni contestabili.

Una – segnalano – riguarda la prova di lettura per i bimbi di seconda. Il “somministratore” del test dovrebbe dire ai piccoli studenti: “quando vi darò il via dovete cominciare la prova vera e propria e cercare di fare più in fretta che potete, ma non vi preoccupate se non riuscite a finire. Ricordatevi di non fermarvi quando arrivate in fondo a una pagina e di passare subito a quella dopo. Quando vi dirò di smettere, dovete posare immediatamente la penna e chiudere il fascicolo”.

“Il fattore velocità – osserva il Cesp – interferisce negativamente sull’apprendimento della lettura. Il bambino si emoziona e si angoscia, ‘fa la gara’ invece di impegnarsi con tranquillità per portare a termine il suo compito”.

Duramente crititicata anche la disposizione in base alla quale gli allievi che chiedono di uscire dall’aula al di fuori della pausa prevista possano farlo “solo in situazioni di emergenza, ad esempio nel caso si sentano male”. E se scappa la pipi?

“In seconda – dicono al Cesp – può capitare che i bambini si siano dimenticati di andare in bagno prima della prova e siano talmente emozionati da farsela sotto”.

Il Cesp suggerisce agli insegnti di “non partecipare allo svolgimento dei test (che non sono obbligatori) dal momento che la classe li fa solo se l’insegnante accetta e se il collegio dei docenti l’ha deliberato”.

Mentre l’Invalsi si interessa ad auto, toilette e antifurti  il coordinamento delle principali associazioni italiane che si occupano d’infanzia, il ‘Pidida’, Per I Diritti Dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ha diffuso i dati dello studio “Viaggio alla ricerca dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dal punto di vista dei bambini e dei ragazzi”, condotto tra il 2007 e il 2008 in 5 regioni d’Italia (Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Veneto).

Il 94,2 per cento dei bambini tra i 10 e i 12 ritiene che i genitori prendano le migliori decisioni possibili per loro, ma il 43,8 dei ragazzi tra i 13 e i 17 anni afferma che le persone che più frequentemente parla loro dei propri diritti sono gli insegnanti.

La ricerca voleva comprendere la diretta conoscenza dei diritti garantiti dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Secopndo i dati l’88,4 per cento degli intervistati tra i 10 e i 12 anni conosce il significato della parola esclusione e, inoltre, il 41,6 di quelli tra i 13 e i 17 anni dichiara di conoscere ragazze e ragazzi che sono esclusi o discriminati.

Con maggiore frequenza il luogo di esclusione o discriminazione è la scuola; proprio questa istituzione nel 42,4 per cento dei casi non riesce a rispondere alle diverse necessità di ogni ragazzo o ragazza.

Secondo gli intervistati molte le scuole non sono dotate degli ausili necessari per garantire l’accessibilità e un’educazione veramente inclusiva. Le domande ‘bizzarre’ dell’Invalsi confermano il parere dei giovani studenti.

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