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Sicurezza sul lavoro, cambio di rotta

Autore: . Data: lunedì, 30 marzo 2009Commenti (0)

E’ polemica dopo il varo del decreto del governo per “integrare” e “correggere” le norme sul Testo Unico voluto un anno fa dal centrosinistra

operaiponteggioQualcuno lo ha definito “colpo di mano” di Berlusconi e Sacconi contro il Testo Unico su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è arrivato: stiamo parlando del decreto varato dal governo per integrare e correggere taluni aspetti del Testo Unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro.

Chi si era immaginato un possibile slittamento del decreto, per effetto delle polemiche della settimana scorsa in seguito alle fughe di notizie sulle modifiche alla legge medesima, aveva sottovalutato la tenacia del governo.

A ben guardare, il cambio di rotta rispetto all’impianto normativo approvato nell’aprile 2008 era stato annunciato da precedenti atti politici.

Ad esempio l’abolizione dei libri “matricola” e “paga”, decisa pochi mesi dopo l’insediamento a palazzo Chigi: è evidente che esentare un datore di lavoro dalla gestione quotidiana di quei registri avrebbe complicato l’attività degli ispettori: decaduto l’obbligo di dover esibire quei due libri durante un controllo a sorpresa, l’imprenditore poco avvezzo a rispettare i diritti avrebbe potuto agilmente dare disposizioni in un secondo tempo al proprio commercialista per provvedere frettolosamente alla messa in regola.

La seconda misura era stata preannunciata rispetto al sistema dei controlli, un paio di mesi fa: il 4 febbraio, per l’esattezza, il ministero del Welfare – nel Documento di programmazione dell’attività di vigilanza – aveva messo nero su bianco la previsione, per il 2009, di 138mila ispezioni nei luoghi di lavoro. Vale a dire il 17% in meno rispetto all’anno scorso.

Nello stesso tempo, il cittadino più attento al dibattito politico ha assistito a svariate prese di posizione di Confindustria improntate all’indignazione nei confronti di chi varò misure troppo “punitive” nei confronti del sistema delle imprese. Il quale, spesso e volentieri, vorrebbe fare il bello e il cattivo tempo senza doversi far carico della salute dei dipendenti.

Dal canto suo, il ministro Sacconi ha spiegato bene che occorre “proporzionare le sanzioni tenendo conto del rischio di impresa”, razionalizzando il ricorso ad esse e mantenendo la possibilità di utilizzo delle misure penali soltanto per “violazioni gravi”.

Inoltre, che la necessità di modificare la normativa a tutela della salute dei lavoratori tragga origine dalla volontà dell’attuale compagine di governo di prendere palesemente le distanze nei confronti di quanto realizzato dal centrosinistra, lo si evince da una delle prime dichiarazioni pronunciate dallo stesso Sacconi subito dopo la presentazione del decreto: “Il Testo unico – ha sostenuto – fu prodotto in un contesto di contrapposizione tra le organizzazioni dei lavoratori da un lato e quelle dei datori di lavoro dall’altro”.

Così parlando, il ministro ha messo già le mani avanti rispetto agli esiti della consultazione delle parti sociali annunciata poco dopo: in sostanza, ha auspicato un’altra spaccatura tra la Cgil e le altre organizzazioni sindacali.

Forse, proprio per mettere in difficoltà chi ha espresso contrarietà riguardo all’intervento del governo su una legge così delicata, nel testo rispetto alle anticipazioni della vigilia è scomparsa la revoca della possibile misura dell’arresto del titolare dell’azienda in caso di gravi irregolarità.

Ma il disegno complessivo è rimasto intatto: riduzione della sanzioni e dei controlli perché il Testo Unico sarebbe “pieno di eccessi formalistici”. Al posto della “reiterazione” di una inadempienza verrà punita la “plurima violazione”: dunque, per chiudere un cantiere, non basterà che al secondo controllo rimangano delle irregolarità bensì sarà necessaria una terza (nella migliore delle ipotesi) ispezione e solo se l’impresa non avrà sanato le contestazioni scatterà il sequestro.

Un altro capitolo riguarda la cosiddetta “cartella rischio personale”, quel documento che racchiude la storia sanitaria di un lavoratore. Con il Testo Unico qualora, ad esempio, un interinale fosse passato da un cantiere all’altro, l’impresa sarebbe stata obbligata a tener conto di quella cartella prima di impiegare un lavoratore in una determinata funzione pericolosa per la sua salute. Con la cancellazione della norma, questo non accadrà più.

Inoltre, è previsto l’ampliamento del potere degli enti bilaterali, ai quali viene conferito il potere di certificare i modelli di organizzazione della sicurezza in azienda. Secondo i critici  è stato svuotato l’esercizio del controllo da parte del Pubblico.

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