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Sdl sfida il governo su Alitalia

Autore: . Data: mercoledì, 4 marzo 2009Commenti (0)

Dopo il divieto allo sciopero imposto dal ministro Matteoli, l’organizzatore dell’agitazione, il sindacato Sdl, ha duramente contestato il provvedimento di Matteoli e rilanciato contro l’esecutivo.

alitalia-6-gennaioFabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale SdL intercategoriale, ha dichiarato: “Il 4 marzo i dipendenti Alitalia volevano e potevano scioperare perché non sono minimamente soddisfatti per come stanno andando le cose nella nuova azienda. Buste paga incomprensibili, orari di lavoro lasciati alla più completa discrezionalità aziendale, migliaia di colleghi in cassa integrazione o fuori dall’attività perché precari, tutti  senza alcuna certezza di lavoro. Il contratto di lavoro sottoscritto da sindacati “compiacenti” è del tutto simile a quello di una società low-cost con pochissimi aerei, nessuna chiarezza nei criteri delle assunzioni, una pervicace ed insolente indisponibilità a tener conto di qualsiasi elemento che possa migliorare le condizioni di lavoro, anche quando ciò non comporterebbe alcun costo aggiuntivo per l’azienda, l’insistente ed evidente violazione della dignità individuale e collettiva di migliaia di lavoratori: questo è ciò che misurano i dipendenti della “nuova” Alitalia”.

Poi, raccontando lo svolgimento di una serie di eventi il sindacalista ha aggiunto: “Il Ministro Matteoli, dopo una inutile e formale incontro tra le parti avvenuto nella serata di ieri (lunedì per chi legge, ndr), ha emanato una ordinanza che vieta lo sciopero. Non esisteva alcun rilievo della commissione di garanzia e quindi lo sciopero era assolutamente regolare. Nonostante ciò il Ministro, forse per anticipare il disegno di legge del suo Governo che vorrebbe impedire quasi del tutto lo sciopero nei trasporti, ha compiuto un atto che consideriamo gravissimo, dal punto di vista formale, giuridico e politico. Impedire uno sciopero regolare vuol dire infatti schierarsi apertamente dalla parte delle aziende e non tener in alcun conto il punto di vista del lavoratore. Un diritto sancito dalla costituzione viene così subordinato al voler di un Ministro che lo vieta attraverso una semplice ordinanza. Un diritto costituzionale viene messo in soffitta perché il Governo ha deciso che esso non ha più valore. Se questo è il livello di libertà e di democrazia nel nostro Paese, allora abbiamo probabilmente più di qualche problema e l’intero popolo italiano dovrebbe cominciare a preoccuparsi seriamente per il proprio futuro”.

Le parole dell’Sdl appaiono largamente condivisibili, perchè al di là delle motivazioni che hanno spinto l’organizzazione sindacale allo sciopero, le procedure formali erano state tutte rispettate e quindi non è tollerabile l’atteggiamento del governo.

In un secondo momento, riferendosi alle parole di Matteoli che aveva motivato la sua decisione perchè  “non è possibile in un momento economico come questo fare scioperi del genere”, Tomaselli ha specificato che a parere dell’Sdl  l’affermazione del ministro “dimostra che non esisteva alcun impedimento procedurale, nessuna preoccupazione per l’utenza, nessun problema di ordine pubblico. L’unica preoccupazione del ministro è stata quella di carattere economico e quindi aziendale: una considerazione ed una preoccupazione di esclusivo carattere politico e di parte non può però mettere in discussione un diritto costituzionalmente previsto.Quando ciò accade, quando cioè la decisione politica prevale su un diritto costituzionale, vuol dire che si sta seriamente mettendo in discussione la Costituzione stessa e non è certo un Ministro o il Governo che ha queste prerogative”.

Poi il dirigente sindacale, sfidando Mateoli ed il governo, ha insistito: “SdL intercategoriale è fermamente convinto dell’illegittimità del comportamento e degli atti del Ministro Matteoli che per ragioni puramente politiche ha vietato uno sciopero regolare e ritenuto tale anche dalla Commissione di Garanzia. Un atto inammissibile che contravviene il buon senso, la logica, il diritto e la Costituzione italiana. Sdl A questo punto non può assolutamente accettare tale illegittima decisione e quindi conferma lo sciopero di 24 ore già indetto per tutti i dipendenti Alitalia. Al tempo stesso attribuisce esclusivamente al sindacato la responsabilità e le conseguenze di tale atto,invitando i lavoratori a non scioperare per non essere inutilmente colpiti dalla repressione dell’iniquaordinanza ministeriale”.

L’intenzione di affontare sul piano legale l’atteggiamento del governo è evidente, poichè il rischio di una pesante sanzione da parte dell’esecutivo porterà ad un inevitabile contenzioso giudiziario.

Tomaselli, infatti, conclude evidenziando il punto: “SdL intercategoriale compie questo atto per richiamare l’attenzione di tutti i lavoratori italiani, del mondo politico, della stampa e dell’intera opinione pubblica su una situazione che, per tutelare gli interessi delle aziende, sta mettendo in seria difficoltà l’esercizio di un diritto costituzionalmente previsto e tutelato. Abbiamo comunque dato mandato ai nostri legali di impugnare l’ordinanza del Ministro e lo stesso faremo con la sanzione che il Ministro, se veramente vorrà perseguire questa strada, dovrà erogare alla nostra organizzazione e non i lavoratori”.

Nella stessa giornata di ieri l’amministratore delegato di Alitalia-Cai, Rocco Sabelli, ha detto di non avere un’opinione sulla legge sugli scioperi ”ma è anche vero che, senza precettazione, domani (oggi per chi legge, ndr) 20-25 persone avrebbero messo a rischio il trasporto aereo”.

Sabelli partecipava ad un convegno della Uil Trasporti sul rilancio del settore aereo e parlando della Compagnia ha confermato notizie in base alle quali Alitalia chiuderà il 2009 con una perdita di 200 milioni di euro, così come previsto dal piano industriale. L’ad ha affermato: “Ormai lo avete letto, penso proprio di si, come previsto dal piano del resto”.

Il manager, infine, riferendosi al trasporto ferroviario da sostenuto che “il ruolo di Fs sul mercato è quanto meno ambiguo”. Sabelli, non ha voluto distinguere il servizio pubblico dall’impresa privata ed ha detto: “Nel 2008 Fs ha ricevuto dallo Stato 3,6 miliardi di euro, una cifra superiore del 17 per cento rispetto al 2007. Per questo noi competiamo con un’azienda che in parte viene sostenuta dallo Stato. Si tratta di una competizione ‘unfair’”.

L’abitudine di Sabelli ad usare molti termini di lingua inglese, anche quando non è necessario, è nota, anche se inspiegabile. L’ad voleva dire che la concorrenza del treno è sleale. Il manager ha poi precisato che sulla tratta Roma-Milano, Alitalia si sta attrezzando per competere con il treno: “sono contento che sulla Roma-Milano ci sia un’alternativa tecnologica importante come l’alta velocità. Tra due settimane lanceremo un prodotto per competere in modo migliore e per settembre saremo operativi”.

Sabelli ha spiegato che Alitalia-Cai punterà a “ridurre i tempi accessori. Per questo stiamo lavorando con Sea e AdR per dedicare una parte degli scali alla tratta Roma-Milano, con banchi e ceck-in appositi. Inoltre realizzeremo quattro accessi, a fronte di uno che c’è al momento. Così facendo pensiamo di guadagnare tra i 20 e i 25 minuti”.

Forse sarebbe il caso di comprendere che il rapporto qualità-prezzo è il fattore vincente delle strategie di marketing e che, con la crisi economica in atto, le tariffe praticate sono una componente fondamentale per indirizzare la scelta del consumatore. Da anni l’alta velocità, dove esiste, conquista clienti del trasporto aereo sul breve raggio e non sono frequenti fenomeni in controtendenza. Vorrà e saprà Sabelli adeguarsi ai prezzi della ‘concorrenza’ low cost e ferroviaria?

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