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Protestano anche le aziende dell’indotto Alitalia

Autore: . Data: mercoledì, 18 marzo 2009Commenti (1)

I rappresentanti degli ‘appaltatori’ si sono aggiunti alle migliaia di cassintegrati ed ai centralinisti di Alicos. Tutti sospesi nel vuoto e dimenticati dai media.
alitalia3Circa un centinaio di persone ha protestato ieri all’aeroporto di Fiumicino in rappresentanza di circa 200 piccole e medie imprese dell’indotto della ex Compagnia di bandiera, che, con l’arrivo di Alitalia-Cai, sono state escluse dall’iter lavorativo e senza la possibilità di recuperare i crediti maturati per circa 100 milioni di euro.

La protesta, osservata da ingenti forze di polizia, si è svolta davanti all’ingresso del terminal Partenze nazionali. Circa un centinaio di lavoratori con alcuni striscioni del ‘Comitato per la tutela dei diritti delle imprese fornitrici del gruppo Alitalia’ ha distribuito ai passeggeri volantini sui quali erano illustrate le ragioni della protesta.

Fabrizio Granero, promotore dell’iniziativa e presidente del Comitato, ha detto: “Se non si interviene al più presto duecento piccole imprese rischiano di chiudere per sempre i battenti e diecimila persone con famiglia rischiano di rimanere senza lavoro. A novembre, quando peraltro abbiamo inscenato qui in aeroporto l’ultima protesta, erano state avviate due iniziative sia alla Regione Lazio sia a livello parlamentare, ma sono entrambi fallite. Quello che ora chiediamo al governo, alle Regioni coinvolte e a tutte le istituzioni è di attivarsi subito: per noi è sufficiente un intervento legislativo per risolvere il problema dell’anticipazione dell’Iva, estendendo alle piccole medio imprese dell’indotto Alitalia il regime di Iva di cassa e contestualmente l’attivazione di strumenti che, almeno nel medio-lungo termine, consentano il recupero, seppure graduale del credito verso Alitalia, tramite credito d’imposta. In questo modo avremo ‘ossigeno’ per andare avanti, altrimenti qui si rischia che altri diecimila lavoratori andranno a spasso e a finire a carico dello Stato italiano”.

Andrea Alzetta, capogruppo della Sinistra-Arcobaleno al Comune di Roma, ha dichiarato: “Sono circa 200 le piccole e medie imprese dell’indotto Alitalia che con l’avvento di Cai sono rimaste escluse dall’iter lavorativo e senza la possibilità di incassare i crediti maturati. I rappresentanti di queste imprese stanno dimostrando pacificamente all’aeroporto di Fiumicino, presso le partenze nazionali. Sono solidale con coloro che difendono la propria professionalità, il proprio posto di lavoro e quello di altre 10mila persone, tante sarebbero infatti a perdere occupazione e stipendio se le imprese dell’indotto dichiarassero fallimento. Appoggio pienamente la lotta dei lavoratori perché è sempre a loro che vengono presentati i conti della crisi, e sempre a loro viene chiesto di fare rinunce e sacrifici in nome di un risparmio che troppo spesso significa perdita di lavoro e di dignità”.

Intanto la Slc-Cgil si è schierata accanto alle rappresentanze sindacali di Palermo nella mobilitazione per i lavoratori di Alicos, il call center utilizzato da Alitalia-Cai, in ritardo nel ricevere il pagamento dello stipendio di febbraio, e che rischiano una drastica riduzione dei livelli occupazionali, attualmente a quota 1.600 unità.

In una nota il sindacato scrive: “In particolare è assai grave che il commissario straordinario di Alitalia Fantozzi non garantisca il recupero del credito dei mesi di novembre e dicembre 2008 e gennaio 2009, durante i quali i dipendenti di Alicos hanno garantito la continuità di tutti i servizi. A ciò va aggiunto che anche se dal 13 gennaio Cai si è fatta garante dell’attività in Alicos, con un contratto ponte e l’opzione di estenderlo fino a fine anno rinegoziandolo entro aprile, restano pesanti incertezze sul futuro dell’azienda, in relazione a volumi e prezzi”.

Continua Slc-Cgl: “I lavoratori non possono stare costantemente alla rincorsa dello stipendio e del loro posto di lavoro, nella più completa incertezza riguardo al futuro prossimo dell’azienda”.

Nel documento si chiede al Commissario straordinario Fantozzi di procedere senza ulteriori ritardi al pagamento di quanto dovuto per i servizi ricevuti, senza “scaricare sui lavoratori le colpe di una cattiva gestione dell’ex compagnia di bandiera; alla nuova Alitalia di fornire maggiori garanzie riguardo al futuro della commessa gestita da Alicos, accelerando i tempi per rinegoziarla a condizioni che garantiscano la sostenibilità occupazionale del più grande centro di prenotazioni in Italia e nel mondo; ad Almaviva di fronteggiare i pagamenti degli stipendi correnti ricorrendo alle risorse interne al Gruppo; alle istituzioni locali e nazionali di intervenire con risolutezza per contrastare il rischio occupazionale di circa 1.600 famiglie”.

Nelle ultime settimane sembra che i nodi irrisolti della vicenda Alitalia stiano fatalmente venendo al pettine, ma senza che si trovino seri rimedi per risolvere i numerosi problemi in campo. Dall’organizzazione del lavoro in Alitalia-Cai, alla soluzione del pasticcio della cassa integrazione per i lavoratori lasciati fuori dalla ‘cordata ex patriottica’ a quelli dell’indotto sembra che l’unico fatto concreto sia la confusione.

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    Il “pasticciaccio” Alitalia Linee Aeree Italiane operato dal grande architetto sta letteralmente prosciugando i diritti dei lavoratori italiani, dei cittadini italiani…tutto intorno è sfacelo, e la cosa più stupefacente è che il cosiddetto “popolo” italiano non reagisca, unito e compatto, mandando in pensione almeno tre quarti dei nostri gerontoparlamentari, e recuperando un po’ di coscienza civile (…ma sono tutti chinati a 90 gradi, guardano per terra in cerca di chissà cosa…e non vedono nemmeno il vicino che agonizza…).

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