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Un libro racconta l’italia dell’integrazione

Autore: . Data: mercoledì, 1 aprile 2009Commenti (0)

La parlamentare del Pd Livia Turco ha pubblicato “Il muretto” nel quale sostiene di aver trovato un’Italia diversa.

razzismoIn uno dei momenti più bui della Repubblica, col Paese scosso da crescenti spinte razziste e xenofobe, Turco ha ritenuto di voler raccontare quello che a suo parere è un mondo sconosciuto ed ignorato dai media, ma che funziona.

Si tratta di esperienze di integrazione e solidarietà nei confronti di migranti ed esclusi. Per l’esponente del Pd è stato importante cercare realtà che quotidianamente costruiscono esperienze di integrazione, storie di ‘straordinaria’ convivenza tra italiani e stranieri.

La parlamentare, partendo dai luoghi e dalle realtà che hanno fatto più rumore in questi anni, via Anelli a Padova, via Piave a Mestre, Corviale al Trullo a Roma, ha descritto un Paese che sarebbe riuscito a combattere la segregazione, a scavalcare il ‘muro’.

Ha detto Turco: “Andando di regione in regione ho scoperto un Paese che è cresciuto, che ha vissuto il conflitto con gli immigrati, ma ha saputo affrontarlo e governarlo e che guarda al futuro insieme a loro”.

Ha poi aggiunto: “Nel libro riporto le storie di tante persone e di tante esperienze che dimostrano come ‘mescolati si vive meglio”. Per l’ex ministro per la Solidarietà sociale nel primo governo Prodi e ministro della salute nel secondo “la molla che ha spinto a superare il muro, a cerca una convivenza possibile è stata la paura e la ricerca di una vita dignitosa per tutti, lontana dai pericoli della criminalità e del degrado. Perchè vivere meglio è un obiettivo che travalica i confini delle lingue e delle culture”.

Tra gli esempi la parlamentare ha parlato della trasformazione a Torino dei bagni pubblici di via Agliè in un punto d’incontro tra i cittadini della prima immigrazione (calabresi, pugliesi e siciliani) con quelli della seconda (maghrebini, nigeriani e romeni).

Su questo esperimento Turco ha commentato: “È in questo centro, recuperato a spazi espositivi, circoli culturali, di incontro, che ho visto la signora Pina ballare con Mohammed e la signora Antonietta scambiarsi ricette di cucina con una donna marocchina che tra le pentole le spiegava a cosa servono le macellerie secondo l’Islam”.

Il mondo nel quale vive l’esponente del Pd è irreale. Nella stessa Torino, se solo avesse voluto guardare meglio, avrebbe scoperto che al centro di via Agliè si contrappongono spaventose condizioni di degrado, emarginazione e razzismo. Così come nel resto della Penisola.

Il supporre di descrivere microesperienze, assolutamente incapaci di porre anche il più piccolo argine alle violente ed aggressive tesi razziste e segregazioniste che dilagano in Italia, non affronta il tema politico centrale: quello della necessità di isolare chi lavora con accanimento per far crescere la contrapposizione tra italiani e stranieri. Se qualcosa sta crescendo in Italia è il razzismo, non altro.

La distanza tra i politici e la società è sempre più marcato e non giova alle battaglie per la difesa dei diritti civili di quei cittadini che, a prescindere dalla nazionalità, vivono un’esclusione alla quale lo Stato non è in grado e non vuole reagire.

Se l’onorevole Turco avesse viaggiato per l’Europa avrebbe scoperto che le sue ‘straordinarie’ scoperte italiane sono normali attività di supporto ai migranti all’estero, dove chi arriva da altri mondi pur vivendo situazioni di analoga difficoltà ha per lo meno a che fare con sistemi sociali ben più garantisti e capaci di assistenza.

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