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Per il riesame le prove contro Loyos e Racz non bastano

Autore: . Data: mercoledì, 11 marzo 2009Commenti (0)

Come era prevedibile, dopo aver valutato le prove raccolte e presentate dall’accusa, dopo una giornata di camera di consiglio il collegio presieduto da Francesco Taurisano ha ritenuto di accogliere i ricorsi della difesa contro l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Valerio Savio.
maschera-di-ferroLa notizia mostra come spesso le campagne di stampa e le certezze dei media dovrebbero essere più attente ai dati di fatto, evitando scivoloni che per altro inducono sentimenti razzisti e xenofobi.

L’avvocato Lorenzo La Marca, legale di Karol Racz, commentando la decisione ha espresso ”piena soddisfazione”. Il legale ha detto: ”Quello compiuto oggi era un atto dovuto e noi confidavamo nella correttezza del tribunale. Il sistema giuridico italiano e questo codice di procedura penale attualmente funzionano e sono in condizioni di garantire in modo celere la revoca di provvedimenti che possono limitare la liberta’ personale”.

Il tribunale non ha considerato credibile la confessione di Alexandru Isztoika Loyos. Perole ritenute dal pubblico ministero genuine e spontanee, a differenza di quanto ritenuto dalla difesa, convinta che Loyos sia stato ‘indotto’ a parlare dalla polizia romena, prima di essere interrogato dal magistrato.

Com’è noto le indagini sul Dna escludevano che i due indagati fossero compatibili con le tracce biologiche rilevate sulla giovanissima ragazza violentata ed anche se le motivazioni della decisione non sono state ancora rese note c’è da immaginare che questo sia stato l’elemento che ha spinto il Collegio a prendere la decisione.

Così “il biondino” e “faccia da pugile”, i “rumeni”, come i media hanno definito senza troppe cautele i due imputati, adesso dovrebbero essere liberi. Ma non lo sono. Alexandru Isztoika Loyos resterà in galera perchè pochi minuti dopo la decisione del Riesame gli è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare per calunnia e autocalunnia. Il paradosso sta nel fatto che ha confessato, ma il falso. Ora, se si dovesse poi dimostrare che lo ha fatto perchè potrebbe essere stato indotto a farlo da qualcuno, diventerebbe un ‘vessato’ colpevole per aver subito ‘pressioni’. Pura ipotesi, ovviamente, ma suggestiva.

Karol Racz invece resta in carcere perché colpito da un ordine di custodia cautelare in relazione allo stupro di Primavalle, subito da una donna di 41 anni il 21 gennaio scorso in via Andersen a Roma.

La scorsa settimana, durante il programma“Annozero” di Santoro era stata mandata in onda la ricostruzione di una intervista alla vittima di questo crimine. Un’attrice aveva recitato la parte della donna che avrebbe detto nella realtà: “Racz è molto somigliante” con chi ha abusato di me. La signora avrebbe anche manifestato dubbi, almeno secondo il filmato della Rai: “Sono molto incerta, non ho dato alcuna garanzia”.

La donna, poi, aveva definito “stressante” il clima nel quale è costretta a vivere dal maledetto giorno della violenza. “Io non ricordo un volto solo, ma non voglio che venga punito chi non ha fatto nulla”. Per lei l’indagato è “molto somigliante, ma non potrei giurarci e finché non sarò sicura al 100 per cento, non dirò mai che lo sono”.

Anche in questo caso si attendono i risultati sulle indagini del Dna, che ancora non sono stati depositi. Se malauguratamente per gli investigatori si dovesse rilevare eguale incompatibilità come è avvenuto per lo stupro della Caffarella si aprirebbero domande sul modo in cui si sono individuati i presunti colpevoli.

Il compito dell’informazione è raccontare i fatti, senza aggettivi o suggestioni ed è quello che InviatoSpeciale ha cercato di fare. Il futuro e gli sviluppi delle indagini sapranno dire se Loyos e Racz, non ‘il biondino’ e ‘faccia da pugile’, sono coinvolti ed in che  misura.

La tendenza di alcuni giornali o programmi televisivi a sovrapportsi alle investigazioni, sostenendo tesi ‘per sentito dire’, invece risulta inaccettabile ed è quello che è avvenuto per i due cittadini rumeni. Seminando ancora una volta nel campo del razzismo. E questo è molto grave in un Paese nel quale la regola per cui si è innocenti fino a condanna definitiva vale solo per alcuni.

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