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Omicidio Sandri, l’agente è “pentito”

Autore: . Data: lunedì, 23 marzo 2009Commenti (0)

Luigi Spaccarotella, l’agente che sparò al tifoso laziale nel novembre 2007 in un autogrill sull’Autosole, è sotto processo ad Arezzo. Lo strazio dei familiari di “Gabbo”

gabboFino ai ieri pareva un uomo invisibile l’agente Luigi Spaccarotella, imputato di omicidio volontario. Perché da quell’11 novembre 2007 – giorno in cui venne ucciso da un proiettile il tifoso Gabriele Sandri in una piazzola dell’autogrill Badia al Pino nord – era stato trasferito in “luogo sicuro”, al riparo da foto, taccuini e quant’altro.

Da poco meno di una settimana è sotto processo ad Arezzo e i mass media si sono occupati diffusamente del suo possibile “pentimento”. L’agente, ripreso sempre di spalle dalle telecamere, ha riferito di non sentirsi colpevole, “perché non volevo uccidere”, ma alla famiglia Sandri intende chiedere comunque “scusa”.

Vorrebbe incontrare i familiari lontano dai flash per “far loro capire che mi dispiace veramente per quanto è accaduto”.

Le sue dichiarazioni non sono giunte dall’aula di tribunale bensì dai microfoni del radio giornale della Rai. “Da quel giorno – ha proseguito nel corso dell’intervista – la mia vita si è fermata, vorrei far capire loro il dolore che provo”.

Le polemiche precedenti avevano riguardato l’assenza di sguardi tra l’imputato e i familiari del tifoso, durante la prima udienza, venerdì scorso. O meglio, il papà di Gabriele aveva evidenziato con sdegno l’indifferenza di Spaccarotella nei riguardi suoi e di sua moglie.

Al giornale radio il poliziotto ha replicato di aver avuto “paura di una loro reazione”. Quando in tribunale “mi si è aperta quella porta – ha aggiunto – sapevo che li avrei trovati, ma non sapevo come comportarmi; è stata una reazione naturale dovuta al disagio”.

Va detto che la famiglia di “Gabbo” – ragazzo conosciuto negli ambienti giovanili romani per essere un affermato deejay al famoso “Piper” e noto ai frequentatori delle curve perché tifoso laziale, spesso in trasferta con gli ultras – aveva più volte espresso rabbia nel corso dei lunghissimi sedici mesi in attesa del processo per “non aver nemmeno visto in faccia l’assassino di nostro figlio”.

“Davanti ad una donna a cui ha ucciso il figlio – ha affermato inoltre la madre di Gabriele – quell’uomo avrebbe dovuto inginocchiarsi”.

Il processo proseguirà con rito ordinario. Tra qualche giorno sarà ascoltata la turista giapponese che disse di aver visto l’agente sparare contro l’auto di Sandri “ad altezza uomo”.

Per ultimo, il 23 aprile, toccherà all’imputato. I difensori del poliziotto avevano chiesto alla Corte d’assise che il processo si svolgesse con rito abbreviato e sconto di pena ma la corte, dopo una lunga camera di consiglio, ha respinto la proposta come aveva già fatto il giudice per le udienze preliminari.

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