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Infortuni sul lavoro, cambia la legge?

Autore: . Data: giovedì, 19 marzo 2009Commenti (0)

Il governo si appresta a modificare il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro varato dal centrosinistra nell’aprile 2008. Rispondendo alle sollecitazioni di Confindustria

ediliChe l’attuale governo non avesse mai digerito la normativa sugli infortuni sul lavoro varata dal centrosinistra poco prima dello scioglimento dello scorso Parlamento è cosa piuttosto risaputa.

L’allora opposizione considerava la legge 123/08 (il Testo Unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro atteso da qualche decennio) come eccessivamente spostata sugli aspetti repressivi e sanzionatori a danno del sistema delle imprese.

Più volte, l’ex responsabile Lavoro di Forza Italia Maurizio Sacconi (oggi ministro del Welfare) attaccò il centrosinistra sugli aspetti più contestati della legge suscitando gratitudine nei cosiddetti “falchi” di Confindustria, rappresentati dal vicepresidente Alberto Bombassei.

Preoccupati di dover pagare un prezzo troppo alto di fronte al tema-infortuni, considerato dalle imprese addirittura controproducente ai fini di affrontare il fenomeno.

Ad ogni modo, da mesi si parla di una ampia “rivisitazione” di quell’articolato normativo e a quanto pare siamo arrivati al dunque. Nel corso del Consiglio dei ministri convocato per domani, infatti, il governo potrebbe varare in prima lettura un decreto correttivo con l’obiettivo sostanziale di “svuotare” la tanto attesa legge che voleva rimettere ordine alla materia.

Di questo almeno è convinta la Cgil, che nella recentissima assemblea nazionale dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza aderenti al sindacato guidato da Guglielmo Epifani, ha lanciato un grido di allarme.

“Se il governo dovesse approvare un testo modificato in peggio – ha spiegato Epifani – valuteremo come agire, perché qui ci giochiamo un diritto fondamentale”. Visto e considerato che “l’attenzione generale, passate le grandi tragedie, si è abbassata e il rischio è che il Paese si abitui a tutto”.

Il governo, in realtà, ha già mandato alle parti sociali qualche segnale di “cambiamento” senza aspettare la convocazione del Consiglio dei ministri. In primo luogo prendendo tempo sull’applicazione di alcuni aspetti della legge, avendo deciso nel recente decreto “milleproroghe” di far slittare di due anni l’emanazione dei decreti attuativi riguardanti le parti normative della “123” non ancora definite nel concreto.

In seguito, ha avanzato ai sindacati una richiesta di “modifica condivisa” della “123”. Richiesta respinta al mittente dalla Cgil perché giudicata “al ribasso”.

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