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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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Le notizie spariscono dai media

Autore: . Data: giovedì, 12 marzo 2009Commenti (1)

Medici senza frontiere ha ricordato i conflitti dimenticati dall’informazione italiana nel 2008. Ma sono i soli fatti a ‘ignorati’ dal piccolo schermo e dai giornali?
bavaglioLa catastrofe della guerra in Somalia, la situazione sanitaria in Myanmar, il conflitto nel Congo orientale sono tra le più drammatiche emergenze umanitarie del mondo. Msf ha presentato ieri alcuni dati a Roma sconfortanti per quel che riguarda la sensibilità dei media nazionali. .

Il gossip è sempre in primo piano. Un esempio: la notizia delle nozze tra Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci è stata riportata da 33 tg nazionali, mentre l’epidemia di colera nello Zimbabwe da 12. La ‘classifca’ stilata dall’associazione umanitara è stata realizzata in base a un’analisi condotta dall’Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato alle crisi dai principali telegiornali italiani.

Kostas Moschochoritis, direttore generale di Msf Italia, ha detto: “Abbiamo il dovere di raccontare quello che vediamo sul territorio e per il quinto anno consecutivo presentiamo il nostro rapporto”. Mirella Marchese, dell’Osservatorio di Pavia ha aggiunto: “Dall’analisi emerge che le 10 crisi umanitarie più dimenticate sono: i civili uccisi o costretti alla fuga per l’intensificarsi degli scontri avvenuti nel Pakistan nord-occidentale; la critica situazione sanitaria in Myanmar; l’epidemia di colera nello Zimbabwe; la guerra civile nel Congo orientale; la catastrofe umanitaria in Somalia; la malnutrizione dei bambini ad Haiti, Bangladesh e Costa d’Avorio; l’allarmante situazione sanitaria nella regione somala dell’Etiopia; la perpetua situazione di violenza e sofferenza in Sudan; i civili iracheni con urgente bisogno di assistenza e la co-infezione Hiv-Tbc”.

Si tratta di temi del tutto o quasi del tutto ignoti ai cittadini italiani, che però sono aggiornatissimi sui flirt di calciatori, veline, presunte attrici e soubrette televisive. La tv tiene il Paese in stato comatoso non solo per quanto riguarda la crisi economica, ma ancor di più sui temi della guerra e del Sud del mondo.

L’Osservatorio di Pavia ha notato come, rispetto al 2006, la percentuale di notizie ‘passate’ dai nostri telegiornali su questi temi si sia abbassata notevolmente. Dal 10 per cento del 2006 al 6 del 2008. L’esame dei dati riguardanti la politica internazionale, secondo Marchese “mostra alcune differenze  tra Rai e Mediaset”.

La Rai occupa l’8 per cento del suo spazio (Tg1 7,3 per cento, Tg2 6,9, Tg3 10,5), mentre Mediaset la metà, il 4 per cento (Tg4 5,4, Tg5 4,5, Studio Aperto 2,9). Maggiore attenzione è posta alle crisi che riguardano il Medio Oriente (19 per cento), il Caucaso (12), l’Afghanistan (11), il Tibet (9) e l’Iraq (8).

Per tentare di rompere il silenzio Msf, con il patrocinio della Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi), ha lanciato la campagna ‘Adotta una crisi dimenticata’. Si tratta di un’iniziativa per chiedere a quotidiani, periodici, trasmissioni radio-tv e testate online di impegnarsi a parlare di una o più crisi dimenticate durante i prossimi 12 mesi, fino alla presentazione del rapporto 2010.

Hanno già dato la propria adesione Adnkronos, il Tg2, il Tg4, la Repubblica, il Giornale Radiorai, Donna Moderna, il Sole 24 Ore, la Stampa, Il Venerdì di Repubblica, l’Internazionale, il Corriere della Sera online e numerose università e scuole di giornalismo.

Dall’analisi dell’Osservatorio è emmersso anche come l’argomento della fame nel mondo riesca ad avere solamente 110 notizie in un anno, mentre un classico inverno con l’epidemia influenzale ‘merita’ ben 121 notizie. “L’aspetto professionale non può piegarsi alle logiche dell’auditel – ha sostienuto Roberto Natale, presidente Fnsi – e respingiamo l’ipotesi che questi argomenti non passano nei tg perchè non interessano al grande pubblico. Il nostro è un appello ai direttori ed editori delle testate italiane. Contiamo sul loro senso di responsabilità – ha concluso – per dare dignità e visibilità anche a queste grandi crisi umanitarie”.

In realtà la questione è più complicata. La qualità delle notizie di politica interna ed estera che raccontano la realtà italiana riguarda l’intero prodotto televisivo e della carta stampata. Le decine di ore dedicate al gossip dalla tv, non solo nei tg, ma nell’intera programmazione quotidiana, si intrecciano con lo spazio dato dai giornali (in carta e on line) agli stessi argomenti ‘civetta’. Si pensi al pomeriggio televisivo o ai siti di Repubblica on line e del Corriere on line, che a fianco della colonna ‘news’ vedono una seconda colonna dedicata a temi ‘superflui’. Mai potrebbe accadere che il New York Times dedichi spazio al Grande fratello o alla Fattoria.

Se si osservano giornali stranieri, anche on line, si scopre che il gossip o il superfluo sono del tutto inesistenti. Esistono altri media specializzati. Lo stesso accade per la tv, dove alcuni programmi italiani sarebbero impensabili. Anni di bombardamento hanno trasformato le capacità percettive del pubblico, che oggi si ‘annoia’ nel leggere informazione ‘impegnativa’. Non solo le guerre o le emergenze umanitarie ‘vanno male’, ma anche la crisi economica, le denunce sul pericolo di involuzione autoritaria, le questioni relative ai diritti civili.

Se si osservano i dati dell’Osservatorio di Pavia si vede come Mediaset, azienda del presidente del Consiglio, dedichi nei tg metà del tempo che offre la Rai alle crisi umanitarie. Se si prende poi il servizio pubblico si nota come il Tg2 lottizzato dal centro-destra è quello con minore informazione, seguito dal Tg1 (controllato parzialmente dal governo), mentre il Tg3, più vicino all’opposizione, diffonde una percentuale meno bassa degli altri.

Lo stesso avviene per i temi che riguardano la situazione sociale interna, mentre si inverte sulla cronaca nera, dove il centro-destra martella con più forza. Ritenere che la scarsa attenzione dedicata al Sud del mondo ed ai conflitti dimenticati sia etranea ad un progetto politico che vuole i cittadini poco informati e meno sensibili è un errore di valutazione.

Sono stati necessari molti anni per mutare quasi morfologicamente il popolo italiano, ma l’operazione oggi è a buon punto. Negli anni sessanta e settanta in occasione delle tribune politiche il Paese si fermava, oggi l’Isola dei famosi neppure si proccupa dell’esistenza di programmi di quel tipo.

Il problema, allora, non è ‘adottare una crisi dimenticata’, ma riprendere coscienza che la democrazia è prima di tutto conoscenza dei fatti. E bisogna farlo in fretta, prima che il ‘regime del superfluo’ consenta operazioni politiche pericolose per le libertà dei cittadini.

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    …ho già scritto abbastanza sul”popolaccio” (affettuosamente…ma non troppo), come svegliare le coscienze non so, lancio una proposta: SPEGNETE LE TV, TUTTE!!! E leggete le notizie solo su internet, in Italia e all’estero (dove sono sbigottiti per l’atteggiamento dei “cittadini italiani”), evitando accuratamente, come la peste, tutte quelle che riguardano il gossip…che non serve assolutamente a nulla. Io l’ho già spenta da tempo e non mi manca proprio…ragazzi si sta benissimo!! E il cervello è libero di funzionare…

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