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La Caffarella e i brutti, sporchi e cattivi

Autore: . Data: giovedì, 5 marzo 2009Commenti (0)

I mostri rumeni, i violentatori della Caffarella, potrebbero essere scarcerati. Oggi ‘la faccia da pugile’ è scomparsa dalle cronache, per far posto alla sconcertante notizia che i due imputati sono stati scagionati dagli esami del Dna.
brutti-sporchi-e-cattiviI cittadini italiani sono ormai esperti di investigazioni scientifiche, educati dalla precisione e dal rigore degli specialisti televisivi americani di Csi, così capiscono subito il succo della questione: le tracce biologiche rilevate sui reperti recuperati nel parco della Caffarella, dalla saliva sui mozziconi di sigarette ai fazzolettini usati dai due violentatori dopo lo stupro, non apparterrebbero ai dei due rumeni. Lunedì prossimo si terrà l’udienza del Tribunale del Riesame e Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz potrebbero essere liberati.

Non la pensano nello stesso modo gli inquirenti e la procura: “L’impianto accusatorio originale non cambia di una virgola – ha affermato il questore di Roma, Giuseppe Caruso – Lo posso dire d’intesa con il procuratore capo, il sostituto procuratore Barba e il capo della mobile. Da quanto abbiamo inteso nell’incontro che si è tenuto questo pomeriggio (ieri, ndr), la procura non farà non un passo indietro, ma nemmeno un centimetro indietro quando lunedì si terrà il riesame”.

Il questore di Roma riferendosi alle ammissioni di Alexandru Isztoika Loyos ha aggiunto: “Presto visioneremo la video registrazione della sua confessione. Vogliamo capire come mai non c’è il suo Dna dato che ha confessato con dovizia di particolari”. Misteri delle investigazioni italiane.

A prescindere dalle certezze di alcuni i dubbi sono molti, anche se non sembrano riguardare Alessandra Mussolini. La parlamentare del cento-destra ha dichiarato: ”Certo, non è che possono andare in galera se non sono stati loro, ma non cambia niente: i veri colpevoli sono sempre rumeni”.

In un commento rilasciato all’Adnkronos Mussolini ha aggiunto: ”Non cambia molto se non sono stati loro, il vero responsabile rimane sempre di quell’area li’…”. Poi, sull”atteggiamento di gran parte dei media, che hanno come al solito sbattuto il mostro in prima pagina senza alcuna esitazione ha concluso: “Quei due non sono certo degli stinchi di santo, uno dei due è anche pregiudicato”.

La ‘spontaneità’ dell’onorevole Mussolini ben descrive lo stato di confusione che ormai dilaga nel Paese. Il martellamento mediatico ha ormai generato la percezione della ‘nazionalità criminale’, a prescindere dai dati di fatto.

Cosi l’agenzia Agi raccontava i fatti il 18 febbraio a 24 ore dall’arresto di Loyos: “Niente computer. Niente cellulari. Niente dna. “Solo” i ricordi sempre più precisi delle due giovani vittime, la mano esperta dei disegnatori della Scientifica e un lavoro di squadra che ha visto impegnati fianco a fianco gli uomini della Squadra mobile, i colleghi dei commissariati e i poliziotti arrivati da Bucarest. E’ un indagine “tradizionale”, quasi d’altri tempi, quella che in capo a pochi giorni ha portato all’arresto di Karol Racz, 36 anni, e Alexandru Istoika Loyos, 20 anni, i due romeni accusati dello stupro nel Parco della Caffarella. “E’ la rivincita del vecchio schedario fotografico”, ha premesso in una affollatissima conferenza stampa il dirigente della Mobile capitolina, Vittorio Rizzi”.

Alla luce dei fatti, perchè domandarsi dove si nasconda l’origine del razzismo che circola per il Paese, se un complesso intreccio tra strumentalizzazioni politiche, informazioni non verificate e propaganda pura mostrano scenari fantasiosi? Si tenga conto che i casi di stranieri coinvolti in indagini e poi risultati estranei ai fatti non sono rarissimi. Uno per tutti, la strage di Erba, subito dopo la quale si indicò in Azouz Marzouk il responsabile. Il 12 dicembre del 2006 un’agenzia di stampa rilanciava: “‘Abbiamo la netta sensazione — ha detto il procuratore Capo di Como Alessandro Maria Lodolini — che lo prenderemo in poche ore’. Gli investigatori sono convinti sia stato lui a strangolare la convivente 30enne, il figlioletto di poco più di due anni e due vicini prima di dar fuoco alla casa. Questa mattina la piccola cittadina brianzola di Erba è sotto choc per l’orrore di quanto accaduto. Abdel Fami Marzouk, è un tunisino con precedenti penali per droga e rapina, ma anche per ripetute violenze nei confronti della convivente. Dopo aver compiuto la strage, ha dato fuoco all’appartamento situato in una vecchia cascina ristrutturata al civico 25 di via Diaz”.

Sergio D’Elia, presidente di ‘Nessuno tocchi Caino’, attacca  i mass media, che “condannano” lo straniero e spingono anche il governo e il Parlamento a intervenire “subito”. Il rappresentante dell’associazione ha detto: “Quando si semina vento si raccoglie tempesta, arrivano le leggi manifesto che rispondono all’opinione pubblica eccitata, si entra in una spirale che porta al degrado dello stato di diritto nel nostro paese. Vedo in questo fenomeno un ruolo decisivo dell’informazione: se questa diffonde messaggi di xenofobia, anche gli organi preposti ad affrontare fenomeni di questo tipo sono condizionati. E quando si crea l’emergenza si avviano processi securitari che portano a fare operazioni sbagliate dal punto di vista giudiziario o di polizia”.

D’Elia ha insistito sulle responsabilità della stampa e della televisione: ”Se c’è una percezione di insicurezza e si punta l’extracomunitario, prima, il comunitario come il rumeno adesso, è il frutto di quello che si è seminato. Ma io mi chiedo: questi due rumeni potranno essere anche dei delinquenti incalliti, ma in questo caso sono innocenti. Chi li risarcirà del danno? Sono stati sbattuti in prima pagina con le loro foto e gli hanno messo il marchio di infamia e di colpevolezza”.

Il presidente di ‘Nessuno tocchi Caino’, in riferimento alla confessione videoregistrata ha aggiunto: ”Solo un ingenuo può credere che in Italia i metodi di interrogatorio siano rispettosi dei principi internazionali”.

D’Elia quindi ha reso noti alcuni fatti sconcertanti: “Rita Bernardini e altri parlamentari mi hanno raccontato di casi a Rebibbia in cui i detenuti sono stati sottoposti a trattamenti disumani e degradanti. Non posso denunciare questo caso specifico, ma il rumeno ha detto di essere stato indotto a confessare… Ci penserà il giudice”.

Intervistata a sua volta, Bernardini ha dichiarato: “Si rovina la vita delle persone e nello stesso tempo si diffonde il razzismo. Ho ricordato il caso storico di Girolimoni: molte persone, e non certo sprovvedute, ancora oggi sono convinte della sua colpevolezza. Pensate a quanto ci vuole per togliere dalla mente della gente l’immagine del mostro sbattuto in prima pagina. Nei confronti dei rumeni c’è stata una vera e propria campagna. Noi radicali abbiamo cercato di riequilibrare la situazione facendo una campagna per il voto dei cittadini comunitari, quali sono i rumeni. Di questo però, nonostante lo spot sulla Rai e la circolare del ministero a tutti i comuni italiani, se ne è parlato pochissimo”.

La parlamentare radicale ha anche indicato nel ”doppiopesismo” che si usa quando lo stesso reato è commesso da un italiano o da uno straniero la causa del dilagare del razzismo. ”Tutti i mezzi di informazione -ha insistito Bernardini- devono fare un esame di coscienza, perchè in questi casi bisognerebbe evitare di soffiare sul fuoco. Noi radicali il caso Tortora non l’abbiamo dimenticato”. Il mondo politico ”cavalca i temi che fanno vincere in campagna elettorale. Le elezioni a Roma -ricorda- erano una gara a chi fosse il più cattivo”, mentre poi si propongono ”tagli alla sicurezza” e non si fa la riforma della giustizia. Bernardini ha ricordato che ”ogni anno c’è una amnistia che riguarda 140mila prescrizioni nei processi penali. Tutto quello che si sente dire è’ contro lo stato di diritto”, ha sottolineato. Due casi: la modifica della legge Gozzini, ”che invece funzionava e aveva ridato speranza ai detenuti e ridotto la recidiva” e ”l’obbrobrio” del 41bis, ”una tortura democratica” condannata anche dall’Unione europea.

La deriva reazionaria sulla quale alcune forze politiche fanno affidamento per allargare il proprio consenso passa necessariamente per contenuti culturali che spingano al razzismo, alla zenofobia ed all’esclusione sociale dei ‘diversi’. Lo stadio dei questo processo è ormai molto avanzato ed è quello che, attraverso il desiderio di ‘ordine’, reclama la regolamentazione dello sciopero, il ridimensionamento dei diritti civili, un esecutivo ‘forte’.

Il nuovo fascismo itlaiano passa anche per la ‘colpevolizzazione preventiva’. Comunque vada a finire questa storia, quali che siano le responsabilità nei fatti accertate a carico dei due rumeni, un dato è certo: qualcun altro ha commesso lo stupro.

Ma si è stati ‘garantisti’ coi due imputati nella stessa misura richiesta per i politici responsabili di crimini? Eppure per loro si ripete sempre “innocenti fno a sentenza definitiva”, non proprio lo stesso atteggiamento avuto dai media nei confronti di Karol Racz, Alexandru Istoika Loyos, dei rumeni in generale e del popolo romanì, che tanto c’entra sempre.

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