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Il girotondo dei direttori nella stampa italiana

Autore: . Data: mercoledì, 1 aprile 2009Commenti (0)

In queste ore l’informazione italiana mostra ancora una volta la sua totale dipendenza dal Palazzo. E’ in corso l’avvicendamento dei direttori.

giornaliAi cittadini non piace leggere di politica o di cose complicate. Lo si comprende facilmente osservando come sono fatti Tg, giornali e siti internet. Alle notizie ‘serie’ ormai anche i media più ‘professionali’ associano tonnellate di gossip, retroscena, articoli sulla televisione, amorazzi e tradimenti.

Ancora una volta il Grande Fratello ci viene in aiuto e permette di capire molte più cose di quante non sia stato in grado di raccontare un buon quotidiano negli ultimi dieci anni.

Alcuni ragazzi della Casa, chiamati a cimentarsi in un’ardua prova ‘culturale’ durante il programma, hanno definito Garibaldi il “Capo della guerra dei Mille”, trasformato “Caron dimonio dagli gli occhi d bragia”, il traghettatore dantesco Caronte, in “Oronzio”, la battaglia di Waterloo in “Water Cross”, indicato in Napoleone il “vincitore della Rivoluzione francese”, fino a chedersi se la seconda moglie dell’imperatore romano Nerone, Poppea Sabina, si chiamasse in quel modo “per le poppe”.

Non si tratta di scellerati sub-umani da reality, ma di normali rappresentanti (nemmeno troppo stupidi) di una parte più che ampia delle ‘nuove leve’ del Paese. Persone che tutto sanno di locali, musica da discoteca, creme e sistemi depilatori, presunte diete energetiche e programmi della tv.

Le responsabilità per la Caporetto della diffusione della cultura in Italia sono gravi, ma non quanto la colpa di aver banalizzato tutto, fino a rendere i cittadini consumatori di prodotti comunicativi superficiali, banali, rozzi. I media sono tra i principali responsabili del problema. Con la scuola e l’università, senza dubbio, ed ora col ministro Gelmini le cose andranno anche peggio.

In un colpo solo è cominciato un nuovo valzer di scambi tra le direzioni dei giornali e dei Tg. Paolo Mieli, direttore del Corriere è stato sosituito da Ferruccio de Bortoli, che dopo aver diretto il Corriere stesso era andato al Sole 24 Ore ed adesso torna alla casella di partenza, mentre Gianni Riotta dal Tg1 va al Sole e così via. Una specie di effetto domino vede giocare ai quattro cantoni sempre la stessa pattuglia di lottizzati, mentre i redattori scrivono di ‘politici inamovibili’ o di ‘gerontocrazia’.

Se questo non condizionasse profondamente le consapevolezze diffuse la cosa avrebbe ben poco rilievo, ma non è così. I media italiani non hanno editori puri, per le televisioni i padrini sono in Parlamento ed intanto “Oronzio” si diletta a navigare sull’Acheronte con la sua barchetta.

L’aver stabilito che la pur comprensibile necessità di vendita dovesse portare ad un livellamento verso il basso della qualità dell’nformazione non ha risposto ad una ‘domanda’ del pubblico, ma semmai ha indotto negli anni una sempre minor esigenza da parte di consumatori nei confronti della sensatezza dei contenuti. E di questo la responsabilità la portano tutti i giornalisti, ma prima di loro i direttori.

Il girotondo di queste ore passa inosservato, anzi appare un normale avvicendamento. La costruzione delle carriere, nei media italiani, risponde a questo protocollo e così il fenomeno non avrà mai fine, anzi potrebbe già essere irreversibile, poichè i futuri successori dell’attuale compagnia di giro sono stati addestrati a replicare, senza farsi troppi pensieri, il programma predefinto.

Come porre rimedio a questo dramma è un mistero. Le nuove forme di comunicazione, quelle più agili possibili in internet, in Italia non decollano o rimangono in aree di nicchia, come succede anche a noi di InviatoSpeciale.

Per ‘tradizione’ i lettori continuano a consumere i giornali ‘famosi’, forse senza neppure accorgersi della assoluta omologazione delle notizie. Perchè gran parte del materiale che viene pubblicato è un bel ‘taglia ed incolla’ di lanci di agenzia, che rende eguale tutto, fotocopiato, ripetitivo.

Tuttavia una domanda è possibile: come mai, almeno le organizzazioni dei consumatori, non cercano di trovare un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica? Noi non sappiamo rispondere o forse già accade ed a noi è sfuggito. Di certo non ha impedito all’orchestina di suonare questo valzer sul ponte di un Titanic che sta affondando.

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