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Processo Thyssen, le accuse dell’azienda

Autore: . Data: giovedì, 9 aprile 2009Commenti (0)

Tensione e polemiche al palazzo di giustizia torinese. Secondo i periti della difesa gli impianti non erano obsoleti. I parenti delle vittime hanno protestato abbandonando l’aula

altofornoIl processo per il rogo alla Thyssenkrupp di Torino, nel quale morirono sette lavoratori nel dicembre 2007, prosegue tra tensioni e polemiche.

L’ultima udienza (prima del rinvio al 21 aprile) è stata dedicata ai periti presentati dalla difesa.

Il presidente della Corte d’Assise, Maria Iannibelli, ha infatti ascoltato le relazioni dei consulenti della azienda che, con l’ausilio di fotografie e filmati, hanno spiegato il funzionamento della “linea 5” dell’acciaieria, dove il 6 dicembre del 2007 si sprigionarono le fiamme.

Secondo la loro versione, l’impianto funzionava correttamente e “non era obsoleto”. Inoltre, se fosse stato premuto “il pulsante di emergenza di blocco dell’afflusso di olio  si sarebbe evitata la tragedia”, a detta dell’ingegner Vittorio Betta.

Lui stesso e il secondo consulente hanno inoltre smentito quanto sostenuto da numerosi testimoni e cioè che nello stabilimento di Torino fosse consuetudine evitare di bloccare i macchinari per non interrompere il lavoro e per non rovinare le lamiere in lavorazione.

“C’è stata una demonizzazione del concetto di ‘fermata’ dell’impianto – ha aggiunto Betta – giustificando con ciò il fatto che non si è premuto il pulsante di emergenza”.

Il blocco dell’impianto stesso, ha sostenuto il perito, non rappresentava un’eccezione alla regola: “Il 5 dicembre 2007, il giorno prima dell’incidente, ci furono quattro fermate. Non risulta che sia mai stata sanzionata dall’azienda una fermata volontaria dell’impianto”, ha proseguito tra le proteste.

La reazione dei parenti delle vittime presenti all’udienza è stata molto dura: molti di loro hanno abbandonato l’aula in segno di protesta, i rimanenti hanno comunque commentato duramente la ricostruzione fornita dai consulenti, accusandoli di non far vedere “le condizioni in cui i nostri ragazzi erano costretti a lavorare”.

In aula è poi stata la volta del consulente di parte civile Massimo Zucchetti, che ha invece sostenuto che la “linea 5” “non avrebbe mai dovuto essere in funzione viste le condizioni di sicurezza in cui si trovava” e che il suo funzionamento era “anormale”.

“Non si capisce perché – ha aggiunto Zucchetti – il pulsante di emergenza avrebbe dovuto essere premuto proprio in quel frangente dopo che per minuti, ore, giorni, settimane di funzionamento anomalo non era mai stato premuto”.

Commentando in seguito le relazione dei periti di difesa ha aggiunto: “Le dimostrazioni dei consulenti della difesa presentano una situazione ben lontana dall’effettivo funzionamento della linea in quei giorni. La linea 5 era un impianto che necessitava di 60mila litri d’olio all’anno per arginare le perdite quindi non si può non definirlo un impianto obsoleto e il fatto che la ThyssenKrupp pensasse di mantenerlo in funzione e di trasferirlo a Terni non dimostra affatto che non era obsoleto ma solo che l’azienda aveva intenzione di continuare ad usarlo”.

Infine,  c’è stato anche chi ha voluto porgere sarcastici auguri di Pasqua ai dirigenti aziendali, “agli assassini di mio fratello”, che “andranno in vacanza mentre noi celebreremo la festa al cimitero”.

L’udienza è stata rinviata al 21 aprile. Intanto la giunta comunale di Torino ha deciso di dedicare alle vittime del rogo allo stabilimento della Thyssen una parte del Parco della Pellerina, l’area delimitata da Corso Regina Margherita, Via Pietro Cossa, Corso Appio Claudio e dal fiume Dora Riparia.

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